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FRANCOFONIA

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4.5/ 5


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Pro


Opera libera e di gran fascino che riflette sull'arte, sulla storia e sul potere, in un lucido compendio dei temi del suo autore.

Contro


La ricerca e la riflessione di Sokurov, così libere dai legacci del cinema narrativo, non sono rivolte a tutti gli spettatori.


In breve

Parigi, 1940. Dopo l’invasione tedesca, la Francia è spaccata, col nord sotto il diretto controllo dell’occupante e il sud governato dallo stato fantoccio con capitale a Vichy. Il principale museo nazionale, il Louvre, è fatto attenzione delle truppe di occupazione, guidate dal conte Franziskus Wolff-Metternich; questi otterrà la collaborazione del direttore del museo, Jacques Jaujard, per salvaguardare le principali opere presenti, spostandole presso vari palazzi siti sul territorio cittadino.
2015: il regista russo Aleksandr Sokurov varca le mura del Louvre e si imbarca nella realizzazione di un film che ne ricostruisca la storia, remota e recente. Mentre lavora al film, il regista comunica via Skype con un suo amico che sta tentando di trasportare, via mare, un’importante collezione museale. Ma la sua nave è attaccata dalla tempesta, e la sua stessa sopravvivenza, insieme al suo carico di opere d’arte, si rivelano a rischio…

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Posted 12 dicembre 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Riassumere in poche parole l’essenza di un film come Francofonia è opera assai ardua. Aleksandr Sokurov, tra i maggiori cineasti russi contemporanei, è da sempre un grande sperimentatore, capace di raccontare la storia, e il potere, con opere al confine tra i linguaggi. Il suo è un cinema che guarda al passato, del suo paese e più in generale della società europea, con l’occhio partecipe e affascinato di chi ne celebra la grandiosità, rimarcandone al contempo l’attuale fragilità e la lenta decadenza. La rielaborazione/destrutturazione del Faust, Leone d’Oro nel 2011 a Venezia, aveva rappresentato l’ultimo tassello della sua ricerca, e della sua personale riflessione sulle evoluzioni della cultura europea.

Ma è a un’altra fondamentale opera di Sokurov, Arca Russa, che questo Francofonia si ricollega direttamente; spingendone ulteriormente in là le premesse e radicalizzandone i risultati. Lì, un unico, lungo piano sequenza nei corridoi e nelle stanze del museo Ermitage di San Pietroburgo, culla della cultura russa; qui, una visita onirica e sospesa nel tempo, tra registrazione e ricostruzione, realtà e sogno filmato, carne e fantasmi di chi ne ha fatto la storia, nel Louvre di Parigi.

Tra filmati di repertorio e vicende ricostruite (quella del direttore Jaujard e del conte Metternich), salti temporali e libere associazioni, il regista guida con la sua voce fuori campo lo spettatore nel suo viaggio; facendo della storia del museo l’emblema della cultura del ‘900, riflettendo sul contrasto tra creazione artistica e distruzione, caducità umana e immortalità dell’icona, demistificazione dei miti (Napoleone, la Marianna di Francia) e persistenza della loro fascinazione. In un insieme ipnotico e (volutamente) privo di centro, che invita lo spettatore a lasciarsi andare al flusso delle sue immagini e dei suoi suoni.

Trailer:

PRO

La ricerca sull’arte, sulla storia, sulle radici della cultura e sulle sue degenerazioni, portata avanti da un cineasta come Sokurov, si fa sempre più libera e nel contempo più lucida. In Francofonia c’è un compendio di tutti i suoi temi, l’esplorazione filmata e simbolica della storia, la riflessione sul potere, l’amore incondizionato per l’arte come pratica capace di travalicare il tempo e la stessa mortalità. Gli 87 minuti del film sono talmente densi, pregni di contenuti e suggestioni, che descriverne la portata è praticamente impossibile. Sokurov si libera dai legacci del cinema narrativo, dirigendo un’opera del tutto libera e sperimentale, fatta di giustapposizioni ardite (la pittura e il documentario, il seppia delle immagini di repertorio e la pulizia estetica del digitale), polifonica e volutamente rapsodica. Nel suo vagare tra i luoghi e le epoche, prendendo il Louvre del 1940 solo come punto di partenza di un’esplorazione che ambisce a raccontare tutta l’Europa moderna, il film di Sokurov mostra tuttavia una sorprendente compattezza; una capacità di sintesi e gestione “economica” dell’immagine che evita che anche una singola inquadratura risulti sprecata. Il fascino, e nel contempo il rigore, di questa esplorazione filmata della nostra storia, non possono che suscitare un’ammirazione incondizionata.

CONTRO

Privo di reali difetti, il film di Sokurov trova i suoi limiti nell’inevitabile selezione che opera sul suo pubblico: chi si aspettasse una classica opera narrativa, o anche un documentario nell’accezione usuale del termine, farebbe bene a starne distante. Francofonia è un film che non trascura il problema del suo terminale (il pubblico) ma fa in modo di coinvolgerlo, e di tenerlo avvinto, giocando alle sue regole. L’invito a perdersi nel suo flusso audiovisivo, sperimentale e rigorosa lezione di storia (nonché riflessione sulle radici della modernità) inevitabilmente non sarà colto da tutti.

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Marco Minniti

 
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