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EAST END

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Scatenato e divertente, realizzato con gusto, indicatore di una possibile (nuova) via italiana al cinema indipendente di animazione.

Contro


Frammentato e a tratti confuso, caratterizzato da troppi subplot non sempre gestiti al meglio dalla sceneggiatura.


In breve

In un palazzone della periferia di Roma, in quartiere abbandonato e preda delle speculazioni edilizie, si intrecciano le storie di un gruppo di ragazzini. Leo e Lex, grandi tifosi della Roma, cercano un posto per vedere l’imminente derby, dopo che il patrigno del secondo, ubriacone e sfaccendato, ha speso i soldi che la madre aveva messo da parte per il biglietto per lo stadio. Vittorio, il più bello e colto del gruppo, nasconde in realtà un segreto: è un tifoso laziale, ma non ha mai avuto il coraggio di rivelare la sua fede ai suoi amici. Ugo, magrolino e pallido, si è da poco trasferito nel comprensorio, ma non riesce ad integrarsi tra i suoi coetanei e ha sviluppato tendenze suicide. Michele e Gabriele sono due fratelli malati per la tecnologia, capaci di violare i sistemi di sicurezza delle più importanti istituzioni internazionali. Quando Leo e Lex si rivolgono ai due fratelli pregandoli di far vedere loro, in qualche modo, il match tra Roma e Lazio, i due dirottano un satellite militare americano, scatenando una crisi internazionale. Nel frattempo, Ugo vede nello scantinato il fantasma di una bambina morta anni prima, scoprendo un agghiacciante fatto di sangue avvenuto nello stabile…

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Posted 29 aprile 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Il sempre variegato catalogo di Distribuzione Indipendente si arricchisce stavolta, con questo East End, di un’opera di animazione. Genere che gode di una storia importante nel nostro paese (solo qualche settimana fa il cineclub Kino di Roma dedicava un’importante iniziativa a Bruno Bozzetto), ma quasi mai assurto ai riflettori del mainstream, il cinema animato ha trovato negli ultimi anni un territorio ideale di espressione nel panorama indipendente e autoprodotto. Proprio in questo fertile sottobosco, ormai rifugio ideale per il cinema di genere tout court, nasce l’esordio di Skanf e Puccio (aka Luca Scanferla e Giuseppe Squillaci), registi ed esperti di effetti visivi, capaci di passare con naturalezza dalla regia teatrale all’animazione. Un progetto, questo, avvalsosi di capitali italiani e spagnoli, ma nato sotto l’egida produttiva dello studio di animazione Canecane, fondato nel 2008 proprio da Squillaci.

E’ proprio da umori tipicamente locali, ma capaci di parlare con naturalezza ad un pubblico più ampio, che muove la storia di East End, titolo anglofono riferito ad un immaginario quartiere della periferia capitolina. Proprio qui, le storie dei piccoli protagonisti fanno collidere un ampio ventaglio di temi, dai guasti della politica internazionale a quelli della mala amministrazione romana, dall’insicurezza portata dal terrorismo ai problemi quotidiani di una metropoli abbandonata a se stessa, dalle ansie del mondo adulto a quelle, sempre più prive di punti di riferimento, di giovanissimi ormai costretti anzitempo a prendere in mano il proprio destino. Il divertente script infila nel film riferimenti a tutta la cultura di massa di ieri e di oggi, partendo dall’elemento popolare italico per eccellenza (il calcio e i suoi rituali) passando per la musica metal, il noir, persino l’horror che fu (c’è una divertente citazione di Operazione paura di Mario Bava).

Il tutto viene portato sullo schermo con un’attitudine “ruspante” e dichiaratamente popolare, capace di ridere di se stessa e dei suoi stessi punti di riferimento, ben poco preoccupata di apparire politically incorrect (tra le sottotrame più divertenti, quella che coinvolge i due affezionatissimi papi Bergoglio e Ratzinger, uniti dalla passione calcistica ma divisi dalle opposte fedi sportive). Tra le collaborazioni illustri di cui gode il film, va ricordata la consulenza allo script di Federico Moccia (protagonista anche di un simpatico “cameo” nel film, ovviamente in forma animata), nonché la presenza della storica band dei Superobots (autori di un gran numero di storiche sigle di anime arrivati in Italia negli anni ‘70 e ‘80), che hanno composto per l’occasione il pezzo che accompagna i titoli di coda.

Trailer:

PRO

Scatenato, irriverente, realizzato con gusto e consapevolezza, East End è un concentrato di colori e sapori locali e cultura nerd universale, capace di trovare una via tutta sua (e decisamente originale) al genere. Scanferla e Squillaci non hanno paura di mischiare il nazional popolare con il geek più spinto, Totti con i riferimenti a War Games, Moccia con l’horror-splatter vecchio e nuovo. Nel multiculturalismo di fatto in cui la storia, così come la periferia in cui questa è ambientata, si muovono, il film sembra suggerire che i protagonisti (quelli vivi come quelli morti), costretti come sono a condividere uno stesso spazio, possano e debbano trovare un modo per convivere. Il film resta comunque lontanissimo da un’attitudine buonista e consolatoria, esprimendo anzi una non indifferente carica iconoclasta, nel modo di trattare le liturgie sacre (il Vaticano e i suoi simboli) come quelle laiche (il derby romano, coi suoi protagonisti). Capace di costruire personaggi sopra le righe ma non banali, restando saldamente ancorato alla contemporaneità pur nel suo approccio caricaturale, il film di Skanf e Puccio rappresenta un esperimento certo interessante, foriero di una possibile via per uno dei generi da (ri)scoprire nel variegato panorama indipendente italiano.

CONTRO

Negli 84 minuti di durata del film, la sceneggiatura vuole forse infilare troppi elementi, in un pout pourri di suggestioni che si traduce in frammentazione narrativa e (a tratti) confusione. L’abbondanza di subplot, unita alla concentrazione del minutaggio, porta a una certa mancanza di scorrevolezza nella narrazione, favorendo l’inevitabile carattere estemporaneo, e un po’ gratuito, di alcune situazioni. Il taglio di alcuni elementi, e il maggiore approfondimento di alcune linee narrative (il personaggio di Camilla, ad esempio, e il suo rapporto con Vittorio) avrebbero probabilmente giovato al ritmo e alla compattezza della narrazione.

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Marco Minniti

 
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