non solo recensioni…

 
 


 
Da non perdere
 

CONFERENZA STAMPA DI BENEDETTA FOLLIA

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
5/ 5


User Rating
no ratings yet

 


In breve

Tra i titoli italiani di punta, prevedibilmente, di questo inizio 2018, il nuovo film di Verdone è stato presentato nella giornata di oggi alla stampa romana, in un incontro che ha visto, oltre alla presenza del regista, quella delle “spalle” femminili Ilenia Pastorelli e Lucrezia Lante della Rovere, quelle dei produttori Aurelio e Luigi De Laurentiis, e quelle degli sceneggiatori Nicola Guaglianone e Roberto Marchionni, in arte Menotti.

0
Posted 7 gennaio 2018 by

 
Recensione completa
 
 

Dopo gli ultimi lavori, in cui aveva in gran parte diviso le luci della ribalta con comprimari importanti (Pierfrancesco Favino e Marco Giallini in Tutti in piedi in paradiso, Antonio Albanese in L’abbiamo fatta grossa), Carlo Verdone torna con questo Benedetta follia a un lavoro in cui, apparentemente, il suo personaggio risulta essere di nuovo in primo piano. Una considerazione che comunque non cancella lo sforzo dell’attore/regista di puntare lo sguardo (anche) su un universo femminile di cui qui vengono rappresentate varie declinazioni (a partire da quelle, antitetiche, dei personaggi di Ilenia Pastorelli e Lucrezia Lante della Rovere); e che non esclude un discorso sul passare del tempo, da qualche anno abbozzato dal cinema di Verdone, che qui assume addirittura una forma plastica, con lo “sdoppiamento” del personaggio del protagonista in una singola, significativa scena.
Tra i titoli italiani di punta, prevedibilmente, di questo inizio 2018, il nuovo film di Verdone è stato presentato nella giornata di oggi alla stampa romana, in un incontro che ha visto, oltre alla presenza del regista, quella delle sopra citate “spalle” femminili, quelle dei produttori Aurelio e Luigi De Laurentiis, e quelle degli sceneggiatori Nicola Guaglianone e Roberto Marchionni (in arte Menotti).

Verdone, da cosa nasce l’idea del film?
Carlo Verdone:
Mi erano stati presentati due progetti, il secondo era quello di un film prevalentemente al femminile. Doveva essere una storia di sentimenti al tempo delle “app” informatiche, la storia di uno in difficoltà che incontra una ragazza anche lei in crisi, ma diversissima da lui. Ho sempre lavorato bene con le donne, e qui mi intrigava parlare in particolare dell’universo femminile.

La sua è anche una storia in cui le donne vengono viste diversamente da come sono state viste in passato. È una differenza voluta?
Carlo Verdone:
Volevo fare anche un film sulla serenità, sulla pacatezza, che fosse in grado di trasmettere un grande abbraccio. Credo sia qualcosa di cui tutti abbiamo bisogno.

E per gli sceneggiatori, com’è stato lavorare con un mostro sacro?
Nicola Guaglianone: Io sono cresciuto con l’immaginario di Carlo, conoscevo tutti i suoi film a memoria. Non aspettavo altro. Lui è uno da cui si può sempre imparare, anche quando hai oltre 40 anni e pensi che ormai il tuo modo di lavorare sia formato e strutturato.
Roberto Marchionni: E’ stimolante lavorare con lui, ma anche molto difficile, perché è uno che nella sua carriera ha fatto praticamente tutto. Tutte le idee possibili le ha già sperimentate, quindi è necessario cercare qualcosa di sempre nuovo.

Verdone, come ha lavorato col cast?
Carlo Verdone: Questo è in assoluto il film in cui ho meno diretto i miei attori. Mi sono concesso di concentrarmi di più sulla regia e di muovere di più la macchina da presa, proprio perché ero tranquillo con loro.

Nel film c’è anche una scena onirica, la prima nel suo cinema. Com’è stata realizzata?
Carlo Verdone: L’hanno scritta Nicola e Roberto, visto che quello non era territorio mio. All’inizio ero restio a inserirla, ma poi ho capito che andava fatta. È una scena musical che ha richiesto parecchi storyboard, inizialmente era molto più lunga, poi l’abbiamo accorciata. È stato molto faticoso realizzarla.

