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CONFERENZA STAMPA DI OMICIDIO ALL’ITALIANA

 
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In breve

Giunto al suo secondo lungometraggio, in cui è di nuovo affiancato dall’inseparabile compare e sodale Herbert Ballerina, Maccio Capatonda (all’anagrafe Marcello Macchia) continua in questo Omicidio all’italiana a proporre il suo umorismo graffiante e calato nella contemporaneità. Qui, il comico/regista abruzzese omaggia ironicamente il giallo (nella sua variante più classica, quella del whodunit), offrendo al contempo un ritratto grottesco, sopra le righe e surriscaldato di una provincia italiana che viene improvvisamente “contaminata” dalle logiche mediatiche della tv del dolore.

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Posted 26 febbraio 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Giunto al suo secondo lungometraggio, in cui è di nuovo affiancato dall’inseparabile compare e sodale Herbert Ballerina, Maccio Capatonda (all’anagrafe Marcello Macchia) continua in questo Omicidio all’italiana a proporre il suo umorismo graffiante e calato nella contemporaneità. Qui, il comico/regista abruzzese omaggia ironicamente il giallo (nella sua variante più classica, quella del whodunit), offrendo al contempo un ritratto grottesco, sopra le righe e surriscaldato di una provincia italiana che viene improvvisamente “contaminata” dalle logiche mediatiche della tv del dolore.

Capatonda, insieme a Ballerina e agli attori Ivo Avido, Gigio Morra, Roberta Mattei, Antonia Truppo e Fabrizio Biggio, ha presentato oggi il film in anteprima a Roma, rispondendo (con la consueta vivacità) alle domande dei numerosi giornalisti presenti. Di tale incontro stampa, riportiamo qui i passaggi più interessanti.

Come è arrivato al singolare idioma parlato nel film?

Maccio Capatonda: Ci ho pensato per mesi a come farlo, volevo una lingua che fosse non localizzabile, un dialetto strano. Ci ho studiato un bel po’, ma poi ho lasciato perdere tutto e l’ho inventata subito prima di dare il primo ciak, in modo istintivo.

Qual è, delle categorie messe alla berlina nel film, quella che ne esce più massacrata?

Maccio Capatonda: Forse la domanda giusta è, semmai, chi non viene massacrato. In realtà, ho pensato più al “turismo dell’orrore”, e alla morbosità di luoghi come Avetrana. La curiosità per il tema mi è venuta soprattutto dalla vicenda dell’Isola del Giglio. Parte del film l’ho scritta a Cogne. Il film condanna un po’ tutti, ma io volevo partire dalla morbosità di noi spettatori, che ci appassioniamo a queste storie come se fossero delle fiction. L’unico personaggio assolto, forse, è quello della commissaria Pertinente.

Nel personaggio interpretato da Sabrina Ferilli, c’è forse la sintesi della figura di una nota criminologa e di quella di una conduttrice pomeridiana?

Maccio Capatonda: Sì, fate bene a pensarla così. In realtà, il personaggio incarna una figura di conduttrice spietata. Il criminologo, invece, nel film c’è letteralmente, ed è un consulente, Massimo Pigozzi. Lui mi ha dato molti consigli, e mi diceva sempre che la realtà è peggiore di quello che avrei voluto rappresentare.

E i personaggi “salvabili” quali sono?

Maccio Capatonda: Beh, quello del sindaco dev’essere salvabile per forza, visto che in fondo agisce ingenuamente: l’eroe del film è lui. Ballerina invece è l”errore”.

Com’è arrivato ai nomi “storpiati” che sentiamo pronunciare nel film?

Maccio Capatonda: Quelli sono un po’ un mio cavallo di battaglia, ma li creo in modo molto istintivo.

Qual è il motivo per cui bisognerebbe andare a vedere questo film, secondo lei?

Maccio Capatonda: Beh, intanto perché dobbiamo recuperare i soldi spesi! Il secondo motivo è che mi sono impegnato nel farlo, e quindi credo che contenga qualcosa di personale. Volevo far ridere, ma anche trasmettere un minimo di messaggio.

Come si sono immersi, gli attori, in questa storia? E cosa ne pensano delle recenti nomination ottenute ai David di Donatello?

