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CRIMSON PEAK

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4.5/ 5


User Rating
1 total rating

 

Pro


Ubriacante nella sua costruzione visiva, ammaliante e ipnotico, una fiaba dark tanto classica nei suoi contorni, quanto irresistibile.

Contro


Va tenuto presente che Del Toro non punta a spaventare, quanto piuttosto a sorprendere, affascinare ed intrattenere.


In breve

Stati Uniti, fine XIX secolo: la giovane Edith Cushing, aspirante scrittrice, conosce l’affascinante e misterioso Thomas Sharpe, nobile inglese. L’uomo è in visita con sua sorella presso la residenza dei Cushing, in cerca di un co-finanziatore per il suo rivoluzionario progetto di estrazione dell’argilla, da realizzarsi presso la sua tenuta familiare, in patria. Edith resta subito intrigata dal giovane Sharpe, ma suo padre si mostra sospettoso: indagando per suo conto, scopre un’incredibile verità sul passato di Sharpe, ma poco dopo viene misteriosamente assassinato. Ma Edith, ormai, è irretita e vinta dai suoi sentimenti per Thomas, e acconsente così a sposarlo e a seguirlo in Gran Bretagna. Qui, presso la solitaria villa degli Sharpe, nelle regioni della Cumbria, la ragazza si confronterà con demoni e fantasmi di un passato mai sopito…

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Posted 26 ottobre 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Dopo l’omaggio al filone fantascientifico/robotico di Pacific Rim (grande successo internazionale, e possibile iniziatore di un franchise) Guillermo Del Toro si immerge anima e corpo nei territori del gotico. Un cambio di registro che non stupisce, considerato l’eclettismo finora dimostrato dal regista messicano nel corso della sua carriera: nei tanti generi toccati, la cifra costante, per Del Toro, sembra essere quella di una fantasia visiva debordante, di una cura dell’immagine che non diviene mai vuoto formalismo, di un amore per materiali narrativi squisitamente popolari (che siano cinematografici, fumettistici o letterari) rielaborati alla luce di una sensibilità moderna. E i riferimenti, qui, sono del tutto trasparenti: i romanzi gotici di Henry James e Shirley Jackson, il mistery letterario e quello cinematografico, le ghost story filmiche di Roger Corman e quelle della Hammer (e il cognome della protagonista, Cushing, è in questo senso quasi una dichiarazione di intenti).

Progetto nato quasi un decennio fa, subito dopo il successo de Il labirinto del fauno, Crimson Peak è un’opera elaborata e visivamente sontuosa, che calza in modo perfetto alla fantasia di Del Toro: realizzando quella sintesi (efficacemente descritta dalla protagonista Mia Wasikowska in uno dei primi dialoghi) tra amore e morte, eros e thanatos, romanticismo e orrore, che rappresenta il cuore tematico del materiale a cui il regista si rifà. Una ghost story fieramente classica, che Del Toro e il direttore della fotografia Dan Lautsen immergono in un’atmosfera magica e fuori dal tempo: con tonalità di colore fiabesche, quasi ubriacanti nella loro reiterazione e giustapposizione, che riempiono lo schermo e irretiscono irresistibilmente l’occhio. Senza, tuttavia, distrarre da un racconto che anch’esso (pur più e più volte raccontato) esige di essere ascoltato di nuovo.

Trailer:

PRO

Dal rosso di cui viene tinto il logo della Legendary Pictures in apertura, colore dell’argilla estratta dal protagonista, e del (tanto) sangue nascosto nel suo passato, alle tonalità di verde e blu delle notti trascorse dalla giovane Edith nella sua residenza, fino al bianco della neve che (non) copre i misteri della famiglia Sharpe, tutto Crimson Peak è un florilegio di opposizioni cromatiche ed emotive, di sentimenti primari contrastanti, di passioni innominabili ed irresistibili. Quella di Del Toro (e del co-sceneggiatore Matthew Robins) è una fiaba gotica e dark, fuori dal tempo e dalle mode cinematografiche, sospesa in un mondo che solo apparentemente è quello (comunque sontuosamente rappresentato) di fine ‘800: la sua dimensione romantica è in realtà universale, archetipa espressione di una storia che è sintesi e riproposizione di tante altre, un eterno ritorno che esige il suo tributo di ascolto, passione, sofferta empatia. Immergendosi in un materiale che più classico non si può, limando al massimo i riferimenti contestuali (l’horror politico de La spina del diavolo e Il labirinto del fauno non è che un lontano ricordo) il regista messicano dirige quello che è forse il suo film più personale: (ri)trovando la sua cifra nell’aderenza filologica ai codici del genere, nell’abbraccio appassionato e incondizionato delle sue convenzioni, nella riproposizione spudorata dei suoi topoi. Un gioco fantasmatico quanto concreto (nella stessa, doppia dimensione delle apparizioni che tormentano la protagonista) in cui il regista viene seguito al meglio dal suo cast: da una Wasikowska novella Alice in un paese fatato di orrori, a una Jessica Chastain dal cuore nero e palpitante, fino a un Tom Hiddleston non più fratello rinnegato di Thor, ma qui altrettanto (e forse più) tormentato.

CONTRO

Trovare veri e propri difetti a un’opera come Crimson Peak è difficile. Si può rimarcare, di nuovo, quello che già abbiamo abbondantemente sottolineato: ovvero che il suo soggetto è espressione di una storia tante volte già raccontata ed ascoltata, e che questa caratteristica (più che dichiarata) va tenuta ben presente nella sua fruizione. E va sottolineato, inoltre, che la paura intesa nel senso in cui (quasi) tutto l’horror moderno la intende, non abita qui: il regista, consapevole che i trucchi e le convenzioni del genere, i salti sulla sedia e gli espedienti visivi e sonori, hanno già espresso tutto ciò che potevano esprimere, si guarda bene dal riproporli. E non prova neanche (e, a nostro avviso, fa bene) a suscitare angoscia o terrore con un materiale dai contorni tanto noti: in fondo, Crimson Peak punta a sorprendere, affascinare ed intrattenere, più che a spaventare. Il piacere del ritorno e del riconoscimento non può che escludere un sentimento (per sua definizione) legato all’imprevedibilità, come quello della paura. Chi si accostasse al film di Del Toro in cerca di un horror convenzionalmente inteso, farebbe bene a tenere a mente queste sue caratteristiche.

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Marco Minniti

 
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