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CONFERENZA “KINGSAM- THE SECRET SERVICE”

 
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In breve

Alla presentazione del nuovo film di Matthew Vaughn “Kingsam-The Secret Service”, tratto dalla miniserie di fumetti di Marc Millare e disegnati da Dave Gibbson, erano presenti gli interpreti: il premio Oscar Colin Firth e  il giovane Taron Egerton, accanto a loro il gruppo musicale “Take That”, che ha scritto la Colonna sonora del film Colin […]

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Posted 10 febbraio 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Alla presentazione del nuovo film di Matthew Vaughn “Kingsam-The Secret Service”, tratto dalla miniserie di fumetti di Marc Millare e disegnati da Dave Gibbson, erano presenti gli interpreti: il premio Oscar Colin Firth e  il giovane Taron Egerton, accanto a loro il gruppo musicale “Take That”, che ha scritto la Colonna sonora del film

Colin Firth ha mai sognato da piccolo di essere una spia, come James Bond?

Colin Firth: Sì, da ragazzino sognavo di fare l’agente segreto, anche se non credo che sarei stato un granché. Chi è che non fantasticava da bambino, di avere una missione segreta da svolgere, un cattivo da sconfiggere?

Viviamo in un mondo molto instabile e in preda alla paura; questo film vuole porre una riflessione su tale condizione? Esistono secondo voi organizzazioni segrete come la Kingsman?

Colin Firth: Secondo me non attinge alla realtà, ma da altri film, che sono i veri punti di riferimento culturali con i quali gioca, un qualcosa che esiste nella fantasia. Ritengo che questa storia sia scritta con le sue convenzioni del mondo. Appartiene solo al mondo della fantasia, fa riferimento al mito. A parte Bond c’è un riferimento ai cavalieri della tavola rotonda. Tuttavia non credo esista una congregazione di questo genere nella realtà. Perché se ci fosse, con queste armi, con un programma e un obiettivo di questo genere, ne sarei spaventato a morte. In un mondo con una distinzione precisa tra bene e male, in un mondo così credo non ci sia posto per un gruppo così.

Taron Egerton: Direi che è un film sullo stile dello 007 di Roger Moore ambientato nel 2015, perché condivide molte qualità con quel genere di film. C’è l’aspetto cinematografico, l’aspetto teatrale, quello comico e altri dettagli che richiamano quel tipo di spy story che manca da un po’ di tempo. E’ un film che non vuole rifarsi al reale, sia per quanto riguarda le fasi di combattimento che per la linea spionistica. Tutto è iperstlizzato e ogni azione ha dell’impossibile.

Come si sono sentiti i Take-That quando sono stati chiamati per partecipare al film e soprattutto come hanno  sviluppato le colonne sonore del film?

Gary Barlow (Take That): Questa è la nostra terza collaborazione con Matthew Vaughn. Avevamo già collaborato con Matthew Vaughn per “X -Men: L’Inizio”, “Stardust” e “I Tre Moschettieri”, per cui è stato un piacere affrontare questo nuovo progetto. Lui ci ha chiamato a vedere una prima proiezione del film dove la computer grafica ancora non era presente e c’erano solo accenni fatti a matita. A noi comunque è servito per capirne il ritmo, la velocità di montaggio e capire qual’era l’intenzione della pellicola. Così tre giorni dopo abbiamo ricontattato Matthew, gli abbiamo fatto sentire il nostro brano e lui ci ha detto: perfetto, questo lo utilizzerò per i titoli di coda.  E’ stata una collaborazione che ci ha divertiti tantissimo.

In questo film c’è un elemento di riflessione contemporanea, quello di restare sempre connessi e in comunicazione. Voi che rapporto avete con questa tecnologia?

Taron Egerton: Io sono un patito di twitter e mi rendo conto che passo ore ed ore su internet a perdere tempo, leggendo cose di cui non mi interessa nulla e che tuttavia mi fagocitano. La cosa mi spaventa però non posso farci nulla.. Molti mi chiedono se il film sia una riflessione sul concetto di “classe sociale”, mentre credo che in profondità il messaggio sia da ancorarsi al tema dell’informazione su internet e del rapporto dell’essere umano con la tecnologia. Credo comunque che da un punto di vista legislativo questo settore sia ancora molto poco regolamentato.

 Colin Firth: Io non sono un patito di twitter e non si nemmeno cosa significhi “hashtag” e mi tengo a discreta distanza dai social media. Quest’ultimi, come tutti i settori che hanno potere, possono svilupparsi nella giusta o nella cattiva direzione gestendo la geografia dei nostri rapporti. Detto questo la tecnologia serve e può anche aiutare la creatività, visto che con un i-phone possiamo anche realizzare un film.

