non solo recensioni…

 
 


 
Da non perdere
 

CONFERENZA STAMPA DI QUANTO BASTA

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
5/ 5


User Rating
no ratings yet

 


In breve

Nell’attuale, asfittico panorama della commedia italiana, chiuso in una sempre più spinta autoreferenzialità, qualcuno tenta a volte strade leggermente divergenti. Proprio da uno di questi percorsi, che punta a sorridere (con uno sguardo “da dentro”) su un tema come quello dell’autismo, nasce questo Quanto basta. Un film che, in realtà, mette insieme un’esplorazione ravvicinata, consapevole, su una condizione poco conosciuta, e spesso poco compresa, come quella della Sindrome di Asperger, con l’onnipresente motivo mediatico della cucina.

0
Posted 3 aprile 2018 by

 
Recensione completa
 
 

Nell’ attuale, asfittico panorama della commedia italiana, chiuso in una sempre più spinta autoreferenzialità, qualcuno tenta a volte strade leggermente divergenti. Proprio da uno di questi percorsi, che punta a sorridere (con uno sguardo “da dentro”) su un tema come quello dell’autismo, nasce questo Quanto basta. Un film che, in realtà, mette insieme un’esplorazione ravvicinata, consapevole, su una condizione poco conosciuta, e spesso poco compresa, come quella della Sindrome di Asperger, con l’onnipresente motivo mediatico della cucina, degli chef fai-da-te e di una creatività che (proprio laddove viene richiamata) finisce per diventare essa stessa stereotipo. Una creatività che qui viene invece espressa, in tutto il suo potenziale, da un personaggio come quello di Guido, aspirante chef autistico interpretato da Luigi Fedele. Con lui, un Vinicio Marchioni che, nel ruolo di tutor, esprime altre (ma non meno serie) difficoltà relazionali, in un incontro tanto apparentemente improbabile quanto capace di aiutare entrambi.

Dopo la proiezione per la stampa del film, a Roma, il regista Francesco Falaschi ha animato l’incontro con i giornalisti, insieme ai due protagonisti Fedele e Marchioni, alla co-protagonista Valeria Solarino, e al produttore Daniele Mazzocca. Hanno presenziato all’incontro anche i ragazzi dell’associazione Not Equal (alcuni dei quali fanno parte del cast), che ha fornito un’importante consulenza per le riprese.

Quale potrebbe essere una definizione per questo film?
Francesco Falaschi: È il tipo di film che voglio vedere da spettatore, una commedia drammatica. Abbiamo studiato tanto, come sceneggiatori, ci siamo documentati, il film nasce dopo la lettura di vari libri sul backstage della cucina. Fin dall’inizio, il film prevedeva la figura di un cuoco irascibile, un po’ violento, che deve insegnare a dei ragazzi tra i quali c’è un grande talento, che però ha dei problemi relazionali veri, certificati. Documentandoci, abbiamo trovato varie realtà di “autismo in cucina”, poi abbiamo incontrato il gruppo Not Equal, che davanti a noi ha materializzato rapporto tra la realtà neurotipica e quella neurodiversa. Ci ha affascinato il tema della Sindrome di Asperger, una neurodiversità lieve, ma che spesso viene considerata né abbastanza eclatante, né abbastanza lieve.

Come avete trovato l’equilibrio tra la “cornice” della cucina e il tema dell’Asperger?
Francesco Falaschi: Il rischio era fare una commedia solo sulla cucina, con un tema che era abbastanza sfruttato, oppure un film solo incentrato sull’autismo. Mettere le due cose insieme però ci è venuto naturale, anche perché avevamo già visto dei ragazzi Asperger cimentarsi nella cucina. Per loro quest’attività era una specie di “simulatore di volo” dei rapporti umani. Il cuore del film è l’incontro tra i due protagonisti, che alla fine hanno più affinità di quello che sembri.

Il film è un’avventura produttiva italo-brasiliana, un’esperienza abbastanza insolita.
Daniele Mazzocca: Sì, la mia società si chiama Verde Oro, un nome che già dice molto. Loro ci hanno visto potenziale per quel territorio, legato anche al tema del cibo. In Brasile ci sono molti italo-discendenti, San Paolo poi è una città con un gran numero di italiani, quindi lì abbiamo un ottimo potenziale. Tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, speriamo di uscire anche lì.

