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GATTA CENERENTOLA

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4/ 5


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Pro


Film dal buon livello tecnico, originale nel reinnestare la fiaba su suggestioni tra il classico e il futuristico, scritto in modo attento e ben diretto.

Contro


A dispetto dell’origine, si tratta di animazione adulta, che non fa nessuna concessione (in termini di violenza e linguaggio usato) a un ipotetico target più giovane.


In breve

Cenerentola, 18 anni ancora da compiere, è cresciuta all’interno della Megaride, un’enorme nave ferma nel porto di Napoli, che ha rappresentato il sogno visionario del suo defunto padre. Realizzata con una tecnologia all’avanguardia, la Megaride permette di visualizzare gli ologrammi di eventi e persone del passato: nelle intenzioni del padre di Cenerentola, la nave avrebbe dovuto rappresentare il perno di una più generale rinascita del porto e della città di Napoli. La ragazza, che vive ora all’ombra della perfida matrigna e delle sue altrettanto crudeli figlie, si è chiusa in un ostinato mutismo; nel frattempo la città, ormai preda del degrado, si è affidata al malavitoso Salvatore Lo Giusto, detto ‘o Re, ras e spacciatore di droga locale. Alla vigilia del diciottesimo compleanno di Cenerentola, Lo Giusto decide di sposare la sua matrigna, di cui è amante da anni, per mettere finalmente le mani sulla Megaride e sulla sua tecnologia. Ma, durante i preparativi delle nozze, l’uomo si imbatte casualmente in Cenerentola, restandone affascinato…

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Posted 12 settembre 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Rappresenta un’interessante conferma, questo Gatta Cenerentola, per una realtà (quella della napoletana MAD Entertainment) che finalmente porta anche in Italia un modello di animazione di qualità, proposto da una factory creativa in grado di misurarsi con i prodotti europei e americani. Nata da un’idea di Luciano Stella, dedita a un lavoro “multimediale” che si estende anche alla tv e ai documentari (il nome è l’acronimo di Musica, Animazione e Documentari) la factory di Stella aveva già convinto il pubblico, nel 2013, con L’arte della felicità, esordio nel lungometraggio di Alessandro Rak, evento speciale che aprì la Settimana della Critica della 70esima Mostra del Cinema di Venezia.

Ed è ancora il Lido il palcoscenico di lancio per questo nuovo progetto, che segna il ritorno alla regia di Rak, coadiuvato qui da tre collaboratori già esperti nel campo dell’animazione, ma al loro esordio nella direzione di un lungometraggio (Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone). Proposto in concorso nella sezione Orizzonti del festival veneziano, ad anticipare l’uscita in sala prevista per il 14 settembre, il film rielabora in chiave moderna la fiaba originale, in particolare la versione che ne diede Giambattista Basile nel suo Lo cunto de li cunti.

La Napoli presentata nella storia, colta successivamente a un’ipotetica eruzione del Vesuvio, è uno scenario in cui si mescolano suggestioni futuristiche e concreto degrado, mentre la gigantesca Megaride (teatro di gran parte della storia) simboleggia un sogno infranto: una sorta di mastodontico relitto pensato per costruire un ponte tra passato, presente e futuro, diventato a sua volta fantasma di se stesso.

Proprio su un tessuto proiettato non troppo avanti nel futuro, che si nutre di suggestioni assolutamente contemporanee, si snoda una variante della vicenda narrata da Basile, inframezzata da significativi intermezzi musicali (tra i cantanti presenti, Enzo Gragnaniello e Daniele Sepe) e sfoggiante un originale look cyberpunk. Una lettura della storia in cui la violenza (che non risparmia nemmeno il personaggio della giovane protagonista) è presentata come un dato semplicemente insopprimibile, parte integrante del contesto su cui il racconto si snoda.

Trailer:

PRO

Quello di Gatta Cenerentola è un esempio di cinema d’animazione da valorizzare, sia per l’evidente sforzo nel confezionare un prodotto in linea con gli standard europei e americani, sia per l’originalità nella scelta di fondere passato e presente, tradizione e innovazione. Linguaggio da sempre relegato in secondo piano nella produzione italiana, frequentato maggiormente sul piccolo schermo, l’animazione è un territorio relativamente “vergine” per il nostro cinema, possibile sede di contaminazioni e sperimentazioni: e proprio in quest’ottica si muove il film di Rak, Cappiello, Guarnieri e Sansone, che “riporta a casa” (in una delle sue tante case, invero) la fiaba di Basile, proiettandola allo stesso tempo in un futuro da noi non troppo distante. Al netto di un design originale e accattivante, in cui predominano i colori cupi e l’idea di una gloria (presente e passata) decaduta, a convincere in Gatta Cenerentola è soprattutto la qualità della scrittura: ogni personaggio è definito con attenzione, e i manicheismi (pur nel rispetto sostanziale dei ruoli originari) sono sostanzialmente banditi. A dominare è un senso di disillusione e pessimismo con cui tutti i personaggi devono fare i conti, appena controbilanciato da una figura idealista (suo malgrado) come quella dell’agente Primo Gemito.

CONTRO

Gatta Cenerentola non ha difetti sostanziali, ma nell’approcciarlo bisogna sapere bene cosa aspettarsi: non una riproposizione tal quale della fiaba originaria, non una vicenda ottimista ed edificante, e nemmeno (soprattutto) un prodotto per bambini. Nel film non mancano violenza esplicita, omicidi, un linguaggio crudo e diretto, un mood generalmente improntato al noir. La “pillola” della rappresentazione della violenza non viene indorata in nessun modo, nel film, così come non viene fatta nessuna concessione a un ipotetico target più giovane: parliamo di animazione adulta, e questa è certo una caratteristica da tenere a mente.

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Marco Minniti

 
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