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CIVILTÀ PERDUTA

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4.5/ 5


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Pro


Regia di grande respiro e potenza evocativa, sceneggiatura puntuale ed equilibrata, ottime interpretazioni: un affresco, insieme storico e umano, che non può non coinvolgere.

Contro


Difficile trovare al film reali difetti. Vista la qualità della recitazione, va comunque raccomandata la visione in lingua originale.


In breve

Gran Bretagna, inizio XX secolo. Percy Fawcett, maggiore dell’esercito britannico, viene incaricato dalla Royal Geographical Society di compiere una pericolosa spedizione nella foresta amazzonica, allo scopo di sanare alcune controversie tra i paesi limitrofi. La missione, che dura due anni, si rivela un successo, ma Fawcett è ormai affascinato da ciò che ha visto in Amazzonia. Poco dopo il suo ritorno, il militare convince così la società a finanziare una nuova spedizione, allo scopo di esplorare le terre incontaminate che solcano il Rio Verde. Il nuovo viaggio gli fa scoprire alcuni reperti antichissimi, che lui interpreta come le tracce di una mai scoperta civiltà, che ribattezza “Z”. Costretto a un prematuro ritorno in patria dopo la diserzione di uno dei suoi uomini, Fawcett continua a ripensare a ciò che ha visto, restando convinto della giustezza delle sue supposizioni sull’esistenza di una civiltà nascosta. Gli anni passano, e sull’Europa si abbatte la tragedia della Prima Guerra Mondiale. Ma il richiamo della foresta amazzonica, e dei suoi misteri, non ha smesso di esercitare il suo fascino sul non più giovane militare…

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Posted 24 giugno 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Presentato fuori concorso nell’ultima Berlinale, dopo un primo passaggio al New York Film Festival, il sesto film di James Gray si prepara ora ad approdare nelle sale italiane. Un regista, Gray, dalla produzione parca e poco incline alle sirene del mainstream, che parte della critica finì prematuramente per dimenticare dopo che al suo folgorante esordio, il noir Little Odessa (1994) seguì un’opera meno compresa come The Yards, realizzato ben sei anni dopo. Seguendo la sua personale traiettoria, attraverso un cinema umanista che si nutre tanto di biografie di individui tormentati, quanto dei rivolgimenti e delle contraddizioni della Storia, Gray conferma con questo Civiltà perduta la sua fascinazione per gli incontri/scontri tra mondi, visioni, concezioni della vita. Una tema che si dipana attraverso un potente affresco dell’Inghilterra di inizio secolo, e attraverso la biografia di uno dei suoi (meno celebrati) protagonisti.

Quello di Gray è un film che, come tutto il suo cinema, si nutre di una classicità mai nascosta, facendo tuttavia emergere in essa una sensibilità che è insieme personale e assolutamente moderna. L’epopea di Percy Fawcett ha il passo e il respiro del cinema avventuroso d’altri tempi, si prende il suo tempo per la costruzione di un clima epico e per la pennellata che delinea (con precisione e gusto) lo sfondo storico. Tuttavia, al regista sembra interessare principalmente la resa di una passione che diventa ossessione, la lotta di un personaggio visionario contro un establishment che (a seconda dei casi) blandiva e ripudiava la sua ingombrante figura, il conflitto tra la forza di un sogno e gli imperativi sociali con cui questo confliggeva. Sul confine tra l’affresco storico e il dramma familiare e umano, il film di Gray adatta ed entra in sintonia col romanzo di David Grann, avvalendosi della complessa e stratificata recitazione di un protagonista come Charlie Hunnam, coadiuvato da un insolito (e quasi irriconoscibile) Robert Pattinson quale sua principale spalla.

Trailer:

PRO

Difficile non restare catturati dalla visione epica del nuovo film di James Gray, dalla grandiosità e puntualità insieme della descrizione che fa di due mondi, dalla sua ambizione a rappresentare uno spaccato di storia attraverso una vicenda personale emblematica quanto poco trattata dalle cronache. Quello di Gray resta un cinema umanista, che privilegia i personaggi e il loro rapporto (spesso problematico) con l’ambiente sociale che ne forma la biografia. Cinema dallo sguardo autenticamente antropologico, che stavolta può estendersi sulle dimensioni del viaggio epico, di un volgere di secolo pregno di visioni ma anche di (giustificate) inquietudini, di un sogno che diviene ossessione. La forza della messa in scena si accompagna ad una sceneggiatura equilibrata e perfettamente bilanciata tra il racconto epico e quello intimo e familiare; mentre le già citate prove attoriali (a Hunnam e Pattinson si somma il giovane Tom Holland, già discusso protagonista del nuovo Spider-Man – Homecoming) si giovano di un’eccellente direzione d’insieme. Lo spietato realismo delle sequenze ambientate sul campo di battaglia, contraltare terreno e sanguigno all’impeto dell’utopia incarnata dal protagonista, lasciano il posto, nell’ultima mezz’ora, a un necessario “riannodare i fili”, preludio a una conclusione dalla grande potenza figurativa ed emotiva.

CONTRO

Difficile trovare veri difetti al film di Gray, opera tanto complessa quanto “popolare” e capace di parlare a un pubblico ampio e trasversale. Possiamo solo raccomandare, per apprezzare al meglio la duttilità attoriale del protagonista (nonché la diversa modulazione della sua prova nelle varie fasi della storia) un’opportuna visione in lingua originale.

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Marco Minniti

 
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