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FLORIDA

 
Regia
 
 
 
 
 


 
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Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
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Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Intensa e dolente l’interpretazione del protagonista Jean Rochefort, tono autunnale che lentamente digrada dalla commedia al melodramma.

Contro


Registicamente timido, poco incisivo nella messa in scena. Chi si aspettasse una commadia standardizzata e inoffensiva farebbe bene a restarne lontano.


In breve

Claude Lherminier, ottantenne ex imprenditore, è ancora baldanzoso e abituato a imporsi, come ha sempre fatto nel suo lavoro. Sostituito alla guida della sua cartiera dalla figlia Carole, l’uomo non vuole ammettere di stare sperimentando i primi importanti sintomi della demenza senile. Carole, preoccupata per il deteriorarsi delle sue condizioni, lo affida a una badante dopo l’altra: ma ognuna finisce regolarmente per lasciare il lavoro, a causa dell’atteggiamento ostile e indisponente dell’uomo. Claude, inoltre, ha un desiderio che diventa gradualmente un’ossessione: rivedere l’altra sua figlia, Alice, che ora vive in Florida. Mentre la sua mente perde presa sulla realtà, e i ricordi si mescolano ai sogni, Claude inizia a programmare il suo viaggio in Florida…

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Posted 2 maggio 2016 by

 
Recensione completa
 
 

In un panorama come quello dell’attuale commedia d’Oltralpe, che negli ultimi anni ha spesso riversato sui nostri schermi prodotti levigati e standardizzati, fa piacere rilevare di tanto in tanto il tentativo di portare avanti un discorso più complesso. Un regista come Philippe Le Guay, d’altronde, ha già dimostrato una buona dose di personalità in una carriera (divisa tra cinema e televisione) quasi trentennale, che nell’ultimo decennio ci ha fatto apprezzare veri e propri blockbuster d’autore quali Le donne del 6° piano e Molière in bicicletta. Ora, il cineasta francese prende di petto una pièce teatrale del commediografo Florian Zeller, per impostare un suo personale discorso sull’invecchiamento, la memoria e la sopravvivenza degli affetti.

Lo spunto e l’intreccio di Florida potrebbero ricordare, per certi versi, quelli di un’altra commedia francese recente, il Les Souvenirs diretto da Jean-Paule Rouve. Anche lì, sotto la lente di ingrandimento c’era il rapporto genitori-figli nella delicata fase dell’invecchiamento dei primi, anche in quel caso i toni lievi della commedia si mescolavano a una sottile malinconia, anche lì un viaggio si incaricava di illuminare la memoria. Ma il film di Le Guay lavora più a fondo, e con un atteggiamento molto meno compiaciuto, rispetto a quello del suo collega; e la morale che se ne ricava è molto meno conciliatoria. Il bozzetto familiare semplificato, lo status quo borghese che (in ogni fase della vita) trionfa, non abitano qui: piuttosto, laddove si ride, si ride con disagio e amarezza. E il viaggio intrapreso dal protagonista, stavolta, sarà all’insegna del dolore e di un’acquisita consapevolezza.

Trailer:

PRO

Film di scrittura e d’attori, Florida deve molto alla prova del suo protagonista Jean Rochefort, che insieme alla controparte Sandrine Kiberlain porta sulle sue spalle buona parte della riuscita del tutto. Resta a lungo impressa la sua dolente lettura del personaggio, punteggiata a tratti da uno humour che ha il sapore della resa: un’interpretazione che, favorita da un’attenta costruzione del carattere in fase di sceneggiatura, esalta la versatilità di un attore capace di passare con naturalezza attraverso vari registri, mantenendo sempre centrata ed efficace la resa d’insieme. Sul suo volto, e nei dialoghi (sempre ben scritti e credibili) col personaggio della Kiberlain, si trova tutta la consapevolezza, nascosta sotto la scorza cinica, di un mondo che sta scivolando sotto la sua presa. La sceneggiatura segue così l’impossibile ricerca del protagonista, mostrando un’empatia e un calore che gradatamente danno corpo e sostanza al film; parallelamente al digradare dei toni da commedia verso un autunnale e poco conciliatorio melodramma.

CONTRO

Restando coerente con le origini teatrali del soggetto, Le Guay sceglie qui di farsi da parte, mantenendo una regia invisibile, più anonima che giocata sottotraccia. Ci si domanda (un po’ oziosamente) cosa sarebbe stato del film se la resa scenica del protagonista non l’avesse innervato e sostenuto in modo così evidente. Va sottolineato inoltre come la natura autunnale, dolente e pessimistica del soggetto, potrebbe cogliere impreparati quegli spettatori che si aspettassero la classica, standardizzata commedia transalpina.

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Marco Minniti

 
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