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BROOKLYN

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


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Pro


Ottima prova della protagonista Saoirse Ronan, efficace ricostruzione visiva e d’ambiente a mascherare le limitazioni di budget.

Contro


Il film è espressione di un melò risaputo, superficiale ed epidermico, incapace di scavare davvero nella sostanza dei sentimenti.


In breve

Irlanda, 1952. La giovane Ellis Lacey, cresciuta in un piccolo paese con la madre e la sorella, decide di emigrare negli USA in cerca di lavoro. Grazie ai contatti della sua famiglia con la locale comunità irlandese, la ragazza si stabilisce a Brooklyn, e non senza fatica riesce a trovare una buona occupazione. Dopo un periodo di adattamento, le cose sembrano mettersi nel migliore dei modi per Ellis, che trova anche l’amore di Tony, un idraulico italoamericano. Ma, appena raggiunta la stabilità, la ragazza riceve improvvisamente una tragica notizia: sua madre è infatti morta improvvisamente a causa di una malattia. Tornata precipitosamente in patria, Ellis si ritrova invischiata nei vecchi legami sociali e familiari, incapace di dare un taglio definitivo al suo passato. In più, nella sua città natale la ragazza incontra un nuovo corteggiatore, al cui fascino non si rivela insensibile…

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Posted 7 marzo 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Prodotto sontuoso, dalla confezione scintillante a dispetto di un budget medio-basso (circa 10 milioni di dollari), Brooklyn rappresenta un deciso salto in ottica mainstream per la produzione del regista irlandese John Crowley. Pur restando, sulla carta, nel recinto del cinema indipendente (suoi erano i precedenti Boy A e Closed Circuit), Crowley confeziona qui un prodotto pensato in evidente chiave-Academy: a partire dalla rilevanza, dal peso scenico e dal risalto dato alla prova della sua protagonista Saoirse Ronan. I giurati dell’Academy sembrano aver apprezzato, tributando al film tre nomination (oltre a quella per la protagonista, la candidatura per il miglior film e quella per la miglior sceneggiatura non originale, scritta dal romanziere Nick Hornby). Prima ancora, la nomination per la Ronan ai Golden Globe, il riconoscimento per il miglior film ai britannici BAFTA, il premio ai British Independent Film Awards alla stessa protagonista, e una fortunata serie di proiezioni pubbliche in vari festival internazionali (ultimo in ordine di tempo, il Torino Film Festival).

Co-produzione tra Irlanda, Regno Unito e Canada, Brooklyn appare pensato soprattutto per esaltare le doti recitative, la versatilità e la corporeità della sua talentuosa protagonista. Il suo personaggio, sorta di eroina d’antan sospesa tra due mondi, incarna fragilità, impeto e contraddizioni delle protagoniste del melò classico. Proprio a quest’ultimo, con una messa in scena che riesce abilmente a mascherare le limitazioni di budget, e una gestione esplicita e diretta del registro emotivo, il regista sembra guardare: la resa semplice ed immediata delle due love story al centro della trama ha presto il sopravvento sullo spaccato storico e sociale, e sul tema della homesickness che coglie la protagonista nel suo soggiorno nel Nuovo Mondo. Il tutto, primariamente, al servizio delle doti di un’interprete che appare più che mai a suo agio in un ruolo più istintivo che ragionato. Al suo fianco, due comprimari di lusso quali Domhall Gleeson e Jim Broadbent, e alcuni volti più stagionati, invero piuttosto sacrificati dal copione, come quelli di Jim Broadbent e July Walters.

Trailer:

PRO

I pregi del film di John Crowley si concentrano soprattutto (ed era prevedibile) sull’efficace prova della Ronan, interprete che si conferma tutta istinto, fascino obliquo e humour. Una prova che è esplicita “vetrina” per la sua giovane interprete, che si ritaglia tutto lo spazio e il peso scenico necessario per quello che è finora, probabilmente, il suo ruolo più ambizioso. L’altro punto a favore di Brooklyn sta nella sua efficace ricostruzione d’epoca, in primis a livello visivo: sacrificato nella trama in favore delle tematiche melò, lo spaccato storico vive in un credibile coté scenografico, in una resa puntuale e realistica tanto degli “sporchi” esterni della provincia irlandese, quanto di quelli scintillanti della metropoli statunitense degli anni ‘50. Un impianto visivo che riesce a mascherare al meglio le limitazioni di budget del film.

CONTRO

Tutto teso (fin troppo smaccatamente) a lanciare le ambizioni in chiave-Academy della sua protagonista, Brooklyn è espressione di un melò tutto esteriore, superficiale ed epidermico. Una costruzione patetica, quella di Hornby e Crowley, che nasce e muore nelle due ore di film, incapace di scavare davvero nella sostanza dei sentimenti. La doppia love story che vede coinvolta la protagonista è portata avanti in modo fin troppo scolastico, con una prevedibilità ricercata (ma non per questo meno stucchevole), costellata di evidenti trascuratezze. Il tema della nostalgia di casa, e quello suggerito del confronto/scontro tra due mondi (quello tra una provincia irlandese legata alle tradizioni e ai legami primari, e il mondo nuovo – e alieno – del paese di immigrazione) restano solo enunciati: motivi tutti demandati all’efficace costruzione visiva e scenografica, mai approfonditi da una sceneggiatura che punta tutto (in modo debole e risaputo) sulla componente melò. L’humour che lo script cerca, un po’ maldestramente, di esprimere (specie nella prima parte del film) si rivela infine poco contestualizzato, anch’esso teso probabilmente a mettere in risalto la versatilità attoriale della giovane protagonista.

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Marco Minniti

 
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