non solo recensioni…

 
 


 
Da non perdere
 

BLADE RUNNER 2049

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4.5/ 5


User Rating
no ratings yet

 

Pro


Film potente, esteticamente perfetto, capace di ampliare le premesse dell’universo del classico di Scott senza replicarlo tout court. Ottime le prove dei membri principali del cast, vecchi e nuovi.

Contro


La durata (163 minuti) si fa a tratti sentire, specie in una seconda parte in cui il ritmo della narrazione rallenta.


In breve

2049: trent’anni dopo la fuga dell’ex agente Deckard con la replicante Rachael, gli uomini utilizzano una nuova generazione di replicanti, più docili e manovrabili. Alcuni di essi sono diventati a loro volta dei Blade Runner, incaricati di scovare ed eliminare gli ultimi esemplari dei “vecchi” androidi, giudicati pericolosi in quanto costituzionalmente portati alla ribellione. Tra questi nuovi agenti, l’efficiente K, consapevole della sua natura e del carattere fittizio dei suoi ricordi. Dopo una missione, tuttavia, K scopre quello che sembra un importante segreto, legato alla sua storia personale ma anche capace di minare le fondamenta stesse dell’attuale ordine sociale. Sconvolto dalla sua scoperta, K si mette alla ricerca di Deckard, l’unico che potrebbe aiutarlo a dare un senso al segreto che ha appreso…

0
Posted 10 ottobre 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Quando si toccano i cult movie, specie se a distanza di diversi decenni, ci si deve confrontare sempre con un muro di scetticismo e critiche preventive. Di questo doveva essere ben consapevole Denis Villeneuve quando ha accettato di girare quello che, più che un sequel, si prospettava come la rivitalizzazione (o profanazione, a seconda dei punti di vista) di una vera e propria icona: il Blade Runner di Ridley Scott, infatti, occupa un posto importante non solo nell’immaginario cinefilo, ma anche in quello della cultura popolare tout court, essendo stato in grado di rendere sullo schermo, in modo vivido e potente, quell’universo cyberpunk che già la letteratura di fantascienza aveva evocato nei decenni precedenti. Da allora, gli omaggi, i cloni e le imitazioni non sono mancati. Fino a oggi: fino, cioè, al ritorno sul grande schermo di quello stesso universo.

Guardando le prime immagini di questo atteso e temuto Blade Runner 2049, si comprende subito come qui ci si muova in direzione opposta rispetto alle tante operazioni di riciclo e recupero (nella forma di sequel, prequel, remake o reboot) che Hollywood ci ha offerto negli ultimi anni: il film di Scott del 1982 viene evocato nei suoi eventi principali, ma il suo universo non viene citato o replicato tout court. Siamo di fronte, piuttosto, ad un ampliamento e a una maggior problematizzazione del mondo futuristico creato a suo tempo da Philip K. Dick, e portato sullo schermo da Scott: nella storia sono passati 30 anni dagli eventi del film originale, la società umana ha subito delle trasformazioni radicali, e lo stesso rapporto con i replicanti (vecchi e nuovi) è mutato profondamente. Lo stesso palcoscenico in cui la storia è ambientata viene ampliato: non più solo una Los Angeles che i tre decenni trascorsi hanno comunque profondamente trasformato, ma anche i suoi dintorni, oltre a San Diego e Las Vegas.

Il viaggio dell’agente K interpretato da Ryan Gosling si sovrapporrà così al viaggio dello spettatore alla (ri)scoperta di un universo ancora pregno di suggestioni, invecchiato e rinnovato allo stesso tempo, capace di adattare alla sensibilità moderna quegli interrogativi (sull’identità, l’etica e il potere) che hanno caratterizzato a fondo il film originale, e insieme l’intero filone cinematografico a cui questo ha dato origine.

Trailer:

PRO

Approcciandosi a un cult movie, ovvero a un oggetto per sua natura quasi intoccabile, circondato (anche in virtù della sua iniziale unicità) da un’aura di sacralità, Denis Villeneuve ha compiuto quello che si avvicina a un miracolo: recuperarne e ampliarne le suggestioni, rivitalizzarne l’universo restando fedele alle sue basi, adattarne le premesse ai gusti e alla sensibilità dello spettatore del 2017. Non ha nulla di nostalgico, Blade Runner 2049: il suo approccio si muove semmai nella direzione della ricerca di nuove strade, in quella della consapevolezza del tempo che è passato (fuori e dentro lo schermo), nell’ambizione di rendere ancora fecondo di stimoli (estetici ed intellettuali) un universo già ampiamente storicizzato. Il comparto visivo del film è maestoso, potente, dal magnetismo indiscutibile: a partire dall’elaboratissima fotografia di Roger Deakins, per proseguire con scenografie che occhieggiano al film di Scott ma trasmettono brillantemente (così come l’intero film) l’idea dei tre decenni che da esso sono intercorsi. Una menzione va fatta anche allo score di Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch, coerente e insieme divergente dall’originale commento sonoro di Vangelis; oltre a un cast che, all’ottima prova di Gosling e a un Ford che (entrato in scena nell’ultima ora) aggiorna in modo ottimale il suo personaggio originale, aggiunge le notevoli prove di Jared Leto, Robin Wright, Sylvia Hoeks e soprattutto dell’attrice cubana Ana De Armas, in un ruolo fondamentale per l’intera costruzione narrativa del film.

L’epica del film di Scott, così come la sua capacità di imprimersi nell’immaginario collettivo, trovano nella visione (personale e coerente) di Villeneuve un ideale “ponte” verso il futuro, dimostrando che il citazionismo e la nostalgia non sono le uniche strade per approcciarsi ai classici.

CONTRO

Va rimarcato che quegli spettatori che si aspettassero (ma è davvero possibile, conoscendo il cinema di Villeneuve?) una mera operazione-nostalgia, resterebbero probabilmente delusi. Blade Runner 2049, come abbiamo ampiamente cercato di spiegare, è altro, e risulta qualcosa di più complesso e ambizioso anche rispetto a un mero sequel. Si potrebbe obiettare poi rispetto alla durata (163 minuti), certo giustificata rispetto all’estensione temporale della vicenda, ma a tratti avvertibile in modo eccessivo, specie in una seconda parte in cui il ritmo della narrazione rallenta vistosamente. Sbavature comunque non tali da pregiudicare la riuscita di un’operazione che rappresentava molto più di un azzardo, e che ha potuto giovarsi della visione di uno dei più originali e coerenti autori dell’ultimo decennio.

GALLERY

Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInPin on PinterestTweet about this on TwitterShare on Tumblr

Marco Minniti

 
Avatar of Marco Minniti


0 Commenti



Commenta per primo!


Risposte


(required)