non solo recensioni…

 
 


 
Da non perdere
 

CONFERENZA STAMPA: IO CHE AMO SOLO TE

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
5/ 5


User Rating
1 total rating

 


In breve

Una commedia dall’impianto collettivo, che vede riuniti alcuni dei protagonisti del mainstream italiano di oggi (e di ieri): Io che amo solo te, tratto dal romanzo omonimo di Luca Bianchini, segna la nuovissima prova dietro la macchina da presa per lo specialista Marco Ponti (nipote dello storico produttore Carlo Ponti). Ambientato a Polignano a Mare, piccola città costiera della Puglia, il film mette a confronto due coppie, una delle quali “giovane” e l’altra più stagionata: la prima è costituita da Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti, quasi-sposi che stanno ultimando i preparativi per le nozze; la seconda è formata dai rispettivi genitori, coi volti di Michele Placido e Maria Pia Calzone, un tempo innamorati e poi costretti, dolorosamente, alla separazione…

0
Posted 14 ottobre 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Una commedia dall’impianto collettivo, che vede riuniti alcuni dei protagonisti del mainstream italiano di oggi (e di ieri): Io che amo solo te, tratto dal romanzo omonimo di Luca Bianchini, segna la nuovissima prova dietro la macchina da presa per lo specialista Marco Ponti (nipote dello storico produttore Carlo Ponti). Ambientato a Polignano a Mare, piccola città costiera della Puglia, il film mette a confronto due coppie, una delle quali “giovane” e l’altra più stagionata: la prima è costituita da Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti, quasi-sposi che stanno ultimando i preparativi per le nozze; la seconda è formata dai rispettivi genitori, coi volti di Michele Placido e Maria Pia Calzone, un tempo innamorati e poi costretti, dolorosamente, alla separazione. In mezzo, tradimenti sognati e (quasi) consumati, parenti ex galeotti, funesti presagi meteorologici e cantanti improvvisate, fidanzate prestanome e rivelazioni impreviste; in un cast che vede, oltre ai quattro protagonisti citati, la presenza di volti quali Luciana Littizzetto, Eugenio Franceschini, Antonella Attili, Antonio Gerardi ed Enzo Salvi.

Il regista, insieme a Bianchini (anche autore della sceneggiatura) e a gran parte del cast, ha presentato stamattina il film a Roma, in un incontro stampa caratterizzato da un’impostazione forse ancor più “collettiva”, e partecipata, del film stesso.

Bianchini e Ponti, potete dirci com’è nato il progetto di adattare il libro?

Marco Ponti: Luca mi ha raccontato la storia, prima ancora di scrivere il romanzo: non sapevo ancora cosa ne avremmo fatto, ma la sentii subito come una storia nostra. Noi ci conosciamo e lavoriamo insieme da sempre: in questo caso, di passaggio in passaggio, si è creato un ulteriore legame, praticamente unico.

Luca Bianchini: E’ lui che che mi obbliga sempre a fare un cameo nei suoi film! Io ho scritto il romanzo pensando non lo avrebbe letto nessuno, invece inaspettatamente ha avuto successo. Concentrandomi solo sulla storia, ho trovato le corde dei lettori prima, e degli spettatori poi. Io non scrivo mai romanzi pensando che ne vengano fuori dei film, altrimenti scriverei sceneggiature. Fino all’ultimo, in realtà, questa storia l’ho presa un po’ sottogamba, non sapevo esattamente cosa potesse venirne fuori.

Laura e Riccardo, voi siete ma in un certo senso non siete i protagonisti: i ruoli più importanti, in realtà, sono riservati a Placido e Maria Pia Calzone.

Laura Chiatti: Questo lo sapevamo già: io sono stata costretta a leggere il libro, prima. Dico costretta non perché non mi piacesse, ma perché sono una lettrice molto lenta! Il film è arrivato in concomitanza col mio matrimonio, e questo ha reso il tutto più interessante. È vero, i veri protagonisti erano Michele e Maria Pia, ma per quanto mi riguarda è stato meglio così: quando i protagonisti sono altri, è più facile, hai meno responsabilità.

