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FANTASTICHERIE DI UN PASSEGGIATORE SOLITARIO

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4/ 5


User Rating
4 total ratings

 

Pro


Fiaba dark affascinante, con un bel gusto gotico e un'interessante alternanza tra animazione e live action.

Contro


Tre piani temporali legati da ricorrenze e analogie più che da un filo conduttore, struttura narrativa forse non per tutti gli spettatori.


In breve

Parigi, 1876: Jean Jacques Renou è uno scrittore vecchio e povero, che vive in uno squallido seminterrato. L’uomo sta scrivendo quella che sarà la sua ultima opera, romanzo di formazione e
ricettario fantastico, lavoro di narrativa e guida alla materializzazione dei sogni: Fantasticherie di un passeggiatore solitario, il titolo. Roma, ai giorni nostri: Theo è un giovane laureando in filosofia, con un’insana, compulsiva passione per i libri incompiuti. Oppresso da un passato familiare tormentato, con una relazione difficile con la coetanea Chloe, il ragazzo si ritrova tra le mani, senza capire bene come, il romanzo di Renou: un’opera incompiuta, che però Theo non ricorda di aver mai cercato, tantomeno letto. Indagando sulla possibile provenienza del libro, il giovane arriva in un bizzarro negozio di anticaglie, in cui viene messo in guardia sulla pericolosità del libro. Infine, un bosco enorme e oscuro, in un tempo imprecisato: un bambino si è perso, e cerca la via d’uscita, tra incontri con creature e personaggi inquietanti. E’ il protagonista del libro di Renou, quello che l’autore sta cercando di completare e che il ragazzo ha iniziato a leggere, sempre
più rapito…

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Posted 20 novembre 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Quello di Paolo Gaudio, classe 1981, non è affatto un nome sconosciuto per chi abbia dimestichezza col cinema indipendente italiano: il regista, infatti, aveva già fatto parte del progetto collettivo P.O.E. ­ Poetry of Eerie (rielaborazione in chiave moderna dei racconti di Edgar Allan Poe) con la sua versione in stop motion del classico Il gatto nero. Ora, con questo Fantasticherie di un passeggiatore solitario, presentato nella trentacinquesima edizione del Fantafestival, Gaudio confeziona il suo esordio nel lungometraggio, puntando di nuovo su un riferimento letterario illustre: il titolo, infatti, viene dall’opera incompiuta di Jean­Jacques Rousseau Le fantasticherie di un passeggiatore solitario, oniricamente trasfigurata in un libro dal potenziale magico, addirittura taumaturgico. Mescolando tre diversi piani spaziali e temporali (quello del presente, col giovane Lorenzo Monaco che cerca di venire a capo del mistero del libro, quello del passato con lo scrittore interpretato da Luca Lionello che dà corpo alla sua opera, quello fantastico in cui il piccolo protagonista del libro si aggira nell’oscuro bosco) il regista dà vita a un’opera complessa, dalle molteplici chiavi di lettura: una storia che unisce il passato al presente, la realtà ai sogni e alle allucinazioni, le speranze alla personificazione delle ossessioni, amalgamando il tutto in un insieme ricco di fascino e atmosfera. Lo fa, Greco, utilizzando di nuovo l’animazione in stop motion per dar vita al mondo del libro, alternando e giustapponendo i tre piani narrativi, evidenziandone sempre più le analogie, fino a una sintesi enigmatica e fascinosa. Il filo conduttore è un universo gotico di freaks e outsider: tutti avvinti, in modo diverso, dalle manifestazioni dei propri sogni e delle proprie ossessioni, tutti alla ricerca di un diverso rapporto col proprio universo onirico.

PRO

Gaudio, in questo suo esordio, dimostra stile, consapevolezza, e un gusto per il gotico e il fantastico praticamente unici nel panorama italiano. Qualche analogia, per l’opera del regista italiano, la si può trovare nel Tim Burton degli esordi, o nei film di animazione di Henry Selick (Nightmare Before Christmas, Coraline e la porta magica); ma Gaudio punta, evidentemente, a una via personale, e tutta nostrana, al genere. Lo fa lasciando, deliberatamente, che lo spettatore si smarrisca nel suo universo, si confonda e provi piacere nell’immersione nel racconto, perda i punti di riferimento e sovrapponga i diversi piani narrativi della storia. L’amalgama, più che in una coerenza tra le tre storie impossibile da ricercare, è nell’analogia, nella risonanza tra le atmosfere, nelle ricorrenze tematiche e visive (il bosco, il manoscritto, le creature). Alla fine, si resta storditi ma affascinati da un racconto così composito e articolato, di cui magari non si riescono a cogliere nell’immediato tutti i piani di lettura, ma di cui comunque resta impresso il grande gusto figurativo, che riesce anche a non far pesare le inevitabili limitazioni di budget.

CONTRO

Per penetrare appieno nell’universo di questo Fantasticherie di un passeggiatore solitario, bisogna essere disposti a lasciarsi andare alle immagini e al piacere del racconto, non ricercando soluzioni narrative facili. Le tre storie, più che per dei punti di contatto diretti, si legano per assonanze emotive e tematiche: vanno fruite e assimilate insieme, più con gli occhi e l’istinto che col cervello, lasciandosi guidare dal magnetismo di immagini e suggestioni. Chi cerchi una struttura narrativa classica, o voglia rinvenire nelle tre storie un filo conduttore razionale, è inevitabilmente destinato a rimanere deluso. Sono i sogni e l’universo onirico dei tre protagonisti ad essere sempre in primo piano, nell’opera di Gaudio: lo spettatore che riesca ad adeguarvisi, potrà essere ricompensato da un’esperienza tanto singolare quanto valevole di essere esperita.

 

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Marco Minniti

 
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