non solo recensioni…

 
 


 
Da non perdere
 

BLACK PANTHER

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


User Rating
no ratings yet

 

Pro


Film visivamente riuscito, dinamico e dall’ottima regia, capace di mescolare al meglio la dimensione fiabesca del racconto con la sua anima più tecnologica e contemporanea.

Contro


La continuity tenuta sottotraccia con le altre opere Marvel, nonché i quantitativi decisamente minori di ironia, potranno forse far storcere il naso a parte degli aficionados del MCU.


In breve

Dopo la morte di suo padre T’Chaka in un attentato alle Nazioni Unite, il principe T’Challa è incoronato re del Wakanda. In un museo londinese, intanto, un importante manufatto dello stato africano, fatto di vibranio, viene rubato da un misterioso commando. Alla guida del gruppo sembra esserci Ulysses Klaue, uno spietato contrabbandiere che già in passato si era scontrato con le autorità wakandiane, e che grazie ai suoi furti di vibranio si è costruito una potente protesi al posto del braccio destro, che utilizza come arma. T’Challa, convinto della minaccia rappresentata da Klaue, mette insieme un gruppo con lo scopo di recuperare il manufatto e assicurare il criminale alla giustizia: ma il neoincoronato re dovrà presto rendersi conto che, dietro il contrabbandiere, si cela un nemico molto più insidioso, un avversario del suo stesso sangue, che punta direttamente a impossessarsi del suo trono…

0
Posted 12 febbraio 2018 by

 
Recensione completa
 
 

Ormai entrato nel pieno della sua cosiddetta Fase Tre, caratterizzata da una sempre maggiore integrazione di storie e personaggi, il Marvel Cinematic Universe prosegue spedito nella “tabella di marcia” stabilita dai produttori della Disney/Marvel, aprendo con questo Black Panther un 2018 in cui è prevista l’uscita di altri due film (l’imminente Avengers: Infinity War e il previsto Ant-Man and The Wasp, che vedrà il ritorno dello scienziato capace di rimpicciolire il suo corpo, Scott Lang). Un periodo particolarmente fecondo, per il media franchise Marvel (che continua a muoversi, parallelamente, anche sul piccolo schermo), da poco apertosi al possibile ingresso di nuovi importanti “pezzi” nel suo universo: la recente acquisizione della Fox da parte Disney, infatti, consentirà il probabile “ritorno a casa”, con la loro inclusione nel MCU, di eroi importanti come gli X-Men, I Fantastici Quattro e Deadpool.

Accettando la sfida dei rivali della DC/Warner, quindi, e preparandosi a espandere ulteriormente i confini del suo universo, lo studio di Kevin Feige prosegue nella sua linea tesa a mescolare il concetto sempre più spinto di continuity con lo sforzo di creare vicende narrativamente autosufficienti, capaci di stimolare lo spettatore occasionale a recuperare gli altri pezzi del suo sempre più gigantesco puzzle: in previsione di un’integrazione, prevedibilmente, sempre maggiore delle sue diverse componenti. Un processo che, in questa specifica fase, appare sempre più complesso, ma che viene qui favorito dalla prima apparizione autonoma di un personaggio relativamente poco noto, un eroe che per il grande pubblico (che non include i geek che affollano le convention e i ritrovi dedicati ai personaggi di casa Marvel) presenta un volto certo meno riconoscibile rispetto a quelli degli Avengers o di Spider-Man.

Già apparso in Captain America: Civil War, il neo-re dell’immaginaria nazione del Wakanda (interpretato da Chadwick Boseman) svela quindi, qui, la sua storia e quella del suo popolo: in un’opera che, fin dalla sequenza che precede i titoli di testa, sembra voler proiettare il suo soggetto direttamente nella dimensione della fiaba, di una narrazione dai caratteri esotici e teoricamente slegati dalla contemporaneità (figlia, a livello fumettistico, di un periodo precedente a quello della stessa creazione della casa di Stan Lee). Una dimensione che tuttavia il film di Ryan Coogler (di lui si ricorderà l’apprezzato Creed – Nato per combattere) riesce a integrare nella logica “realistica” in cui si cala l’intero universo di casa Marvel, puntando a far coesistere magia e tecnologia, fiaba e attenzione alla coerenza interna (ed esterna) del racconto, fascinazione per l’esotico e concretezza di un racconto ben inserito nelle dinamiche (anche esplosive) della società contemporanea.

Su tutto, una vicenda in cui il tema della fascinazione per il potere si lega a quello dello scontro fratricida (con qualche contatto, per restare in casa Marvel, col racconto epico-familiare della saga di Thor): in cui si punta ad esplorare (attraverso gli strumenti del racconto di genere) il contrasto tra etica e ragion di stato, e in cui le storture sociali, la rivolta degli ultimi, la dialettica tra preservazione della pace e spinte rivoluzionarie, vengono inseriti in una struttura narrativa dai tratti moderni, capace di reinnestare nell’universo del 2018 le suggestioni del fumetto originale. