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FUCK YOU, PROF! 2

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
2.5/ 5


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1 total rating

 

Pro


La simpatia e la fisicità del protagonista reggono da sole gran parte del film. L’esotismo dell’ambientazione aggiunge un po’ di attrattiva a una struttura collaudata.

Contro


Le già esili premesse dell’originale si sfaldano in una struttura episodica, stanca ed inutilmente dilatata. La comicità è facile ed epidermica, la singola gag prevale su una narrazione armonica.


In breve

Zeki Muller, ex ladro e professore di liceo per caso, inizia ad essere stanco dei ritmi della vita da insegnante. L’occasione per mollare tutto gli si presenta inaspettatamente: un sacchetto di diamanti, bottino di un suo vecchio colpo, torna rocambolescamente in suo possesso. L’uomo, già pregustando una nuova vita, nasconde i gioielli dentro un peluche, che però viene donato dall’inconsapevole fidanzata a un’associazione che fa beneficenza in Thailandia. Zeki, disperato, decide di coinvolgere la sua classe in una gita scolastica nel paese asiatico, sperando di recuperare il bottino e sfidando nel contempo i rivali del college Schiller, che puntano a una prestigiosa partnership con un’associazione benefica locale. Il viaggio sarà origine, per Zeki e per gli alunni della 10B, di una serie di rocambolesche avventure, in cui l’ex ladro potrà anche riconsiderare la sua decisione di lasciare l’insegnamento.

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Posted 12 settembre 2016 by

 
Recensione completa
 
 

L’originale Fuck you, Prof!, inaspettato successo tedesco del 2013, si innestava su un genere (quello della commedia scolastica) ben collaudato e dagli illustri antenati. Il regista Bora Dağtekin, tedesco di origini turche, aveva già creato la fortunata serie tv Kebab for Breakfast, vincitrice di diversi premi televisivi e trasmessa in Italia da MTV: dopo la riduzione cinematografica della serie, la collaborazione col protagonista Elyas M’Barek si è rinnovata nel film del 2013, che aveva messo da parte (in gran parte) i temi delle differenze culturali per abbracciare la più classica delle high school comedies.

Squadra che vince non si cambia: questo Fuck you, Prof! 2 riporta così sullo schermo lo stesso team (artistico e produttivo) che aveva dato vita al film precedente, a cominciare dall’istrionico professore e dai suoi, apparentemente non invecchiati, allievi. All’umorismo originato dagli equivoci, dalle macchinazioni del furbo protagonista, dai giochi di parole che l’adattamento italiano può far solo intuire, si somma qui un recupero delle tematiche “etniche” che il regista aveva inserito nella sua serie d’esordio, l’esotismo dell’ambientazione, e un accenno di sottotesto sociale (attinente alla beneficenza e alle sue degenerazioni).

Su tutto, un intrattenimento comico facile e diretto, ancora centrato sul contrasto tra l’ingessata istituzione scolastica e l’elemento “alieno” rappresentato dell’ex criminale, capace tuttavia di creare il giusto feeling con la più classica delle classi “difficili”. Si rinnova inoltre, e si approfondisce, il sottotesto sentimentale, con la love story con l’insegnante interpretata da Karoline Herfurth a muovere ancora una volta, in modo decisivo, l’intreccio e i suoi sviluppi.

Trailer:

PRO

Chi ha apprezzato il film originale ritroverà in questo sequel gran parte degli elementi che ne avevano fatto la fortuna, uniti a un esotismo nell’ambientazione che cattura l’occhio nel modo più semplice ed immediato. Elyas M’Barek resta un ottimo talento comico (peccato non poterne apprezzare la recitazione in lingua originale), capace di rendere esplosivo il più stereotipato dei personaggi, tanto con la recitazione quanto con la fisicità. A movimentare un intreccio che si muove su sentieri battuti quanto sicuri, l’abbozzata riflessione sullo sfruttamento dei paesi emergenti (anche attraverso vere o presunte opere assistenziali), oltre ai riferimenti a un classico della letteratura (e alla sua incarnazione cinematografica) come Il signore delle mosche di William Golding.

CONTRO

Più spezzettato ed episodico del suo predecessore, tutto incentrato su una comicità facile ed epidermica, questo Fuck you, Prof! 2 ripropone la formula del prototipo aggiornandola appena quanto basta, ma disancorandola ancor più da una trama coerente. Il sostanziale immobilismo del personaggio principale contraddice la “morale” del film precedente, ma soprattutto rende questo sequel prevedibile e risaputo: pur laddove il primo film non era School of Rock di Richard Linklater, la sua freschezza e il suo discreto ritmo comico ne facevano un accettabile prodotto di intrattenimento. Qui, tutto è molto più sfilacciato, basato sulla singola gag più che su una costruzione narrativa armonica, di scarsa sostanza nelle premesse quanto inutilmente dilatato nella durata (in tutto 115 minuti). La familiarità con i personaggi e con gli sketch a cui danno vita, se da un lato può catturare i “vecchi” spettatori dal palato più facile, dall’altro mostra la fragilità dell’impalcatura su cui lo stesso film originale si reggeva. Quello diretto da Bora Dağtekin resta quindi, al netto della simpatia del suo protagonista, un sequel stanco, che non riesce ad aggiornare al meglio le già esili premesse del suo predecessore.

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Marco Minniti

 
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