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EVEREST

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4/ 5


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Pro


Visivamente di grande impatto, controllato nell'uso di location dall'alto potenziale spettacolare, molto efficace nel suo crescendo drammatico.

Contro


Con qualche tema accennato e non sviluppato, il film perde di vista i personaggi nella sua seconda parte, affidandosi interamente al fascino di immagini ed eventi.


In breve

1996: dopo l’apertura del monte Everest a gruppi di alpinisti non professionisti, varie compagnie di viaggio organizzano spedizioni sull’imponente montagna, la vetta più alta del mondo. Tra queste, la Adventure Consultants e la Mountain Madness, che in primavera radunano due gruppi di scalatori guidati rispettivamente dagli esperti Rob Hall e Scott Fischer. Varie motivazioni muovono gli alpinisti, di nazionalità ed estrazioni sociali diverse: la giapponese Yasuko Namba ha già scalato le restanti sei montagne della catena dell’Hymalaya, e vuole ora cimentarsi con la più difficile; il postino americano Doug Hansen, già protagonista di un primo tentativo fallito, intende dimostrare che un uomo comune può raggiungere mete straordinarie; Beck Weathers, medico americano, vuole invece coronare, con un’impresa memorabile, la sua decennale esperienza di alpinista. I due gruppi, inizialmente in competizione tra loro, decidono di collaborare per il raggiungimento della meta comune. A seguirli, in un reportage che farà storia, il giornalista e saggista Jon Krakauer.

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Posted 24 settembre 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Film di apertura della recente Mostra del Cinema di Venezia, ispirato al saggio Aria sottile di Jon Krakauer, Everest racconta i drammatici giorni che videro protagoniste due diverse spedizioni sulla vetta asiatica, nella primavera del 1996, e che si conclusero con la morte di otto alpinisti. Il film segna l’esordio nel disaster movie per il regista islandese Baltasar Kormákur (da qualche anno di stanza a Hollywood, con titoli quali Contraband e Cani sciolti) e conta un cast di star di richiamo: tra queste, Jason Clarke e Jake Gyllenhaal nei panni delle due guide, Josh Brolin e Sam Worthington a impersonare due membri delle spedizioni, oltre alle non meno importanti presenze di Keira Knightley ed Emily Watson. Per ricostruire i paesaggi mozzafiato della catena hymalaiana, il regista si è avvalso di alcune location nepalesi, di altre site nella Val Senales, in Alto Adige, oltre ad alcuni set ricostruiti negli studi romani di Cinecittà e negli inglesi Pinewood Studios. Girando il tutto nel formato IMAX 3D, Kormákur ha confezionato un prodotto di assoluta classicità, che mette ancora una volta in primo piano l’eterna sfida dell’uomo alla natura: sfida che qui supera e travalica le rivalità interpersonali (pur presenti in nuce nell’intera sceneggiatura), assumendo una dimensione irrazionale e mitica. A far da contraltare all’impresa degli alpinisti, la dimensione familiare, incarnata nei personaggi della Knightley e di Robin Wright; emblemi impotenti di una vita borghese sospesa, impossibilitata a competere col richiamo irresistibile della montagna, con la sua carica di energia primeva che porta sempre con sé l’idea (e la possibilità concreta) della morte.

Trailer:

PRO

Partendo quasi in sordina, e concentrandosi dapprima sulle dinamiche interpersonali dei due gruppi al centro della storia, Everest cresce d’intensità e ritmo nelle sue due ore di durata, in un climax dall’indubbia presa narrativa e spettacolare. Kormákur, da qualche anno avvezzo ai budget medio-alti, non si adagia sulla bellezza e l’attrattiva delle location, non abusando di dolly e campi lunghissimi, ed evitando (quasi sempre) la trappola del film-cartolina: il regista non perde anzi di vista il ritmo del racconto, organizzandolo in un sapiente crescendo, e riuscendo a trasmettere al meglio il fascino di una sfida archetipa che il cinema ha già trattato, nella sua storia, in lungo e in largo. Proprio nella sua classicità, e nella capacità di adattarla al meglio ai mezzi del cinema moderno, sta il principale pregio del film di Kormákur. La dimensione di sfida, la dialettica tra l’esistenza borghese e un tempo sospeso in cui le regole sociali (ivi comprese quelle della famiglia) perdono di importanza, la fascinazione per luoghi e spazi che contemplano (facendone parte della loro essenza) l’idea della morte, sono elementi resi al meglio dalla costruzione visiva del regista islandese. Che, da par suo, non ha paura di fare del suo film un saggio di cinema classico, innervato da un uso della stereoscopia che (pur non strettamente necessaria ai fini della fruizione) aggiunge magnetismo e profondità ad alcune delle sequenze più significative.

CONTRO

Concentrato sul crescendo drammatico che spianerà la strada alla tragedia, perso nel vortice visivo di eventi dalla dimensione sempre più universale, il film finisce per perdere di vista (specie nella sua seconda parte) i suoi personaggi, la carne e l’anima di caratteri che la sceneggiatura aveva precedentemente abbozzato con efficacia. Le morti che si susseguono nell’ultima parte del film colpiscono più per il contesto e le modalità con cui sono rappresentate, che non per una reale empatia con personaggi mai realmente fatti propri. Da un certo punto della sua durata, Everest procede quasi esclusivamente grazie alla forza delle sue immagini, di uno score (opera dell’italiano Dario Maranelli) dall’indubbia efficacia, di un crescendo narrativo che lascia però in secondo piano le psicologie. Poco convincenti si dimostrano le parentesi familiari inserite nel bel mezzo della tragedia (tra queste, i contatti telefonici tra i personaggi di Clarke e della Knightley); nonché i pretestuosi inserti onirici che vedono protagonista l’alpinista interpretato da Brolin. Il tema della competizione economica tra le diverse compagnie, conseguenza dell’apertura della vetta ai non professionisti, a scapito della sicurezza dei partecipanti (motivo appena accennato nella prima parte del film) meritava inoltre altro e diverso approfondimento.

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Marco Minniti

 
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