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CINQUANTA SFUMATURE DI NERO

 
Regia
 
 
 
 
 


 
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Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
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Pro


Il film tenta di approfondire più da vicino le dinamiche di un rapporto non convenzionale, analizzando la concezione “proprietaria” di un rapporto di coppia.

Contro


La sceneggiatura inanella una serie di eventi privi di un centro e di una direzione precisa, contrassegnati da una concezione pruriginosa e moralista delle pratiche al centro della storia.


In breve

Dopo la fine della loro travagliata relazione, Christian Grey e Anastasia Steele sembrano aver preso strade diverse. Lui è tornato alla guida del suo impero finanziario, lei, dopo la laurea, ha trovato un buon impiego presso una casa editrice. Tuttavia, durante una mostra fotografica organizzata da un amico di Anastasia, i due si incontrano di nuovo: il fuoco della passione, mai realmente sopito, si riaccende in un attimo. Stavolta, però, Christian sembra disposto a rinunciare alle più estreme delle sue inclinazioni pur di non perdere l’amore di Anastasia: ma, dal passato dell’uomo, emergono fantasmi, fisici e metaforici, che sembrano complottare per minacciare la felicità dei due. In particolare, una depressa ex fidanzata di Grey, e la vecchia “madrina” che lo iniziò ai misteri del sesso, tornano a reclamare ciò di cui, col ritorno di Anastasia, si sentono ingiustamente usurpate.

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Posted 9 febbraio 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Il successo di Cinquanta sfumature di grigio, fortunato adattamento cinematografico del primo romanzo della trilogia bestseller di E. L. James, non poteva che essere preludio ad un nuovo franchise cinematografico. La stessa trilogia della James, d’altronde, nasceva (con la sua furba rielaborazione di motivi, erotici e non, da subito pronti ad essere portati sul grande schermo) come operazione che aveva nel medium cinematografico un suo sbocco, se non naturale, certo fortemente auspicato. Questo Cinquanta sfumature di nero, tuttavia, ha avuto una genesi più lunga e travagliata del previsto, visti i noti problemi tra la scrittrice e la regista del primo film, Sam Taylor-Johnson, rea di aver limitato le scene di sesso rispetto a quanto si era visto nel romanzo.

Così, con l’arrivo in cabina di regia di James Foley (già regista degli apprezzati A distanza ravvicinata e Americani) il secondo episodio della trilogia giunge finalmente sullo schermo. Un avvicendamento, quello in favore di Foley, che vede la soddisfazione sostanziale delle richieste della James (sul totale della durata del film, le sequenze in cui sono ritratti amplessi sono senz’altro più presenti), ma anche un lieve spostamento di visuale nell’ottica della storia: ad essere sotto la lente di ingrandimento, ora, sono i fantasmi passati e presenti del personaggio interpretato da Jamie Dornan, nelle persone di una ex depressa e di una rancorosa madrina del sesso, qui col volto di Kim Basinger.

Il film cerca così, da un lato, di tenere fuori campo la componente più esplicita delle ossessioni del protagonista (relegate, almeno nella prima metà, a poche e circostanziate sequenze), dall’altro di esplorare più da vicino le dinamiche di un rapporto che, laddove cerca di espungere la componente di dominazione che caratterizzava la sua fase precedente, dall’altro vede la difficoltà di modificare, in uno dei suoi terminali, un’inclinazione che sembra innata e inestirpabile. Inclinazione che si sposta qui nella quotidianità, in una tendenza al controllo che rivela una concezione “proprietaria” del rapporto di coppia, e che fa sentire le sue ricadute proprio nel passato che riemerge impetuoso, come una sorta di condanna destinata a minare, in eterno, la ritrovata stabilità della coppia.

Trailer:

PRO

Rispetto al precedente Cinquanta sfumature di grigio, il film di Foley tenta di approfondire, con uno sguardo più ravvicinato, le dinamiche di un rapporto BDSM, nel quale la dominazione non è (solo) esplicita e manifesta, ma soprattutto esercitata nel quotidiano. La prima metà del film gioca soprattutto col fuoricampo (al di là delle inevitabili concessioni al gusto “kinky” della storia), e con una dialettica di attrazione/repulsione, nel personaggio interpretato da Dakota Johnson, che in sé non è priva di potenzialità. Proprio rispetto alle interpretazioni della Johnson e dello stesso Janie Dornan, bisogna inoltre rilevare un certo miglioramento, sia nella confidenza dei due attori con i rispettivi personaggi, sia in un affiatamento che qui sembra più solido e naturale.

CONTRO

Al di là delle discrete premesse poste nella prima parte del film, questo Cinquanta sfumature di nero si rivela un film altrettanto fallimentare (seppur diverso) del suo predecessore. La sceneggiatura, anche laddove cura maggiormente i dialoghi (le risate involontarie, pur presenti, si contano qui in misura minore rispetto al primo film) inanella una serie di passaggi narrativi improbabili, traducendosi in uno scollato susseguirsi di eventi privi di un centro e di una direzione precisa. Lo sbandierato subplot thriller, espresso sostanzialmente nelle due figure introdotte ex-novo nella trama (sprecatissima, nelle sue potenzialità, quella interpretata da Kim Basinger) è del tutto pretestuoso e privo di evoluzione, mentre le lungaggini si alternano, senza soluzione di continuità, a improvvise e ingiustificate accelerazioni di ritmo: è esilarante, solo per fare un esempio, il modo in cui la proposta di matrimonio rivolta da Grey alla donna, di poco successiva all’inizio della convivenza dei due, viene quasi subitaneamente accolta. Il tutto si traduce in una specie di Harmony fastidioso, a tratti tedioso, in cui l’eros “non convenzionale” è ancora una volta visto sotto l’ottica borghese (e intimamente moralista) di chi, da certe pratiche, è incuriosito come da un fenomeno da baraccone. Il carattere pruriginoso ma irrimediabilmente patinato del soggetto, mutuato dalle storie originali e pensato in ottica mainstream, ne annulla totalmente i pochi, pur presenti, motivi di interesse.

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Marco Minniti

 
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