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FRIEND REQUEST – LA MORTE HA IL TUO PROFILO

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Apprezzabile ed efficace l’atmosfera di angoscia, buona la capacità del regista di parlare al pubblico del genere senza lasciarsi andare ai suoi più vieti cliché.

Contro


Sguardo in fondo non originalissimo sul filone dell’horror tecnologico ad ambientazione studentesca. Il film mostra inoltre qualche piccola, ma evidente, incongruenza narrativa.


In breve

Laura è una studentessa universitaria molto popolare, dagli ottimi voti e dall’attiva vita sociale. La ragazza, molto presente su Facebook, ama condividere sul suo profilo foto e filmati di sé e dei suoi amici. Un giorno, Laura accetta la richiesta di amicizia di Marina, una misteriosa nuova studentessa, la cui bacheca è piena di disegni ed immagini lugubri. Marina, solitaria e senza amici, inizia presto ad assumere atteggiamenti da stalker nei confronti di Laura; quest’ultima, spaventata, la rimuove dai contatti sul social network e inizia ad evitarne la compagnia. Pochi giorni dopo, Marina si suicida, filmandosi e condividendo in diretta il video sul suo profilo. Da allora, Laura e i suoi amici iniziano ad essere testimoni di avvenimenti inspiegabili, tutti legati al profilo Facebook di Marina, che in qualche modo è ancora attivo. La ragazza, da una dimensione ultraterrena, sembra aver preso di mira l’ex amica, con lo scopo di farle provare cosa sia la solitudine…

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Posted 15 giugno 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Coi primi, tardivi vagiti d’estate, si prepara a giungere nei cinema italiani una nuova ondata di pellicole orrorifiche. Una tradizione, puntualmente rinnovatasi di anno in anno, che porterà presto nelle nostre sale il nuovo The Conjuring – Il caso Enfield di James Wan, e che intanto ci dà in visione questo interessante thriller sovrannaturale di produzione tedesca. Friend Request – La morte ha il tuo profilo, diretto dal regista Simon Verhoeven (nessuna parentela con l’olandese – e più noto – Paul) ambienta la più classica vicenda di possessione sovrannaturale negli ambienti social e interconnessi di un moderno college occidentale; come nel recente Unfriended, il terrore corre qui sulle autostrade virtuali del web, intaccando la vita di individui capaci di spostarsi, con disinvoltura e senza soluzione di continuità, da una dimensione materiale e personale della comunicazione ad una virtuale e pervasiva.

Inizialmente orientato sui toni realistici di un moderno thriller ad ambientazione studentesca, il film di Verhoeven opera presto una brusca virata verso il sovrannaturale, sovrapponendo miti e suggestioni ancestrali (la stregoneria, l’occultismo, e i loro riti) alla postmoderna, reticolare e interconnessa realtà della Rete e dei social network. Un’operazione che trova qualche punto di contatto con gli horror asiatici di circa un quindicennio fa (vengono in mente il Ring di Hideo Nakata, ma soprattutto Kairo, di Kiyoshi Kurosawa), sfruttando l’immaterialità, il carattere pervasivo, onnipresente e invisibile della comunicazione virtuale, a costituire il più classico dei canali di comunicazione tra il mondo reale e quello ultraterreno. L’operazione, come fu per il già citato Unfriended, cerca inoltre di portare avanti una riflessione sul moderno mondo giovanile e studentesco, sulle sue dinamiche sociali e sugli strumenti di interscambio (ma anche di esclusione) in esso introdotti dai new media.

Trailer:

PRO

Malgrado i suoi schematismi, legati in parte ai limiti del “formato”, il film di Simon Verhoeven fa mostra di un’apprezzabile atmosfera di angoscia, sempre sospesa tra realtà e allucinazione, tra il moderno terrore di una tecnologia onnipresente e disumanizzante, e le ataviche, irrazionali paure che continuano a informare di sé le odierne società urbane. Friend Request gioca su metafore scoperte (lo specchio nero come emblema di colpa senza possibilità di redenzione) e su motivi tanto esplorati e sperimentati da poter apparire frusti (la ragazza solitaria e la sua fascinazione per il lato oscuro dell’immaginazione, l’emarginazione e la rabbia da essa generata); ma porta avanti il suo discorso, piuttosto semplice e immediatamente leggibile, utilizzando in modo sicuro ed efficace gli strumenti del genere. Capace di parlare al moderno pubblico del cinema dell’orrore, senza tuttavia lasciarsi andare ai cliché più vieti, il film mantiene un’apprezzabile tensione per tutta la sua ora e mezza di durata, mostrando un certo gusto figurativo nelle scenografie degli interni, e soprattutto nelle brevi, suggestive sequenze animate: rappresentazioni digitali del mondo, e dei sogni/incubi, della protagonista, ben integrate nel contesto della trama.

CONTRO

Sicuro nel suo incedere narrativo, e nella sua messa in scena, non si può dire che il film di Verhoeven dica qualcosa di davvero nuovo, od offra un punto di vista in qualche modo originale, sul genere e sulle sue dinamiche. Siamo dalle parti di un filone ormai codificato (l’horror tecnologico ad ambientazione studentesca) che di tutti i filoni di maggior fortuna mostra i rischi, a livello di stereotipi e schematismi di trama. Tutto incentrato sulla protagonista Paula, e sul suo rapporto (prima terreno e poi sovrannaturale) con l’inquietante presenza di Marina, il film abbozza solo gli altri caratteri, non aiutato da prove del cast generalmente piuttosto anonime. Ne deriva una fotografia delle dinamiche del mondo giovanile (e delle sue deviazioni) piuttosto superficiale e stereotipata, tutta al servizio di un intreccio che (in fondo) potrebbe agevolmente essere spostato in un diverso contesto. Vanno inoltre sottolineate, specie nella seconda parte del film (e nel poco convincente percorso che porta alla risoluzione della vicenda) alcune incongruenze e forzature narrative, in parte legate anch’esse ai cliché del genere, ma in buona parte evidenzianti piccole (ma presenti) trascuratezze di scrittura.

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Marco Minniti

 
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