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CATTIVISSIMO ME 3

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
2.5/ 5


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Pro


Episodio che si innesta agevolmente sulla formula della saga, puntando sulla fidelizzazione del pubblico, su un buon livello tecnico e su qualche riuscita intuizione visiva.

Contro


La scelta di giocare sul sicuro si traduce in una scarsa cura narrativa. I vari subplot del film sembrano procedere ognuno per proprio conto, privi come sono di una reale amalgama.


In breve

Divenuto ormai un agente speciale della Lega Anti Cattivi, Gru si trova a fronteggiare un nemico più temibile di tutti quelli finora incontrati: si tratta di Balthazar Bratt, ex bambino prodigio degli anni ‘80, riciclatosi come super-criminale. Quando Bratt riesce a sfuggirgli dopo un rocambolesco tentativo di furto, Gru viene reputato incapace, e licenziato dalla Lega. Rimasto senza lavoro, l’ex “cattivissimo” viene inoltre abbandonato dai suoi fedeli aiutanti, i piccoli Minions. Ma le sorprese, per Gru, non sono finite qui: una lettera gli rivela infatti l’esistenza di un fratello gemello, residente in una lontana città, che vuole conoscerlo. Gru incontra così Dru, fratello ripudiato dal padre, che è ora smanioso di dimostrare la sua abilità nel crimine. Ma le intenzioni di Gru sono specularmente opposte rispetto a quelle di Dru: Bratt, infatti, è appena riuscito a mettere a segno il furto tentato durante il suo confronto con l’ex agente, e questi vede ora la possibilità di catturarlo e riabilitarsi…

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Posted 30 agosto 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Prosegue dritta per la sua strada, la saga del “cattivissimo” Gru, forte di due capitoli e di uno spin-off (il recente Minions), di incassi crescenti e di un pubblico ormai fidelizzato: un’eterogenea fascia di spettatori affezionati a una formula capace di garantire (grazie a trame scorrevoli, e a personaggi di un certo appeal) una buona trasversalità di target. Questo Cattivissimo me 3, quindi, si innesta su una base ampiamente collaudata, scegliendo di rischiare poco in termini di elementi nuovi, andando solo ad approfondire ulteriormente (aggiungendovi il motivo del fratello gemello) la già esplorata realtà familiare del protagonista.

Un elemento in certa misura nuovo, ma in fondo in linea con la voglia della saga di attrarre tanto i giovanissimi, quanto i loro genitori, è quello della carica vintage del villain Balthazar Bratt, richiamante esplicitamente gli anni ‘80. La storia del personaggio sviluppata negli eighties, i suoi passi di danza à la Micheal Jackson, il suo look, gli accessori e le canzoni che ne accompagnano le gesta, sono tutti elementi in linea con l’ormai comune moda nostalgica per quel decennio, che ha visto di recente permeare di sé moltissimi prodotti della cultura di massa (ne sono esempio la serie Stranger Things e il recente film Atomica Bionda).

Se la dialettica tra voglia di ordine e pace da una parte, e tendenza all’innocua ribellione e a una inoffensiva “cattiveria” dall’altra, si spostano qui sul piano del rapporto tra i due fratelli gemelli, il contrasto col personaggio di Bratt introduce quindi un elemento che ammicca direttamente a una parte (consistente) del pubblico della saga. Come elemento di contorno, pensato invece a uso e consumo dei più piccoli, il subplot della ribellione dei Minions, che dopo il film loro dedicato si ritagliano qui un segmento di trama quasi autonomo, oltre ad alcuni divertenti sketch collettivi.

Trailer:

PRO

I cineasti Pierre Coffin e Kyle Balda (timoniere storico della saga il primo, regista in solitaria di Minions il secondo) sfruttano al meglio, e col minimo sforzo, un soggetto e dei personaggi con cui il pubblico ha ormai sviluppato (e consolidato) un buon rapporto di affetto e fidelizzazione. Giunti al terzo film in sette anni (quattro se si conta il già citato spin-off) Gru e compagni possono ormai contare su quel piacere del riconoscimento e della reiterazione che è chiave del successo per ogni franchise cinematografico e/o televisivo.
Il look e la carica vintage del villain Bratt, inoltre, il suo richiamarsi direttamente a un decennio (gli anni ‘80) oggi più che mai vivo nella memoria, riesce a toccare i tasti giusti, evitando a quella frazione di spettatori più in là con gli anni il rischio (sempre presente) della noia. Noia che viene schivata, anche, grazie a buoni quantitativi di azione, a un livello tecnico generalmente elevato, e a qualche buona intuizione visiva (le mise bianco/nero dei due fratelli gemelli, e l’interessante contrasto che queste generano). Da segnalare, inoltre, un robot/mostro che, nella parte finale del film, sembra richiamare i tokusatsu giapponesi, forte di un’espressione facciale piacevolmente (anche se non sappiamo quanto volutamente) inquietante.

CONTRO

Giunta al suo terzo capitolo, la saga inizia a mostrare la corda, principalmente a causa della scelta di registi e sceneggiatori di adagiarsi su una formula sicura, disinteressandosi più che in passato della compattezza e dell’equilibro del racconto. Qui, più che nei film precedenti, si ha l’impressione di uno spunto decisamente pretestuoso, di un’esilità di fondo che si riflette in tutta la scollata ed episodica narrazione del film. Questo Cattivissimo me 3 si compone di un insieme di subplot che sembrano procedere ognuno per proprio conto, mentre quella che dovrebbe essere la storyline principale (il confronto del protagonista con Balthazar Bratt) potrebbe essere agevolmente ridotta alla durata di un cortometraggio. Le rimanenti vicende narrate (l’incontro di Gru col fratello gemello, la ricerca degli unicorni da parte della figlia più piccola, la ribellione/ammutinamento dei piccoli Minions) restano prive di amalgama col racconto principale, mostrando anche un livello di cura narrativa decisamente sotto la media (sia la riappacificazione tra i due fratelli, che il ritorno “nei ranghi” delle piccole creature gialle, avvengono in modo troppo rapido). Per tutti questi motivi, questo terzo episodio risulta a tutt’oggi il capitolo più debole dell’intero franchise, denunciando la scelta di puntare sempre più sul sicuro, adagiandosi sulla fidelizzazione del pubblico, a scapito non solo di possibili innovazioni, ma anche della stessa cura narrativa del prodotto. Una scelta che, alla lunga (e al netto di una probabilissima prosecuzione della saga) potrebbe decretare la rapida usura dell’intera formula.

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Marco Minniti

 
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