C’è una scena, con un telefono in una funzione un po’ particolare, che sembra richiamare Harry ti presento Sally…
Carlo Verdone: Quella è stata un’idea degli sceneggiatori, io ero molto restio a inserirla. Bisognava riprenderla in un certo modo per evitare che scadesse nella volgarità: bastava un piccolo errore e sarebbe diventata di cattivo gusto. Per convincermi mi hanno citato proprio Harry ti presento Sally, anche se lì la situazione era diversa…

E della scena in cui parla col se stesso più giovane allo specchio, cosa può dirci?
Carlo Verdone: Anche quella è stata pensata da Nicola e Roberto, doveva essere un omaggio a tutto quello che avevo fatto prima, un omaggio che però valeva più per loro che per me. Se ripenso a Troppo forte, vedo un altro personaggio, un’altra figura. All’epoca, partivo da un personaggio e ci creavo intorno una storia; ora, invece, il punto di partenza è la situazione.

Nel film si nota un’alchimia particolare con le figure femminili.
Carlo Verdone: Le donne sono lo sparring partner ideale: riescono sempre a mettermi in difficoltà. Qui, in particolare, il rapporto è con una donna giovane della periferia, una figura con cui c’è più contrasto. Proprio questo contrasto, specie nella commedia, funziona particolarmente bene.

Lo sguardo su Roma, città che attualmente sta attraversando molti problemi, non le sembra un po’ accomodante?
Carlo Verdone: Vista dall’alto, da un aereo che sta per atterrare, Roma è sempre bellissima. È una città che ha sempre una sua poesia, anche se poi, andando a vedere i dettagli, si notano anche le brutture che in questo momento la deturpano. Io, però, l’ho rappresentata per come vorrei sempre vederla, cioè bella. Mi sono stancato di leggere articoli sul degrado: quello c’è, e lo sappiamo. Io volevo cogliere la bellezza.

Com’è stato, per le attrici, lavorare con Verdone?
Maria Pia Calzone: Per me è stato come un sogno che si è avverato. È importante ricordare i suoi personaggi femminili, donne che non sono mai meramente agite dall’universo maschile, ma piuttosto agenti.
Ilenia Pastorelli: La mia Luna è una ragazza molto forte, positiva, che nonostante i suoi problemi riesce ad aiutare uno molto diverso da lei come Guglielmo. La loro scrittura è riuscita ad esaltare il mio personaggio: non credo di aver fatto la “coatta” piena di cliché, quella magari scritta da un pariolino che non conosce la realtà di borgata.

Nel film sembra esserci proprio il tema della differenza, ovvero dell’aiuto che può arrivare non da persone come noi, ma da gente apparentemente lontanissima dal nostro ambiente. È un’interpretazione corretta?
Carlo Verdone:
Sì, assolutamente. Ha colto quello che volevo esprimere alla perfezione. I contrasti tra persone lontane portano a situazioni inaspettate, ma è più facile che i legami nascano proprio da lì.
Maria Pia Calzone: Questa è una nota del film, certo. La commedia è sempre sodalizio, e questa storia ci dimostra che il sodalizio può arrivare da qualsiasi angolo, anche lontano da noi. Anche quando magari siamo abituati a ragionare per gruppi e per categorie.
Ilenia Pastorelli: Guglielmo e Luna incarnano mondi diversi, e da questi nasce un contrasto: un contrasto che genera dramma, ma anche comicità.

Verdone, nel film ci sono scelte musicali insolite per i suoi lavori, come La stagione dell’amore di Franco Battiato, e E la chiamano estate di Bruno Martino. Come mai ha deciso di inserire questi pezzi?
Carlo Verdone: Beh, ho inserito nel film sempre la musica che mi piace (nella prima sequenza, per esempio, c’è un pezzo di Joe Bonamassa, chitarrista americano) cercando però di allargare la visuale. Il pezzo di Martino, per esempio, rimanda a una Roma particolare, in bianco e nero, che forse non tornerà mai. Era, però, proprio quella Roma che volevo ricreare.

Tra i suoi prossimi progetti c’è una serie tv. Cosa può dirci a riguardo?
Carlo Verdone:
Ora non è il momento di parlarne, visto che siamo proprio alle battute iniziali. Dopo questo film ce ne sarà un altro, e poi probabilmente ci sarà la serie tv. C’è il progetto e la volontà di farla, ma è ancora tutto da definire, e parlarne ora sarebbe prematuro.


Marco Minniti

 
Avatar of Marco Minniti


0 Commenti



Commenta per primo!


Risposte


(required)