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CATTIVI E CATTIVI

 
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Scheda
 

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Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


User Rating
3 total ratings

 

Pro


Noir dall’ottimo ritmo, ben scritto e messo in scena, con una confezione che non fa pesare le ristrettezze di budget.

Contro


La durata limitata finisce per comprimere un po’ le potenzialità del soggetto.


In breve

In una Roma sempre più ostaggio della criminalità, una serie di sanguinose scorribande legate al traffico di droga mette in crisi la polizia. Dietro, sembra esserci una coppia di criminali assortiti, temuti e spietati. Un ispettore di polizia anziano, determinato e con un forte senso etico, sembra essere rimasto l’unico a sfidare apertamente i malviventi. Per fermarli, l’uomo non esiterà ad allearsi con una banda rivale, minacciata dallo strapotere del duo. Ma la determinazione e la lotta per la giustizia non saranno prive di conseguenze, per il poliziotto, arrivando a minacciare anche i suoi affetti personali…

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Posted 9 agosto 2018 by

 
Recensione completa
 
 

Dopo la parentesi “solare” (virgolette d’obbligo) de La fuga, thriller/melò ad ambientazione diurna, girato quasi come un kammerspiel, Stefano Calvagna torna a immergersi nella notte della “sua” Roma, quella popolata dagli outsider che dall’inizio della sua carriera il regista ha messo sotto la sua lente d’ingrandimento. Lo fa, il regista romano, con un thriller secco e teso, di nuovo contratto nella durata (80 minuti), che torna a raccontare l’oggi dei bassifondi con uno sguardo memore del passato. Il cinema a cui Calvagna guarda è ancora quello degli anni ‘70, del poliziottesco di Lenzi e Deodato, qui innervato però da una vena noir forse ancor più evidente rispetto al passato.

Il titolo, Cattivi e cattivi, è quasi una dichiarazione di intenti. Difficile, nell’oscurità avvolgente di una città che celebra un’illusoria notte di Natale, trovare un personaggio interamente positivo. Persino il poliziotto col volto (segnato) di Massimo Bonetti trascura la sua famiglia, e arriva a scendere a patti col ras locale interpretato, con la solita, generosa istintualità, dallo stesso regista. A sua volta spietato, a sua volta non privo di una personale e inflessibile etica. Lo sfondo è quello di una capitale forse già condannata, che tuttavia è anche l’unica casa che accolga e tenga vivi questi “animali notturni”, che siano essi poliziotti, spacciatori, criminali, prostitute o figure di confine (il barista con la figlia disabile).

La Darkness che una volta era on the edge of Town, per citare Bruce Springsteen, si estende ormai fino al cuore stesso della città, toccando finanche le sue zone più centrali, lasciando borghesi e pariolini rinchiusi nei loro attici, sfocati, fuori campo, fuori da ogni possibilità di comprensione o azione. Di loro, solo quelli che scendono direttamente sul campo di battaglia, che con esso si contaminano (l’avvocatessa, compagna del personaggio interpretato dal regista) si guadagnano un pezzetto di palcoscenico. Spettri inquieti (ma dolorosamente concreti) che si contendono un territorio da riconquistare pezzo per pezzo, da cui tentare di far uscire goccia dopo goccia quel fluido che lo sta avvelenando. Con una determinazione che inevitabilmente (per il personaggio di Bonetti) diviene quasi ossessione, e non può che parlare (essa stessa) il linguaggio della brutalità.

Trailer:

PRO

Incurante di mode e tendenze del cinema italiano (finanche di quello di genere) Calvagna continua a produrre il suo cinema con un ritmo regolare, attestandosi sulla media di un film all’anno e ribadendo, di lavoro in lavoro, la sua filosofia indipendente. Girato in sole due settimane, Cattivi e cattivi si giova di una confezione che non fa pesare le ristrettezze produttive, affidandosi all’ottima fotografia di Matteo De Angelis, capace di cogliere, con piglio naturalista, le strade di una Capitale dai colori e dalla consistenza mai così realistici. La sceneggiatura di Emanuele Cerman, tratta da un soggetto dello stesso regista, disegna i personaggi con precisione, assemblando un intreccio noir che fa convergere efficacemente le singole linee narrative in un finale ad alto tasso emotivo; mentre tutto il cast (a partire dal protagonista Bonetti, proseguendo con i due villain Andrea Autullo e David Capoccetti, per finire con l’istrionica prova dello stesso Cerman nei panni di un criminale psicotico) funziona bene, giovandosi di una convincente direzione d’insieme. Tra i lavori del regista più esplicitamente legati al genere poliziesco/noir, questo è forse quello che mostra il ritmo più serrato e convincente, condensando la sua trama in 80 minuti molto densi; e inserendo nel tessuto narrativo alcune parentesi grottesche (che lasciamo scoprire allo spettatore) che riescono a non stonare nel contesto noir del racconto.

CONTRO

Terminata l’ora e venti del film, e nonostante il carattere conchiuso e autoconclusivo della storia, si finisce, paradossalmente, per volerne “di più”: in parte, ciò è dovuto all’abitudine ormai attestata ai racconti cinematografici più estesi (blockbuster americani in primis), in parte a un soggetto che aveva, probabilmente, le potenzialità per essere ulteriormente sviluppato ed esteso. Potenzialità che comunque vengono sviluppate, nella dimensione consentita dalla tipologia del progetto (e, presumibilmente, dal suo budget) in modo più che adeguato.

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Marco Minniti

 
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