non solo recensioni…

 
 


 
Da non perdere
 

FAST AND FURIOUS 8

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


User Rating
no ratings yet

 

Pro


Regia sicura, intrattenimento garantito, ritmo vivace e privo di cadute per tutte le due ore e un quarto di durata.

Contro


Intreccio più semplice ed esile rispetto agli ultimi due episodi, costruzione poco convincente del villain principale, conclusione un po’ deludente.


In breve

Dopo la partenza di Brian e Mia, Dom e Letty sono in luna di miele a Cuba, e il gruppo nel suo complesso sembra finalmente aver trovato una sorta di tranquillità. Ma, nel bel mezzo dell’idillio cubano, i guai vanno di nuovo a trovare Dom: questa volta, questi si presentano sotto le sembianze di Cipher, una bella e spietata terrorista che mostra all’uomo qualcosa che lo spinge a tradire i suoi amici. Qualcosa di talmente sconvolgente da convincere Dom ad aiutare Cipher nel furto di un’arma potenzialmente letale, capace di trascinare il mondo in una guerra generale. Come è possibile che Cipher sia tenendo in pugno Dom, portandolo a rinnegare i valori a lui a lui più cari? E come potranno Letty, Hobbs, Roman, Tej e Ramsey riportare l’amico dalla propria parte, fermando nel contempo i folli piani della terrorista?

0
Posted 16 aprile 2017 by

 
Recensione completa
 
 

A sedici anni e sette film dal suo esordio (il Fast and Furious originale, a firma Rob Cohen, è datato 2001) la saga action tutta testosterone e motori, con protagonista Vin Diesel, volta pagina. Questo Fast & Furious 8, infatti (il titolo originale è un evocativo The Fate of The Furious) è il primo capitolo del franchise successivo alla scomparsa del co-protagonista Paul Walker, deceduto nel 2013 durante le riprese del settimo film. Il toccante finale di quest’ultimo, omaggio all’attore scomparso che finiva, volutamente, per assumere una valenza extra-diegetica, aveva infatti in qualche modo preannunciato per la saga una fase nuova. Fase che si comporrà di tre nuovi film (i successivi sono previsti rispettivamente per il 2019 e 2021) che andranno a chiudere definitivamente uno dei franchise d’azione più longevi e fortunati della storia del cinema.

Un nuovo inizio, quindi, almeno narrativamente: orfana del carisma e della riconoscibilità di Walker, la saga azzera le sue basi mostrando un gruppo apparentemente pacificato, non più in fuga (tutti i crimini del passato sono stati condonati) e forse pronto a godere gli agi della vita borghese. Attitudine, quest’ultima, che viene prontamente interrotta da un nuovo antagonista (che questa volta ha il volto e le conturbanti fattezze di Charlize Theron) e da una missione che prende presto forma. La sceneggiatura sceglie qui di sostituire il co-protagonista storico facendo ciò che già in passato la saga aveva fatto col poliziotto interpretato da Dwayne Johnson: uno storico villain viene portato (momentaneamente?) dalla parte dei buoni. Stavolta, la scelta ricade sul killer Deckard Shaw, già antagonista del gruppo nel film precedente, interpretato da Jason Statham.

In un palcoscenico nuovamente globale, che si snoda qui tra Cuba, Berlino, New York, e una gelida base militare sita in Russia, si dipana una vicenda che vede all’opera un gruppo ormai rodato, capace di rendere al meglio il ben dosato mix di azione e ironia che è alla base della saga. Spazio, come al solito, a bolidi sfavillanti modificati in modo avveniristico, all’immancabile corsa clandestina con protagonista Toretto (qui per le strade dell’Avana), a pirotecnici inseguimenti che si fanno gioiosamente beffe delle leggi della fisica; nonché a una filosofia di base che, dopo otto film, la serie ribadisce con orgoglio quale suo punto fermo. Una filosofia che alla “vita vissuta un quarto di miglio alla volta” del film originale, ha progressivamente affiancato l’importanza dei valori familiari, ben saldi seppur riferiti a una peculiare forma di famiglia allargata. A dirigere il tutto, il regista afroamericano F. Gary Gray, autore del recente Straigh Outta Compton e qui al suo esordio nel franchise.

Trailer:

PRO

Da un film della serie Fast and Furious si sa esattamente cosa attendersi: e anche qui, specie in relazione all’”identità” che la saga ha assunto nel corso della sua lunga vita, le aspettative non vengono deluse. Il nuovo cambio in cabina di regia porta una leggera semplificazione dell’intreccio rispetto al film precedente (qui il tutto è più lineare, e lo spunto di partenza non risulta particolarmente originale) ma gli ingredienti alla base del mix restano esattamente gli stessi: azione fisica e più che mai muscolare, inseguimenti e sequenze aeree volutamente slegate da qualsiasi concetto di credibilità, eccessi fortemente voluti e contenenti giù in nuce un forte elemento autoironico. La patina exploitation e da b-movie del film del 2001 è stata ormai (da tempo) definitivamente abbandonata, in favore di un intreccio spionistico e hi-tech che cita (semplificandone le basi) la saga di James Bond e i suoi derivati moderni; ma che ha anche assorbito la lezione “collettiva” (da I mercenari – The Expendables in poi) del cinema d’azione di questo decennio. La squadra di Toretto, orfana dell’altro suo componente principale, ha ormai raggiunto un buon affiatamento, e ritrovarla sullo schermo favorisce nello spettatore quel senso “familiare” e di affezione su cui i franchise più lunghi inevitabilmente contano. Le due ore e un quarto di durata del film vengono gestite al meglio da una regia vigorosa e sicura, con un buon bilanciamento di azione e ironia, e una messa in scena che resta pulita e leggibile anche nelle sequenze d’azione più elaborate e frenetiche.

CONTRO

Rispetto agli ultimi due episodi della saga (che vedevano alla regia rispettivamente Justin Lin e James Wan) si nota una minore elaborazione narrativa, un intreccio leggermente più semplice e risaputo, e uno spunto di base più esile. Per chi ne sappia accettare le premesse, il potere della saga di intrattenere è rimasto sostanzialmente intatto, ma sembra che qui la sceneggiatura si preoccupi meno (almeno rispetto agli ultimi episodi) di costruire un racconto capace di accendere la curiosità dello spettatore. La stessa scelta di portare Toretto momentaneamente dalla parte dell’antagonista risulta incerta e poco efficace, ammiccando (almeno in partenza) a una sorta di brainwashing a cui nessuno crede davvero. Proprio il personaggio dell’antagonista, una comunque brava Charlize Theron, risulta un altro dei punti deboli del film, con una costruzione eccessivamente verbosa e stereotipata, incapace di suscitare nello spettatore un reale senso di repulsione. Lo stesso modo in cui la vicenda viene conclusa, meccanicamente funzionale a lasciare una porta aperta per il prossimo episodio, convince decisamente poco. E, a proposito di conclusione (ed evitando ovviamente qualsiasi forma di spoiler), avvisiamo lo spettatore che non è presente, qui, nessuna sequenza post-credits: una moda, quest’ultima, da cui la saga non è stata in passato immune, e che spinge spesso i più curiosi alla permanenza in sala fino alla fine dello scorrere dei titoli di coda.

GALLERY


Marco Minniti

 
Avatar of Marco Minniti


0 Commenti



Commenta per primo!


Risposte


(required)