Gary Barlow (Take That): Noi siamo tutti su Twitter, e io lo trovo uno strumento molto divertente, un modo geniale per capire cosa fanno le persone, per imparare. Sono d’accordo con Taron e Colin, è comunque un settore nuovo e ci saranno delle problematiche, credo però che  ci sia anche un versante educativo, didattico dei social media nonostante le varie problematiche che pone questo mondo virtuale. Per esempio io comunico molto con mio figlio di 14 anni con WhatsApp, in particolar modo quando devo avvisarlo che la cena è pronta. E’ un mondo molto divertente quello dei social media, abitato da gente molto divertente, ma anche da gente molto crudele.

 

C’è una scena nel film in cui Colin stermina dei fedeli in una chiesa. Ad alcuni ha fatto venire in mente i recenti fatti accaduti alla redazione di Charlie Hebdo, pensate ci possa essere un riferimento?

Colin Firth: Non credo si possa fare questa connessione anche se ovviamente ognuno è libero di fare e sviluppare qualsiasi tipo di collegamento. Credo comunque che  possa suonare evasivo affermare che il film è pura fantasia, che non ha nulla a che vedere con la realtà, perché comunque ogni cosa attinge da qualcos’altro. E ogni volta che si guarda qualcosa, ognuno è libero di poterci vedere quello che vuole sulla base della sua esperienze. Detto questo il regista ha girato il film  un anno fa, quando la tragedia di Parigi non era minimamente prevedibile.

Taron Egerton: Collegandomi a ciò che ha detto Colin e restando sul rapporto di questa pellicola con il reale, in questo film abbiamo eroi troppo granitici per essere affiancati al contesto di tutti i giorni. Questi  personaggi non hanno nulla di sfumato e sono volutamente portati all’eccesso. Per cui non credo sia corretto tracciare un parallelo tra realtà e film.

Nel film esiste un rapporto tra classi che lega molto i Kingsman alla House of Lords inglese, I Kingsman sono forse una metafora della House of Lords ?

Colin Firth: In effetti c’è la possibilità di una cosa del genere, ma va considerato che in questo film tutti questi elementi, bene, male, nobiltà e follia sono rappresentati a larghi tratti, privi di sfumature. Per cui decostruendo la pellicola ci si accorge di quanti paradossi ci siano. Per esempio io non considero la House of Lords un’istituzione particolarmente importante, ma sono rimasto stupito quando si sono espressi contro la pena di morte, quindi anche li esistono delle contraddizioni.

Taron Egerton: Anche Michael Caine, nel suo personaggio arcaico che cerca di mantenere lontano questo ragazzo plebeo, alla fine lo vediamo perdere la rigidità e mostrare le sue origini.

 

Un elemento importante del film sono le scene di lotta. Come vi siete preparati per affrontarle, sono state più importanti le lezioni di lotta o di danza?

Colin Firth: Quelle di danza! Per me è stato estremamente pesante e doloroso. Per Taron forse ancora di più perché è stato scelto più avanti nel corso delle riprese e quindi ha dovuto recuperare. Io mi sono dovuto allenare sei mesi, tre ore al giorno con circa dieci persone che mi seguivano. E questo anche mentre lavoravo con Woody Allen. Mi dovevo alzare prima la mattina, mi punivano sottoponendomi a questi intensi allenamenti e poi dopo andavo da Woody e fingevo di essere questo spensierato uomo senza problemi. Un allenamento che peraltro nella vita reale non mi è stato di nessuno aiuto perché se qualcuno volesse fare a botte con me l’unica cosa che potrei fare è mettermi a ballare.

Taron Egerton: Per me è stato duro, anche perché quando Matthew mi ha assegnato la parte mi ha detto che  il ruolo lo avrei potuto avere solamente a condizione che mi allenassi duramente e raggiungessi le condizioni fisiche adatte per eseguire le azioni previste. Quindi mi sono allenato intensamente, anche durante il corso delle riprese, la mattina mi alzavo prima, andavo in palestra, facevo l’allenamento e tante volte è capitato anche di allenarmi la sera. Mi ricordo un giorno con Colin, eravamo con i nostri allenatori nello studio in cui provavamo, e ad un certo punto mi è stato chiesto di arrampicarmi su una corda. Io ho detto: “scordatevelo, neanche da ragazzino sono mai riuscito a farlo!”  Così mi è stato risposto: “non ci pensare, vai e usa anche i piedi se necessario”. Allora mi sono avvicinato alla corda e senza accorgermene mi sono trovato su in cima. E’ stato qualcosa che oggi non sarei in grado di rifare.


Federica Di Bartolo

 
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