Fedele, come ti sei preparato per il ruolo?
Luigi Fedele: È stata un’esperienza di studio piuttosto profonda. All’inizio, sono partito dall’esterno e dall’esteriorità, cercando di osservare il linguaggio degli Asperger, e la loro relazione con lo spazio e col corpo. In una seconda fase, sono venuto a contatto diretto coi ragazzi, e conoscendo loro la ricerca si è spostata sull’interiorità: ho cercato di capire l’universo che c’è dietro ogni gesto, parola o silenzio. Quello è stato il momento più toccante, anche dal lato umano.

Come avete scelto i luoghi?
Francesco Falaschi: Per me è stato semplice pensare alla Toscana, visto che sono di lì, ma non volevo usare luoghi troppo da cartolina. I paesaggi, qui, avevano qualcosa di collegato al film, dovevano essere paesaggi lunari, che dessero l’idea di un viaggio breve ma che portasse lontano. Quelli che abbiamo scelto trasmettono un senso di secco, qualcosa di caldo ma bello, anche visivamente, nel colore. A Villa Dolciano, dove si tiene il contest, abbiamo visto quello che avevano scritto materializzarsi.

Marchioni e Solarino, come vi siete approcciati ai vostri rispettivi personaggi?
Vinicio Marchioni: Io ho trovato sceneggiatura piena di grazia, una qualità rara. Mi piaceva che questo chef avesse avuto un grande passato, ma che fosse a un punto morto della sua esistenza: la frequentazione della comunità inizia nella maniera più cinica e disillusa possibile. Mi piaceva che non ci fosse nessun pietismo o buonismo. Lui si presenta come il più “figo” di tutti, ma poi si scopre che è proprio quello che ha più bisogno di aiuto, per riprendere il filo della sua esistenza. Non ho fatto nessun tipo di preparazione, anche perché, come lui, dovevo saperne poco del tema: meno ne sapevo e meglio era. Lui è un protagonista che, in realtà, doveva mettersi a servizio della storia del film.
Valeria Solarino: È un film che ho amato fin dalla lettura della sceneggiatura. Mi ha colpito il rapporto tra due persone così diverse, e forse la bellezza del mio personaggio stava proprio nell’aver capito il punto di contatto che poteva esserci: entrambi hanno difficoltà a relazionarsi con gli altri, e lei fa carte false per riuscire a farli stare insieme anche da soli.

Marchioni, che ne pensi del dilagare dei programmi televisivi sulla cucina? Non ci trovi una sorta di “pornografia”?
Vinicio Marchioni: Sono d’accordissimo. Infatti, i talent semplicemente non li guardo.

E ti è mai capitato di andare in ristoranti dove si cucina, come si dice nel film, “l’amatriciana con l’aceto balsamico”?
Vinicio Marchioni: Mi è capitato, più che altro, di andare ristoranti grandi, asettici, dove non mangi niente. L’opposto di quello che piace a me. Da sempre frequento la gastronomia, comunque: quando fai l’attore, ti capita di renderti conto che ogni giorno della tua esistenza è servita a qualcosa.

Il film vuole trasmettere il messaggio che ciò che conta, nella vita, è soprattutto fare le cose semplici, e farle bene?
Francesco Falaschi: L’ideologia comune a entrambi i personaggi è proprio la classicità e la semplicità. Una persona, solo perché è celebre, non deve diventare esperto di qualsiasi cosa. Questo è uno dei mali del nostro tempo.
Vinicio Marchioni: In questo film non c’è lo stress. Noi viviamo in un periodo in cui lo stress è onnipresente, in cui qualsiasi cosa sembra fatta per mettere stress: a ogni cosa devi rispondere esclusivamente sì o no, i messaggi non devono superare i 140 caratteri, ecc. Questo non va bene per niente. Questo è un film in cui, al contrario, si sta in un mood più lento.


Marco Minniti

 
Avatar of Marco Minniti


0 Commenti



Commenta per primo!


Risposte


(required)