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CARS 3

 
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3/ 5


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Pro


La saga Pixar conferma il suo mix di azione e umorismo, cercando in parte di svecchiare i suoi contenuti. La svolta dell’ultima mezz'ora prefigura, per il suo prosieguo, scenari interessanti.

Contro


Il clima precocemente “autunnale” di questo terzo episodio appare un po’ pretestuoso. L’incedere stanco della storia tiene il film lontano dalle migliori opere Pixar.


In breve

Dopo anni di trionfi e gloria, l’auto da corsa Saetta McQueen ha un po’ tirato i remi in barca. Abituato a stare sempre in vetta alle competizioni automobilistiche, Saetta viene inaspettatamente battuto da Jackson Storm, avversario giovane e aggressivo, astro nascente del mondo delle corse protagonista di una vorticosa ascesa. L’ultima corsa che vede opposti Saetta e Storm si trasforma in una disfatta per il primo: un disastroso incidente, con gravi danni annessi, costringe lo stagionato campione a un lungo ritiro. I riflettori sono ormai tutti per Storm: l’astro di Saetta sembra ormai al tramonto. Ma, dal luogo del suo ritiro, l’auto viene assistita da Cruz Ramirez, una eccentrica “motivatrice”, che sembra decisa a usare tutti i mezzi per far tornare McQueen ai vertici. Ma riuscirà l’ex campione ad opporsi allo strapotere di un avversario più giovane, più spavaldo, e che ormai sembra aver preso il suo posto nel cuore del pubblico?

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Posted 12 settembre 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Sequel che conferma e consolida la sinergia tra Disney e Pixar, terzo episodio di un franchise sulla carta “minore” (ma non a livello di incassi) per lo studio di John Lasseter, Cars 3 sembra portare la vicenda di Saetta McQueen (un più eufonico Lightning McQueen nella versione originale) su un binario più autunnale. Dopo un primo episodio che brillava per la sua freschezza, pur all’interno di una formula tutt’altro che nuova per l’animazione (l’”antropomorfizzazione” degli oggetti) e un secondo che citava, in modo semplice ed efficace, il genere dello spy movie, la saga sembra voler riflettere sul tempo che passa, sulla memoria e sull’invecchiamento, preparandosi (forse) a un passaggio di testimone. Una scelta non scontata, visto che in fondo si è solo al terzo episodio, ma forse dettata dalla consapevolezza del rischio di usura, per una formula che stava rapidamente esaurendo le sue potenzialità.

Così, Saetta invecchia senza accorgersene, il mondo delle corse si trova una nuova stella (dotata della giusta carica di sbruffoneria), e un nuovo personaggio, nella forma di una motivatrice sui generis, cerca di riportare in pista il vecchio campione. All’azione e al divertimento che hanno sempre rappresentato il marchio di fabbrica della saga, si mescola una certa carica di malinconia, mentre i “segni” e i fantasmi del passato (il ricordo dei trionfi di Doc Hudson, vecchio mentore del protagonista) si moltiplicano. Con questo terzo episodio, l’esordiente Brian Fee (già storyboarder per molte opere Pixar) cerca così di coniugare l’immediatezza della saga con quel mood malinconico, riflessivo, capace di riflettere sul tempo e sulle conseguenze del suo scorrere, che ha caratterizzato una parte (importante) della produzione della casa di Lasseter (Up, Toy Story 3).

Trailer:

PRO

La saga “automobilistica” targata Pixar, arrivata al suo terzo episodio, conferma l’ottimo livello tecnico espresso finora, oltre al mix di azione e umorismo (indirizzato principalmente – ma non solo – al pubblico più giovane) che ne ha sempre caratterizzato le basi. Il mood fantastico della saga, che fonda il suo immaginario su suggestioni che si spostano dal vorticoso mondo delle competizioni internazionali ai piccoli e polverosi circuiti di provincia, espressione di una filosofia roots che vede il sogno americano come miraggio da rincorrere (sempre) on the road, si ritrova intatto in questo terzo film; sommandosi a una componente malinconica e riflessiva che cerca di svecchiarne le premesse e ampliarne, almeno parzialmente, le basi. In questo senso, l’ultima mezz’ora di film opera una svolta interessante, nella trama, ponendo le premesse per una prosecuzione del franchise su premesse parzialmente rinnovate: ciò grazie all’ingresso (in un ruolo tutt’altro che secondario) di un personaggio che probabilmente vedremo ancora, e in modo massiccio, come quello di Cruz Ramirez.

CONTRO

La saga creata da Lasseter, giunta al terzo episodio, stava esaurendo il suo potenziale, e di questo gli sceneggiatori sembrano essersi (giustamente) avveduti: la soluzione trovata, tuttavia (il subentrare di un precoce mood autunnale, con tutta la sua carica malinconica) non convince del tutto. Abituati ai franchise più lunghi ed elaborati del moderno cinema d’intrattenimento (d’animazione e non) si resta perplessi di fronte al prematuro invecchiamento del protagonista, arrivato quando si è giunti appena al terzo capitolo. Le successive riflessioni sulla vecchiaia, sul confronto intergenerazionale, sulla sopravvivenza dei sogni e sull’accettazione dello scorrere del tempo, restano a un livello invero superficiale, facendo trasparire un po’, nel contesto della storia, la loro natura pretestuosa. Siamo lontani, insomma, dallo spessore delle migliori opere Pixar (viene in mente il recente, splendido Inside Out, ma non solo) capaci di riflettere su temi di assoluto spessore coi mezzi dell’animazione rivolta al grande pubblico. Qui, tutto è lineare, prevedibile, già visto: lo stesso personaggio che era stato pensato per dare una svolta alla trama (quello della motivatrice Cruz Ramirez) risulta, per tutta la prima parte del film, stereotipato e poco digeribile. Su tutto il racconto aleggia un senso di stanchezza, che viene riscattato in parte solo dalla virata nell’ultima frazione: foriera, quest’ultima, di un auspicio giustificato (ma non automatico) per un futuro risollevarsi della saga.

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Marco Minniti

 
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