Riccardo Scamarcio: E’ bello anche interpretare dei personaggi che sono parte, e non necessariamente al centro, della storia: questo è un film corale. Loro erano maggiormente veicolo di emozione, mentre noi abbiamo fatto il “lavoro sporco”: questo consisteva nell’essere parte di un contesto, e nell’interpretare personaggi sempre in balia delle situazioni. E’ stato un lavoro interessante, in questi casi l’attore fa come un passo indietro.

Il paese di Polignano è in un certo senso un altro personaggio…

Michele Placido: Io sono nato nella Puglia peggiore e più anonima, quella interna. Ma c’è anche la Puglia della costa, bella sia storicamente che dal punto di vista paesaggistico. Polignano la conoscevo poco, ma ho scoperto che è un capolavoro della natura: molti vip, non a caso, vogliono comprare case lì. Anche i suoi cittadini sono straordinari. I produttori sono stati bravi a innestare nella cittadina un gruppo di attori bravissimi, autentici. Nel film c’è inoltre un gran senso di rispetto per la memoria, e per ricordi legati ai luoghi e alle persone, come può essere quello del primo amore.

Riccardo e Laura, dopo tanti anni fate di nuovo coppia sul set. In che cosa siete cambiati?

Laura Chiatti: Ormai siamo una coppia di fatto! Quando lavoro con lui c’è sempre quell’atmosfera cameratesca che mi riporta al sapore della scuola. Questo, poi, anche se non se lo meriterebbe, devo dirglielo: lui, a differenza mia, ha talento nell’analisi in prospettiva, ha una visione sempre chiara e completa di cosa sta facendo. Quando lavori con lui hai sempre molta sicurezza, e devo ringraziarlo per questo. Quando qualcuno ti chiede se sei cambiata, spesso è lui che in realtà è cambiato nei tuoi confronti: noi attori facciamo questo mestiere, ma la nostra vita rimane quella, i nostri valori e punti di riferimento restano gli stessi. Abbiamo solo una vita un po’ più caotica.

Riccardo Scamarcio: Io, ogni volta che mi propongono un film, propongo sempre che la parte femminile la faccia lei! Laura è un’attrice molto versatile, nella commedia poi ha una capacità particolare. Inoltre, è una partner che lavora in un modo che mi è davvero congeniale. Sul set ridiamo e scherziamo, ma lei è una che non si distrae mai.

Maria Pia Calzone, per il personaggio si è ispirata a qualche momento o ricordo del suo passato?

Maria Pia Calzone: No, nulla che riguardi la mia vita. Il primo amore, poi, preferisco non ricordarmelo, visto che mi ha solo ferito. Il merito di tutto credo vada a Bianchini: lui la storia l’ha scritta così, io ho cercato solo di abbracciare i sentimenti di questa donna. Come lei, conosco le dinamiche di questo paese, so cosa vuol dire sentirsi gli occhi addosso per qualcosa che hai fatto nel passato, e continuare a portare quest’onta.

E’ insolito un ruolo di tale spessore per un personaggio femminile che non sia una ventenne.

Maria Pia Calzone: E’ vero, i ruoli per le donne di mezza età, numericamente, sono inferiori. Qualche volta però succede di essere fortunati, com’è capitato a me. Evidentemente sono stata nel posto giusto al momento giusto.

Ponti, lei ha avuto il coraggio di fare una commedia insolitamente solare, sorridente. Come mai questa scelta?

Marco Ponti: Le parole che tornano spesso, nel film, sono “felicità”, “coraggio” e “mancanza di coraggio”. Mi sembrava fondamentale affrontare il film dedicando l’attenzione a questi temi, visto che oggi ce n’è un bisogno spasmodico. La commedia, se si è poco ispirati, diventa qualcosa di puramente consolatorio; mentre, all’altro estremo, c’è quella commedia che è solo grottesca, che vede il mondo tutto brutto. In mezzo, c’è una commedia che trova una via di mezzo, ma che non risulta stereotipata. I personaggi, qui, si muovono sempre nell’ottica di una speranza, e di una ricerca di felicità.

