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FREE STATE OF JONES

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Tono asciutto e capace di dribblare le trappole della retorica, buona regia, cast efficace con in testa un ottimo Matthew McConaughey.

Contro


Sintesi non sempre agevole di un arco narrativo piuttosto ampio, eccessiva contrazione della parte di trama ambientata nel 1948.


In breve

1863: mentre gli Stati Uniti sono squassati dalla guerra civile, il contadino Newton Knight, arruolato nell’esercito confederato, decide di disertare e di fondare un suo esercito, in cui raggruppa un manipolo di disertori e schiavi. In netta inferiorità numerica rispetto ai confederati, il gruppo di Knight stabilisce la sua base nelle nelle inespugnabili paludi del Mississipi, riportando i primi successi grazie a una serie di azioni di guerriglia e sabotaggio. Animata da una filosofia libertaria e antischiavista, l’organizzazione di Knight si ingrandisce sempre più, guidando una vera e propria rivolta contro la Confederazione, che immediatamente gli vale il supporto di molta della popolazione civile della Contea di Jones. Quest’ultima, sotto la sua guida, si separa così dalla Confederazione, dando vita a un inedito modello di autogoverno…

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Posted 28 novembre 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Continua a tornare su uno dei capitoli più controversi e divisivi della storia statunitense, il cinema hollywoodiano, in un momento in cui (specie dopo le ultime elezioni presidenziali) quest’ultima dà più che mai l’impressione di essere in piena fase di scrittura. La rigorosa e vibrante ricostruzione spielberghiana di Lincoln, la complessa ricognizione storica, in forma di genere, del Quentin Tarantino di Django Unchained e The Hateful Eight, il tormentato racconto biografico di 12 anni schiavo, la recente epopea politica e militare di The Birth of a Nation (visto in anteprima alla Festa del Cinema di Roma). La guerra civile e la fine della schiavitù, il complesso (e mai terminato) processo di emancipazione della cittadinanza di colore, le istanze di una lotta che attraversa l’intera storia americana, sembrano più che mai interessare Hollywood, specie in un momento politico complesso e contraddittorio quale quello attuale.

Proprio in questo solco si colloca questo Free State of Jones, presentato in anteprima nell’ultima edizione del Torino Film Festival e ora in uscita nelle sale italiane. La vicenda storica, pressoché unica nel suo genere, è quella del contadino Newton Knight, che durante la guerra di secessione guidò una vera e propria rivolta contro l’esercito degli Stati del Sud, arrivando a dichiarare l’indipendenza della Contea di Jones dal resto della Confederazione. Alternata alla ricostruzione storica e militare delle vicende di quegli anni, il film segue la vicenda processuale di Davis Knight, pronipote di Newt, che nel 1948 affrontò uno storico processo intentato a suo carico dallo Stato del Mississipi, che all’epoca bandiva i matrimoni misti. Inframezzata dai flash-forward che ricostruiscono l’incredibile vicenda di Davis, la storia di Newt e del suo esercito ribelle si snoda attraverso circa un decennio, giungendo alla pace, all’abolizione della schiavitù e alle delusioni di un’emancipazione ancora tutta da conquistare.

Poco fortunato al botteghino statunitense, Free State of Jones vede in cabina di regia un cineasta parco ma intelligente come Gary Ross (noto per la regia di opere come Pleasantville e Seabiscuit – Un mito senza tempo, ma anche quale sceneggiatore di Dave – Presidente per un giorno), che si cimenta per la prima volta nel filone dell’epopea a sfondo storico. A dare volto, e corpo, al personaggio di Newton Knight, un Matthew McConaughey inquieto e determinato, capace di offrire un ritratto sfaccettato, credibile nella sua complessità, di una figura poco dibattuta quanto fondamentale per la comprensione delle vicende storiche di quegli anni; un personaggio capace di riassumere in sé istanze, contraddizioni e delusioni di un movimento centrale per la storia americana.

Trailer:

PRO

Trattando un soggetto a forte rischio retorica (vedi i risultati del già citato, poco riuscito, The Birth of a Nation) il film di Ross ha il merito di mantenersi asciutto ed equilibrato nel tono, alternando bene la ricostruzione politico-militare della vicenda di Newton Knight con la dimensione più privata ed intima del personaggio. Nelle inevitabili necessità di sintesi di una vicenda che si snoda per un decennio di storia, la sceneggiatura riesce a non scivolare nell’enfasi da pamphlet, dando una buona caratterizzazione al suo personaggio principale, e fidando sulla versatilità di un McConaughey capace di rendere bene un carattere complesso, colto in un momento di decisiva evoluzione. Ross adotta un taglio di regia molto classico, vigoroso ma non inutilmente roboante nelle scene d’azione, abbastanza misurato nelle parentesi storiche e in quelle più intime, evitando i rischi dell’enfasi eccessiva e del gusto declamatorio. Al buon livello del cast si somma un’ottima cura scenografica e una suggestiva colonna sonora, pregna di motivi folk e blues in linea con l’anima della storia.

CONTRO

Le necessità di sintesi della trama portano a una gestione spregiudicata e non sempre funzionale delle ellissi, e a un approfondimento inevitabilmente scarso e parziale di alcuni dei personaggi secondari. La gestione della vicenda, e la sua scansione temporale, rivelano a volte un certo didascalismo; mentre eccessivamente sacrificata (e poco chiara, a livello di pura messa in scena cinematografica) risulta la frazione ambientata nel 1948: una parentesi inframezzata in modo un po’ maldestro, privo di armonizzazione, con la linea principale della storia, che certo avrebbe meritato (anche per la sua unicità nella storia processuale americana) un diverso e migliore approfondimento.

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Marco Minniti

 
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