Roberta Mattei: Il mio personaggio mi è piaciuto da subito: lei esprime un po’ la reazione che si ha di fronte alle notizie di questo paese, l’incredulità. È stato importante, per costruirlo, tanto guardare la televisione quanto dimenticarla. Mi piaceva il personaggio perché crede in qualcosa che sta svanendo. Non mi aspettavo la nomination ai David, mi ha colto di sorpresa. Non sono ancora consapevole al 100% di cosa voglia dire.

Antonia Truppo: Io ringrazio i produttori per avermi scelto, anche in im ruolo così piccolo. È un personaggio sopra le righe, il mio, ma lo interpretato seriamente. Sono contenta per la nomination ai David, un personaggio come quello di Indivisibili non so se mi ricapiterà a breve.

Herbert Ballerina (scherzoso): Io volevo esprimere il mio rammarico e la mia rabbia, per essere stato ignorato! Ma va bene, continuiamo così!

Capatonda, come ha coinvolto nel cast Sabrina Ferilli? Lei ha improvvisato, nell’interpretare il personaggio?

Maccio Capatonda: Quando ho scritto il ruolo ho subito pensato a lei, ma sinceramente credevo non accettasse. Mi conosceva poco, ma quando ha letto la sceneggiatura l’ha subito apprezzata, anzi ne è rimasta entusiasta. Sul set abbiamo cercato di rendere il personaggio molto credibile e poco macchiettistico.

Ballerina, qual è la differenza tra regista come Maccio e Gennaro Nunziante?

Herbert Ballerina: Con lui gioco un po’ “in casa”, visto che le mie prime cose le ho fatte con lui. Con Gennaro invece stavo in trasferta, non sapevo bene cosa aspettarmi; ma è stata comunque una bella esperienza, anche se è durata solo una settimana. Sono registi diversi, che mettono entrambi un po’ della loro natura in ciò che fanno.

Morra, come si è trovato in un film così?

Gigio Morra: Ho letto sceneggiatura, ho incontrato lui, e ho subito detto di sì: il primo istinto, per un attore, è sempre quello di lavorare. Io all’inizio della mia carriera ero un attore comico, e qui ho recuperato quell’attitudine. Per questo mi sono trovato benissimo: questo registro è pane per i miei denti.

E Fabrizio Biggio cosa può dirci sulla sua partecipazione al film?

Fabrizio Biggio: Il mio è un ruolo che mi ha entusiasmato: già la didascalia iniziale del film mi era piaciuta moltissimo. Sono un fan, innanzitutto. Mi piacciono molto anche questi crossover tra comici appartenenti a gruppi diversi: questa è una cosa molto comune in America, ma meno in Italia.

Il film è pieno di strizzatine d’occhio e di citazioni a film di genere famosi…

Maccio Capatonda: Io mi diverto sempre, quando lavoro. Qui, mi piaceva l’idea di fare un film che avesse un livello cinematografico migliore rispetto al mio esordio: ho cercato di adattarmi innanzitutto alla storia, e poi di mettere alcune citazioni. All’inizio ce n’è una di Funny Games, ad esempio, e poi un’altra di Point Break verso la fine. Alcune citazioni, poi, le faccio inconsciamente, e me ne rendo conto solo in un secondo momento.

Uno dei temi del film è la presenza pervasiva degli smartphone e dei social network, che hanno cambiato il concetto di realtà. La gente ormai crede di più a questi mezzi, che alla realtà che vede coi suoi occhi?

Maccio Capatonda: C’è una scena in cui il personaggio di Luigi dice testualmente “la realtà non è aggiornata”. I tempi attuali, in effetti, sono tempi in cui i progressi sembrano davvero avanti rispetto alla realtà stessa. Questo rappresenta un po’ lo scollamento tra i passi avanti della tecnologia e la realtà, che fa un po’ fatica ad adeguarsi.

Herbert Ballerina: Secondo me, ci vorrebbe qualcuno che arrivasse dall’alto e ci desse i dieci comandamenti su come usare i social. Li usiamo troppo e male: bisognerebbe regolamentarli.


Marco Minniti

 
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