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CELL

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
2/ 5


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Pro


Sequenza iniziale di discreto impatto per quegli spettatori che si accostassero “vergini” alla visione del film. Location suggestive.

Contro


Gravato da evidentissimi difetti di regia e sceneggiatura, incapace di costruire un efficace climax, confuso nelle scene d’azione e caratterizzato da una deleteria frenesia nella gestione della narrazione.


In breve

Appena arrivato all’aeroporto di Boston, di ritorno da un viaggio di lavoro, il disegnatore di fumetti Clay Riddell contatta telefonicamente la sua famiglia. L’uomo ha da poco rotto con sua moglie Sharon, ma è ora determinato a riallacciare i contatti con lei e con suo figlio Johnny. Poco dopo la fine della telefonata, Clay è testimone di un improvvisa esplosione di follia tra i presenti all’aeroporto: una serie di atti di violenza, apparentemente immotivati, gettano in breve tempo la struttura nel caos. Nel giro di poco, Clay si rende conto che è l’uso dei cellulari a causare l’epidemia di violenza omicida; sfuggendo alla furia dei contagiati, l’uomo si rifugia nella stazione della metropolitana, dove incontra il macchinista Tom. Dopo aver appreso che la crisi ha dimensioni planetarie, i due riescono ad attraversare la città fino a casa di Clay, dove incontrano la giovane Alice, vicina di casa dell’uomo. Clay, insieme ai suoi nuovi compagni, decide allora di mettersi in viaggio verso la casa in cui trovano alloggio Sharon e Johnny, nella speranza che i due siano riusciti a sopravvivere alla crisi…

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Posted 16 luglio 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Era ormai da oltre un ventennio che Stephen King, autore dal rapporto prolifico quanto tormentato con la Settima Arte, non firmava una sceneggiatura per il grande schermo: precisamente, il suo ultimo lavoro cinematografico risale al 1992, anno in cui scrisse il copione del poco entusiasmante I sonnambuli, diretto da Mick Garris. Da allora, l’attività del King sceneggiatore si è concentrata esclusivamente sul piccolo schermo, con conseguimenti non dissimili (nella loro modestia) a quelli che lo scrittore aveva già fatto registrare al cinema: vanno segnalate le imbarazzanti miniserie L’ombra dello scorpione e Stephen King’s Shining (quest’ultima pensata come risposta al presunto “tradimento” di Stanley Kubrick ai danni del suo romanzo del 1978), anch’esse dirette da Garris; nonché un recente episodio del serial Under the Dome, tratto da un acclamato romanzo dello scrittore.

Nonostante i modesti conseguimenti ottenuti in passato, King torna ora con questo Cell ad adattare direttamente una sua storia; rilevando un progetto dalla genesi lunga e travagliata (i diritti del romanzo furono acquistati nel 2007, un anno dopo la sua uscita) che ha già visto l’abbandono, per contrasti con la produzione, del primo regista designato Eli Roth. Passato nelle mani di Tod Williams (già regista dell’horror Paranormal Activity 2) il film segue nelle sue linee principali l’intreccio del romanzo, che narra l’odissea di un uomo alla ricerca della sua famiglia, in un mondo devastato da un apocalittico virus. Se, come nel romanzo originale, il vettore del contagio (i telefoni cellulari) diviene occasione per la prevedibile critica all’abuso della tecnologia, il film aggiunge qui un elemento sovrannaturale, incarnato da un’entità da incubo che sembra essere l’autentica “mente” dell’epidemia. Viene modificato, inoltre, il criticato finale del romanzo, nel segno di una risoluzione comunque altrettanto ambigua.

Trailer:

PRO

Per quegli spettatori che si accostassero “vergini” al film, senza sapere nulla del suo tema, la sequenza iniziale rappresenta un momento cinematografico di discreto impatto: l’improvvisa, non annunciata esplosione di violenza che getta l’aeroporto nel caos scuote il film e precipita immediatamente lo spettatore nel vivo dell’azione. Le location, nonostante il loro uso non ottimale da parte del regista, rappresentano un elemento di una certa suggestione, a fare da teatro a un viaggio del protagonista che vorrebbe colorarsi dei toni della narrazione epica e del ritorno a casa. Gli appassionati dello zombie movie (filone ormai appartenente al mainstream) troveranno immediatamente coordinate familiari (e fonte di attrattiva) in un prodotto che, pur teoricamente non attinente al genere, ne rispetta in gran parte canoni e regole.

CONTRO

Al netto della sua travagliatissima genesi, Cell è nel complesso un prodotto fallimentare, incapace di sfruttare le suggestioni del suo soggetto e funestato da evidentissimi difetti narrativi e di regia. La scarsa dimestichezza del regista con le sequenze d’azione è palese nella confusione che caratterizza queste ultime (ivi compreso l’incipit nell’aeroporto); le cose non vanno meglio nei momenti in cui l’azione lascia il passo ai dialoghi e alla descrizione del viaggio del protagonista, caratterizzati da un’inusitata fretta e da un montaggio incomprensibilmente serrato. Il film sembra costantemente mostrare un senso di frenesia nella progressione narrativa, impedendo alla storia di respirare e di prendersi il suo tempo per coinvolgere lo spettatore. La sceneggiatura, scritta da King insieme ad Adam Alleca, non consente minimamente di empatizzare con personaggi che, quando non escono rapidamente di scena, restano rozzamente delineati (a cominciare dal partner del protagonista, interpretato da Samuel L. Jackson). Lo stesso viaggio, alla ricerca della sua famiglia, di un John Cusack più che mai legnoso, non riesce mai a suscitare il coinvolgimento emotivo che ci si aspetterebbe. Tra parentesi oniriche confuse e pacchiane, una mal integrata componente sovrannaturale, sequenze corali involontariamente grottesche (tutta la parentesi all’interno del bar) il film si muove stancamente verso un finale loffio e incomprensibile: risultato di una riscrittura, da parte dello stesso King, che voleva forse accentuare l’ambiguità della conclusione del romanzo, ma riesce invero soltanto a perderne in suggestione.

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Marco Minniti

 
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