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CODICE 999

 
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Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


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Pro


Ben diretto e fotografato, retto da una buona tensione di genere.

Contro


Eccessivamente derivativo e stereotipato nella gestione di personaggi e situazioni, con molte forzature, e un cast poco convinto e in qualche caso mal sfruttato.


In breve

Franco Rodriguez e Marcus Belmont, poliziotti corrotti, vengono ricattati dalla mafia russa per compiere un impossibile furto: dovranno introdursi in un ufficio del governo per rubare dati sul boss della cosca, da poco finito in carcere. Insieme ai criminali Michael Atwood, Russell Welsh e al fratello di quest’ultimo, Gabe, gli uomini capiscono che l’unico modo per portare a termine il colpo è il Codice 999: la chiamata, cioè, che segnala alle forze di polizia che un loro membro è stato colpito in uno scontro a fuoco. La banda pensa così di sfruttare il diversivo per potersi introdurre facilmente nella sede governativa; il soggetto scelto per essere sacrificato è il giovane collega di Marcus, Chris Allen. Inaspettatamente, però, il giorno del colpo quest’ultimo riesce a sopravvivere, innescando una reazione a catena che rischierà di compromettere la riuscita della missione, e la stessa sopravvivenza dei membri del gruppo…

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Posted 16 aprile 2016 by

 
Recensione completa
 
 

C’è una recente tendenza, nel cinema occidentale, a riproporre gli stilemi del noir (variamente declinati) e a riutilizzarli in contenitori moderni, dalla confezione spesso patinata, con l’ausilio di un buon numero di star. Dopo i recenti esempi dei gangster movie di Scott Cooper (Black Mass il suo ultimo lavoro) e del britannico Legend, è ora l’australiano John Hillcoat a confrontarsi col genere. Hillcoat, in realtà, si mostra più memore del neo-noir e della rilettura che, nella sua intera carriera, un maestro come Michael Mann aveva fornito del genere; senza dimenticare l’interpretazione dolente e pessimista che certo cinema asiatico (soprattutto hongkonghese) aveva dato di classiche storie di tutori della legge e criminali.

Codice 999, gangster movie d’azione dall’anima noir, mette a confronto poliziotti corrotti e in preda a forti tormenti etici, ed esponenti del crimine che i loro codici morali (spesso spietati) li seguono senza esitazione. Un’interpretazione del genere, debitrice ad autori come Mann e Johnnie To, che sfuma le differenze tra personaggi positivi e negativi, caricando il racconto di quell’aura pessimista che le sue riletture più recenti hanno consegnato alla storia. Un’operazione portata avanti con un cast di notevole peso (Casey Affleck,Woody Harrelson, Kate Winslet e Norman Reedus tra i nomi coinvolti) e innervata dall’abilità di Hillcoat nella direzione delle sequenze d’azione: con una gestione improntata al realismo e all’essenzialità, su una descrizione ambientale che prova a gettare uno sguardo antropologico sull’universo criminale urbano e sulle sue peculiarità.

Trailer:

PRO

Hillcoat continua a dimostrarsi un ottimo metteur en scène, dall’innegabile abilità tecnica, e con un occhio particolare per gli ambienti e la loro gestione in chiave di elementi significanti per il racconto. Qui, il regista australiano dirige alcune notevoli sequenze action (tra queste, il lungo prologo) tutte innervate da un notevole realismo, da una leggibilità e pulizia di messa in scena che tuttavia non toglie nulla al loro potenziale meramente cinematografico. Caratterizzato da un comparto visivo di pregevole fattura, che si giova di una fotografia e di una ricostruzione scenografica di buon impatto, Codice 999 è un prodotto di genere confezionato e messo in scena nel migliore dei modi.

CONTRO

Dopo i promettenti esordi de La proposta e The Road, e dopo il più convenzionale Lawless, questo Codice 999 sembra segnare una definitiva normalizzazione per lo sguardo autoriale di John Hillcoat. Il modo che lo script ha di affrontare il suo materiale è quello più banale e scolastico: con una gestione prevedibile e risaputa di caratteri e twist narrativi, una serie di forzature di racconto nella progressione della vicenda, nonché alcune parentesi involontariamente grottesche (il ritrovamento delle teste mozzate nella frazione iniziale, la risoluzione del tutto nella sequenza finale). Di buona fattura tecnica, il film soffre di una scrittura deficitaria, eccessivamente derivativa, che si limita a riproporre del materiale ampiamente assimilato senza preoccuparsi di reinterpretarlo. Il cast, infarcito di nomi di grido, non sembra in realtà molto a suo agio con il soggetto: da un Casey Affleck monocorde a un Woody Harrelson dal piglio manierato e gigioneggiante, fino a una Kate Winslet poco sfruttata negli inediti panni di un capo criminale. Questa particolare variante del noir, rivitalizzata negli ultimi decenni dalle opere di alcuni maestri, aveva necessità di un respiro maggiore, e di uno sguardo più personale, per dire qualcosa di davvero interessante per il pubblico del 2016.

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Marco Minniti

 
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