non solo recensioni…

 
 


 
Da non perdere
 

COCO

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
5/ 5


User Rating
no ratings yet

 

Pro


Film spettacolare, ricco di intuizioni visive e lirismo, capace di unire i migliori elementi della tradizione disneyiana alla poetica della casa di John Lasseter, fatta di temi forti ma anche di un continuo sguardo verso il futuro.

Contro


Non ci sono reali difetti. Il film, pur essendo tranquillamente fruibile da un pubblico più giovane, presenta anche temi di un certo spessore, che forse i più piccoli non potranno cogliere appieno.


In breve

Il dodicenne Miguel, che vive nel villaggio messicano di Santa Cecilia, sogna di diventare un musicista. Il ragazzo ha un talento straordinario con la chitarra, e un’ammirazione incondizionata per Ernesto de la Cruz, star locale morta sul palco anni prima; il problema è che la famiglia di Miguel ha messo rigorosamente al bando la musica, da quando il suo trisavolo, cantante e musicista di grandi speranze, lasciò la famiglia per inseguire i suoi sogni artistici. L’unica, dei membri viventi della famiglia, ad aver conosciuto il misterioso musicista (di cui tutti rifiutano di parlare) è sua figlia Coco, bisnonna di Miguel, vecchia e costretta su una sedia a rotelle. Durante la ricorrenza del Dìa de Muertos, Miguel rimuove inavvertitamente la foto di famiglia dalla ofrenda rivolta ai defunti, scoprendo che il suo trisavolo usava la stessa chitarra di de la Cruz. Ormai convinto di essere il discendente del grande musicista, Miguel decide di partecipare al concorso canoro locale, organizzato proprio in occasione della ricorrenza dei morti…

0
Posted 21 dicembre 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Dopo un paio di titoli in cui a prevalere è stata l’esigenza di riciclare vecchie idee vincenti (Alla ricerca di Dory, sequel del celebrato Alla ricerca di Nemo, il fiacco Cars 3), la Pixar torna a lavorare su un soggetto totalmente originale. È un’uscita che, nel nostro paese, riveste una certa importanza distributiva, quella di questo Coco, perché (con la distribuzione in sala prevista per il 28 dicembre) il film di Lee Unkrich ambisce a diventare il titolo d’animazione delle prossime feste natalizie, ricoprendo il ruolo che l’anno scorso fu del disneyiano Oceania. Non è un caso che la Disney, qui co-produttrice e distributrice internazionale del film, abbia puntato forte su questa uscita, prevista tra i mesi di novembre e dicembre in gran parte dei paesi occidentali, in virtù di una sempre più stretta sinergia (produttiva, ma soprattutto creativa) con lo studio di John Lasseter.
E si vede tutta, la sinergia di intenti, nel film di Unkrich, sia nella grande importanza dell’elemento musicale (stavolta organico alla trama, ma non per questo meno presente) sia in un nucleo forte di temi (la famiglia, gli affetti, il tempo che passa, la morte) che uniscono la poetica portata avanti in quasi un secolo dalla Disney, agli argomenti introdotti e sviscerati nell’ultimo ventennio dalla casa di Lasseter. Un’unione di intenti che (differentemente dagli ultimi titoli, in cui si notava una certa stanchezza, e un facile occhieggiare al gusto “medio”) si traduce stavolta in una sintesi felice e vincente. Grazie a una scrittura equilibrata, e ad un impressionante comparto visivo, Coco unisce il meglio delle energie dei due colossi di animazione, fondendo il lirismo e la sottile malinconia delle migliori opere Pixar (c’è molto della riflessione sul tempo di Up!, unita a un immaginario freak e quasi gotico) con la dialettica tra crescita personale e (ri)scoperta delle proprie radici che ha sempre informato di sé le opere Disney; e che di recente avevamo ritrovato (rinnovata e rimessa a lucido) proprio in Oceania.
Il risultato è un’opera indirizzata a (e fruibile da) un pubblico più che mai trasversale, che trova nella meraviglia audio-visiva (le molte canzoni, ma anche l’impressionante rappresentazione della terra dei morti) gran parte del suo potenziale; ma che riesce altresì a costruire una narrazione credibile e ricca di sorprese, in circa 110 minuti densi ed equilibrati. Tra le voci originali del cast, va ricordato Gael Garcia Bernal nel ruolo del compagno e guida del protagonista Hector, e Benjamin Bratt in quello della star Ernesto de la Cruz; mentre, tra i doppiatori italiani, segnaliamo la voce di Mara Maionchi nel ruolo dell’anziana Coco, e quella di Valentina Lodovini in quello della madre del piccolo protagonista.

Trailer:

PRO

 

Dovrebbe essere già chiaro, da quanto scritto finora, che Coco si situa decisamente sul versante delle opere più profonde e riuscite nella produzione Pixar: il suo incredibile livello tecnico, le sue fantasmagorie cromatiche (che tuttavia non rinunciano, nei minuti iniziali, a un’intro fiabesca e gradevolmente retrò, memore dei sogni della lanterna magica e delle visioni del pre-cinema) si fondono a una grande densità tematica e ad una narrazione lirica ed equilibrata. Il viaggio del giovane Miguel, a ripensarlo, ha tutte le tappe del più classico romanzo di formazione, e la sua evoluzione è tutt’altro che imprevedibile; tuttavia, si resta avvinti dalla lucidità con cui lo script pennella i personaggi e gli incontri/scontri del protagonista, descrivendo qualcosa che di fatto è di più (e più profondo) di un semplice racconto morale. Se è vero che l’enfasi sulla crescita, sulla scoperta del mondo e di sé, e sull’importanza delle radici, sono temi che tornano di film in film nella migliore produzione Disney (ma anche, da punti di vista diversi, in quella Pixar) la riflessione in chiaroscuro sulla morte, il riuscito sguardo sul tema della memoria (e su quello, oscuro e sottilmente inquietante, del suo opposto, ovvero l’oblio), la fantasia dark di cui il film viene disseminato, sono segni di un immaginario in continua evoluzione, che nei suoi esempi più felici (e qui siamo di fronte a uno di questi) riesce a schivare la trappola dell’immobilismo e della vuota reiterazione.

CONTRO

Difficile trovare autentici difetti al film di Unkrich. Come per alcuni dei più riusciti film Pixar, va ricordato che i più piccoli (pur laddove non avranno alcun problema a fruire il film, e a goderne) non potranno probabilmente cogliere le tante implicazioni della sua trama, alcune delle quali decisamente adulte. Consiglieremmo inoltre, vista la ricchezza e la qualità del cantato del film, oltre alla difficoltosa coesistenza del parlato italiano con alcune espressioni forzatamente lasciate in lingua spagnola, di cercare una sala dove venga proiettata (non dovrebbe ormai essere difficile, specie nelle grandi città) una copia in lingua originale.

GALLERY


Marco Minniti

 
Avatar of Marco Minniti


0 Commenti



Commenta per primo!


Risposte


(required)