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DUNKIRK

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4.5/ 5


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Pro


Imponente ed essenziale insieme, capace di coinvolgere scientificamente sensi e nervi dello spettatore, rigoroso e quasi sperimentale nel suo approcciare il genere.

Contro


Nessun vero difetto. Va sottolineato, comunque, che siamo in territori ben distinti da quelli del war movie classico.


In breve

1940, durante la Seconda Guerra Mondiale. Nella città portuale di Dunkerque, sul confine tra Francia e Belgio, si prepara una delle più imponenti evacuazioni militari che la storia contemporanea ricordi. Le truppe alleate, bloccate nel porto e isolate, circondate dalle unità militari tedesche, verranno condotte via mare verso le coste inglesi grazie a uno schieramento senza precedenti di navi militari e civili.
Nel concitato teatro delle operazioni militari, seguiamo tre distinte vicende: quella di Tommy, soldato dell’esercito britannico che si unisce a un silenzioso commilitone sul molo, cercando in tutti i modi di imbarcarsi su uno dei convogli militari in partenza per la Manica; quella di Mr. Dawson, di suo figlio Peter e dell’amico di quest’ultimo, George, in partenza dalle coste britanniche sulla piccola imbarcazione dell’uomo, decisi a dare il loro contributo nelle operazioni di soccorso; e infine quella di Farrier, pilota di uno Spitfire diretto a Dunkerque per supportare l’evacuazione, che vede precipitare i suoi due compagni nelle acque al largo della costa, deciso fino all’ultimo a raggiungere il porto malgrado la scarsità di carburante.

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Posted 26 agosto 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Progetto ambizioso e già molto discusso, nato nella mente di Christopher Nolan addirittura un ventennio fa, Dunkirk segna un passo importante nella carriera del cineasta statunitense, rappresentando il suo primo contatto con un genere “classico” per eccellenza del cinema hollywoodiano come il war movie. Un genere che Nolan ha trattato come sempre dal suo personalissimo punto di vista, rileggendone le premesse in un’ottica decentrata e originale; lo ha fatto, il regista americano, in modo analogo a quanto già fece per il thriller (Memento, Insomnia), il comic movie (la trilogia de Il cavaliere oscuro) e la sci-fi (Inception, Interstellar).

Progetto corale per eccellenza, articolato su tre storyline che rappresentano ognuna un luogo del conflitto (il molo, il mare, l’aria), dalla diversa e decrescente estensione temporale (rispettivamente una settimana, un giorno e un’ora), Dunkirk è strutturato come una sorta di sinfonia visiva e musicale, basata su un climax che (modellato a sua volta sull’illusione uditiva della “Scala Shepard” e sul suo crescendo perenne) non giunge mai a compimento. Visivamente e musicalmente imponente (fondamentale il commento musicale di Hans Zimmer, compositore di fiducia di Nolan), il film è contemporaneamente scarnificato sul piano narrativo, presentandoci una vicenda colta in media res, che non si preoccupa di introdurre i personaggi.

Fedele alla sua ricerca visiva, e facendo in questo il paio con l’ultimo Quentin Tarantino (quello di The Hateful Eight), Nolan ha girato il film interamente in pellicola, con un misto di tecnologia IMAX e 65mm; l’aspect ratio delle immagini (prevalentemente orientato a un insolito, “stretto” 1.43:1) viene sovente modificato e adattato nel corso del film. Dall’impatto estremamente fisico, con un uso molto parco ed essenziale della CGI, il film è girato in parte negli stessi luoghi in cui avvenne l’evacuazione, giovandosi dell’uso di reali navi e aerei militari d’epoca; all’insegna di un sanguigno realismo che il regista ha voluto tenacemente perseguire, a dispetto delle dimensioni del progetto.

Trailer:

PRO

Nuovo, attesissimo lavoro di uno dei pochi “autori” rimasti ad Hollywood che siano (anche) capaci di cimentarsi con l’industria, Dunkirk è un’opera imponente e fondamentale, classica e insieme proiettata verso il futuro della Settima Arte. Nolan si dimostra capace di muoversi in due direzioni apparentemente opposte ma in realtà convergenti: quella della maestosità visiva e sonora, frutto di una costruzione estetica tanto elaborata al punto da apparire maniacale, e quella dell’essenzialità narrativa (la sceneggiatura, che conta solo 76 pagine, è in assoluto la sua più breve), che toglie al racconto qualsiasi orpello e si concentra su una drammaturgia tutta istintiva e “sensoriale”. In questo senso, l’uso dei volti noti nel cast (tra i tanti, Tom Hardy, Cillian Murphy, Mark Rylance e Kenneth Branagh) non toglie nulla al carattere corale e distribuito della narrazione, punto nodale e condizione d’essere dell’intero film. Sviluppato come una grandiosa partitura audiovisiva, teso a coinvolgere in modo quasi scientifico i sensi e i nervi dello spettatore, il film di Nolan sfrutta al meglio gli incastri narrativi e la progressiva contrazione del tempo nei tre segmenti, conferendo ad ognuno una valenza “elementale” (quella di terra, acqua e aria) che trova il quarto elemento, quello del fuoco, tragicamente infuso in ognuno di essi, e infine dominante nella potente e suggestiva sequenza conclusiva.

CONTRO

Non si riscontrano reali difetti, in Dunkirk, opera che esprime una rigorosa e ammirevole coerenza con le sue premesse. Va fatta l’ovvia considerazione per cui (ma, se ci avete seguito fin qui, dovrebbe essere ormai chiaro) non si tratta di un war movie classico, che segua le regole del genere e più in generale quelle della drammaturgia del blockbuster hollywoodiano. Siamo dalle parti di un cinema personale e quasi sperimentale, che piega (e ciò è ormai merce rara, nel cinema moderno) le regole dell’industria, e le sue premesse, a una propria urgenza espressiva. Accostarvisi con questa consapevolezza è fondamentale, laddove se ne voglia apprezzare appieno la portata.

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Marco Minniti

 
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