Placido e Scamarcio, secondo voi è possibile che in una provincia ci sia l’apertura mentale che si vede nel film, anche nei confronti di un figlio gay?

Michele Placido: Credo che la Puglia, con la presidenza di Nichi Vendola, sia stata tutto sommato all’avanguardia. Ricordo che all’epoca della sua campagna elettorale, mi chiamò Rifondazione Comunista e mi chiese di andargli a dare una mano in Puglia. Quando sono andato lì, e ho conosciuto lui e i suoi genitori, ho deciso di fare la campagna: ho visto una persona colta, intelligente, straordinaria. La campagna fu tosta, perché nei discorsi si andava a parare sempre lì. Convinsi persino il parroco; ma mi sono accorto che, alla fine, alle mamme pugliesi non frega niente di cosa fa o di con chi va il proprio figlio. Il messaggio del film credo sia veritiero. Io sono nato in una famiglia numerosa, in cui sono le mamme che in realtà impongono le regole: e mia madre mi ha insegnato che le scelte sentimentali sono sempre personali.

Riccardo Scamarcio: C’è la tendenza a pensare che al sud ci sia un atteggiamento retrograda verso questo argomento: e in effetti c’è, ma non solo lì. È un atteggiamento che in realtà c’è ancora in tutta Italia e in tutto il mondo. Anzi, proprio al sud a me è capitato di incontrare gente molto emancipata, quindi sì, credo che il personaggio di Michele sia verosimile. Ci sono paesi in cui il modello è talmente arcaico, che si rifanno a un mondo pre-industriale, in cui l’omosessualità era parte endemica della realtà.

Ponti, ci dica una parola su ognuno degli attori.

Marco Ponti: La prima voglio dedicarla a un’assente: Luciana Littizzetto. Una volta che l’abbiamo stanata da Torino, abbiamo scoperto che lei, lì a Polignano, ha una grande quantità di fans. Tutti le vogliono bene, e tutti volevano farsi foto con lei. Di Enzo Salvi mi ha colpito la sua umanità, è una cosa che percepisci subito; e ho capito subito che lui era perfetto per il ruolo di quell’entertainer da matrimonio, che lavora incessantemente. Di Michele Venitucci, posso dire che avevo bisogno di una figura che servisse a rendere credibile il tradimento subito dal protagonista: non volevo che il personaggio di Laura andasse col primo che capitava, ma doveva essere qualcuno che rappresentava davvero una minaccia. Antonio Gerardi, fa invece un personaggio (Torres, la vecchia fiamma di lei) che ci stava particolarmente a cuore, visto che doveva avere la muscolarità per rovinare un matrimonio. Laura è un personaggio in cui io e Luca ci siamo subito immedesimati, e che era un po’ la cartina di tornasole di tutti. Di Riccardo posso dire che è un attore che ti costringe ad alzare l’attenzione e a stare sempre concentrato: non puoi fargli la supercazzola da regista, tanto per confondere le acque. Maria Pia l’abbiamo subito identificata col personaggio di Ninella, era l’interprete perfetta, non ce n’erano altre. Michele era il personaggio forse più sfuggente, dovevamo studiarcelo e ragionarci per bene: infatti, doveva portare nel suo sguardo due aspetti, quello dell’uomo e quello del ragazzo. Antonella Attili interpreta Matilde, un personaggio difficile che poteva risultare solo sgradevole, una presenza da abbattere come un ostacolo: invece, nel film lei è una donna come si deve, che merita anche rispetto. Eugenio Franceschini, interprete dello zio Orlando, è il personaggio che ha quello che è il monologo del film: per renderlo più spontaneo possibile, gli ho detto che lo avremmo ripetuto al massimo due volte, e che poi lo avremmo tenuto qualunque ne fosse stato il risultato. Ha funzionato.


Marco Minniti

 
Avatar of Marco Minniti


0 Commenti



Commenta per primo!


Risposte


(required)