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CAPTAIN AMERICA: CIVIL WAR

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Il gigantismo produttivo del progetto Marvel colpisce di nuovo nel segno: un crossover che lascia a tratti ammaliati, desiderosi di assaporare i prossimi tasselli del suo universo.

Contro


Lo stacco tra la prima e la seconda parte del film, a livello di tono, è abbastanza netto: nella sua seconda frazione, il film si disunisce, esprimendo un’ironia spesso decontestualizzata.


In breve

Circa un anno dopo lo scontro con Ultron, gli Avengers restano coinvolti in un grave incidente internazionale. Il capitano Steve Rogers, insieme a Natasha Romanoff, Sam Wilson e Wanda Maximoff, è in missione in Lagos per sventare il furto di una pericolosa arma biologica, quando l’intervento di Wanda causa accidentalmente il bombardamento di un edificio, con un gran numero di vittime civili. L’incidente fa sì che il favore dell’opinione pubblica verso gli Avengers cali drasticamente: per correre ai ripari, l’Organizzazione delle Nazioni Unite impone che tutte le attività superumane vengano regolamentate e inquadrate nella sua sfera di competenza. Mentre Tony Stark, scosso per l’accaduto, accetta immediatamente l’accordo, Rogers si mostra al contrario restio: al momento della firma, tuttavia, a Vienna un nuovo attentato provoca la morte del re del Wakanda, T’Chaka. La ricostruzione dell’attentato da parte degli inquirenti punta al Soldato d’Inverno Bucky Barnes, legato da un’antica amicizia con Captain America…

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Posted 2 maggio 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Il tredicesimo film del Marvel Cinematic Universe è anche quello che inaugura la sua cosiddetta Fase Tre, caratterizzata da una sempre più stretta integrazione dei suoi personaggi. Captain America: Civil War, infatti, anche se nominalmente legato al franchise del capitano Steve Rogers, è in realtà un’opera collettiva: un crossover che riunisce gran parte del gruppo degli Avengers (mancano all’appello solo Thor e Bruce Banner) descrivendone lo scontro e introducendo nel contempo due nuovi personaggi. Tra questi ultimi, attesissima era l’apparizione (già preannuciata dal trailer) di uno Spider-Man adolescente, interpretato dal giovane Tom Holland ed entrato con questo film, a pieno titolo, nell’universo Marvel. Ma anche l’entrata in scena di T’Challa/Pantera Nera, altro personaggio storico del marchio fumettistico americano, è destinata a rivelarsi foriera di sviluppi per il futuro.

In quanto crossover super-eroistico, declinato sul piano dello scontro tra due fazioni di personaggi, Captain America: Civil War viene istintivamente accostato al recente Batman V Superman: Dawn of Justice, prodotto dagli storici rivali della DC: va detto, però, che il film dei fratelli Anthony e Joe Russo giunge in un periodo di piena maturità del franchise targato Marvel, precisandone e portandone definitivamente a compimento l’interdipendenza. Una maturità che nell’universo DC (complici gli squilibri narrativi dei due film finora prodotti) è ben lungi dall’essere raggiunta: la storica rivalità tra i due marchi, giunta dalle strisce disegnate fino allo schermo, ha finora premiato (anche a livello commerciale) lo studio di Kevin Feige. Che si rifà qui, nello specifico, a una graphic novel intitolata proprio Civil War, datata 2006 e liberamente adattata per il contesto del MCU.

Trailer:

PRO

È difficile non restare affascinati, a tratti ammaliati, dal gigantismo produttivo e dall’ambizione del progetto Marvel. Un universo interdipendente che si fa sempre più complesso e integrato, che comprende più di un medium (quattro le serie televisive finora prodotte) e che sembra giungere con questo Captain America: Civil War a piena maturità. Colpiscono i rimandi ai personaggi e ai precedenti film del franchise, si delinea chiaramente la sempre più stretta dipendenza dei vari tasselli di questo mosaico, e si gioca abilmente con le aspettative dello spettatore (non solo negli ormai immancabili finali dopo i titoli di coda). Un’espressione moderna, trans-mediale e accattivante, del concetto di serialità, che qui raggiunge il suo massimo potenziale. Funziona molto bene, ed è pensata proprio in quest’ottica, la già discussa apparizione di un giovanissimo Peter Parker/Spiderman, finalmente “tornato a casa” (come atteso da molti fans) e reso partecipe dello stesso universo dei suoi “colleghi”: il suo interprete Tom Holland crescerà con lo stesso personaggio, ma già sembra incarnarne bene i tratti di base (loquacità e autoironia nell’azione).

Per tutta la sua prima parte, il film si preoccupa (ed è un bene) di preparare il terreno al successivo scontro tra le due fazioni di eroi, ricollegandosi direttamente al precedente Captain America: The Winter Soldier, e approfondendo la dolente storia di amicizia tra Steve Rogers e il Soldato d’Inverno Bucky Barnes: premessa di un confronto giocato sul terreno dei valori (e delle motivazioni che muovono i suoi protagonisti) più che su quello di una meccanica divisione di schieramenti.

CONTRO

Malgrado il fascino che emana dalla sua concezione, e il gigantismo alla sua base, Captain America: Civil War finisce per deludere parzialmente le attese. Mentre la prima parte del film mantiene un legame non solo tematico (l’amicizia tra Rogers e Barnes) col precedente film dedicato al Capitano, la seconda frazione opera un cambio di registro abbastanza drastico: il tono realistico, quasi da thriller di spionaggio, ereditato direttamente dal precedente film, viene trasformato in un roboante contenitore di meraviglie, impeccabile nella forma quanto sostanzialmente fragile. Il primo scontro tra i due schieramenti si rivela ben diretto, ma decisamente troppo lungo e stucchevole: si nota il tentativo, da parte dei fratelli Russo, di replicare l’ironia dissacrante che già aveva fatto la fortuna dei due film sugli Avengers (in special modo del primo). Ma i due registi non sono Joss Whedon, e il loro modo di approcciare i personaggi funziona meglio laddove si resti su un tono improntato alla credibilità. La narrazione (in modo analogo, e più marcato, di quanto accadeva in Avengers: Age of Ultron) si fa episodica e disunita, lo scontro si privatizza senza espandere il suo respiro, e l’ironia risulta sempre più decontestualizzata. Solo nell’ultimo quarto d’ora il film sembra ritrovare una sua compattezza, conducendo lo spettatore all’immancabile cliffhanger. Ma non ci si può esimere dal notare come, preoccupati di inserire al meglio l’opera all’interno delle logiche del media franchise, i fratelli Russo abbiano finito per tralasciare la compattezza e la coerenza interna. Un rischio in cui gli sceneggiatori dei prossimi film dello studio, a nostro avviso, dovrebbero evitare di cadere.

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Marco Minniti

 
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