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CANE MANGIA CANE

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4/ 5


User Rating
1 total rating

 

Pro


Film sorprendentemente fresco e libero nell’approccio, eccessivo e divertito ma del tutto coerente con le tematiche da sempre proprie del cinema di Schrader.

Contro


L’involucro pulp e giocoso del film potrebbe lasciare perplessi coloro che si aspettassero una riedizione, aggiornata ai tempi, dei capolavori del regista.


In breve

Troy, Mad Dog e Diesel sono tre criminali sbandati appena usciti di prigione. Il primo vorrebbe chiudere la sua carriera criminale dopo un ultimo colpo, ma ha un debito di riconoscenza verso il secondo, uno psicopatico soggetto a esplosioni incontrollate di violenza; il terzo si barcamena come può facendo l’esattore per la mafia. Quando ai tre viene proposto un lavoro all’apparenza facile e remunerativo, sembrerebbe per loro l’occasione di sistemarsi per sempre: il lavoro consiste nel rapire il figlio neonato del debitore di un boss, che si rifiuta di pagare il suo debito. L’azione, però, non va come sperato: mentre stanno per rapire il bambino, i tre vengono interrotti da quello che sembra un intruso, subito freddato da Mad Dog. Il problema è che l’”intruso” era in realtà il debitore del boss, che vede così sfumare la possibilità di recuperare il suo credito. Inseguiti dalla polizia e dagli scagnozzi del criminale, i tre si lanciano in una precipitosa fuga per le strade di Los Angeles…

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Posted 6 luglio 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Tra i maestri indiscussi del cinema dell’ultimo scorcio di secolo, indimenticato protagonista della New Hollywood, Paul Schrader si è lanciato negli ultimi anni in progetti sempre più personali, non sempre compresi e/o accettati da un establishment hollywoodiano che, da decenni, sembra poco ricettivo nei confronti delle tematiche del regista. Un establishment di cui il regista e sceneggiatore americano aveva offerto un ritratto impietoso nel suo The Canyons (2013), film fondamentale quanto poco compreso, pietra tombale su una Hollywood ridotta a simulacro di se stessa. La stessa Hollywood che, due anni dopo, si volle vendicare di Schrader, sottraendogli il final cut de Il nemico invisibile, thriller trasformato in tutt’altra opera rispetto a quella inizialmente immaginata dal regista.

Principalmente quale reazione, libera e divertita, alla disavventura vissuta dal regista col film precedente, nasce questo Cane mangia cane, che Schrader ha presentato nell’ambito della Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes 2016. Un noir deragliato e sui generis, che il regista ha tratto da un romanzo di Edward Bunker, tra i più significativi autori di crime novels statunitensi: un viaggio virato in pulp nel cuore nero dell’America, condito da dialoghi tarantiniani e da un consapevole iperrealismo nella messa in scena della violenza. I topoi del noir risultano qui surriscaldati, portati al parossismo, distorti in un approccio spesso lisergico, condito da virate nel gore che ne depotenziano (in modo fortemente voluto) la carica drammatica. Una costruzione in cui il nero si fonde col grottesco, e in cui hanno comunque modo di emergere le ossessioni (l’alienazione urbana, la colpa, la redenzione) che hanno sempre caratterizzato l’opera di Schrader.

Trailer:

PRO

In questo Cane mangia cane, Schrader sembra prendersi meno sul serio che in passato (lui stesso ha dichiarato, a nostro avviso con eccesso di modestia, che quest’opera non rientrerebbe tra quelle “importanti” da lui dirette): ma è proprio nell’approccio libero, anarchico, volutamente giocoso e consapevolmente portato allo stereotipo, che questo lavoro trova il suo principale punto di forza. Come già nel William Friedkin di Killer Joe, stupisce in Schrader la disponibilità a (ri)mettersi in gioco, a giocare e a sperimentare come un ragazzino, ad abbracciare il low budget, il digitale, il ritmo serrato e i dialoghi del moderno cinema indie, non perdendo tuttavia nulla nella lucidità del suo discorso cinematografico. La poetica del regista, nella sghemba e folle parabola dei tre protagonisti (gli efficacissimi Nicolas Cage, Willem Dafoe e Christopher Matthew Cook) resta presente e avvertibile, incastonata nelle esplosioni di violenza, celata dal ritmo insistente dei dialoghi, presente in nuce negli apparentemente futili lamenti del personaggio di Dafoe, nella sua impossibile voglia di redenzione. Sotto la festa e la baraonda visiva/auditiva, dietro il parossismo della messa in scena, nelle pieghe finanche della sequenza splatter apparentemente più decontestualizzata, si celano il nero, la disperazione e il sentore di morte. Quelli che Schrader, da tempo, è maestro nel raccontare e mettere in scena.

CONTRO

Chi si approcciasse a questo Cane mangia cane con l’aspettativa di vedere un nuovo Taxi Driver (o una versione aggiornata ai tempi de Lo spacciatore) ne rimarrebbe inevitabilmente deluso. Lo scopo di Schrader, qui, è principalmente quello di confezionare un divertissment, un low budget che in qualche modo (ri)avvicini l’autore all’agognata libertà creativa: un esperimento in cui il regista è riuscito anche ad esprimere (in modo, invero, sorprendentemente efficace) le sue tematiche predilette, ma che resta rivestito di un involucro pulp forse non da tutti digeribile. Un’opera, quindi, dal mood giocoso, diretta da un maestro del cinema che ha voluto riappropriarsi della sua voglia di sperimentare, e abbracciando in toto un materiale il più possibile popolare, sporco, cheap. Questo concetto, da tenere a mente, è il punto di partenza ideale dal quale qualsiasi spettatore dovrebbe muovere, avvicinandosi a quest’ultima fatica del grande regista e sceneggiatore americano.

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Marco Minniti

 
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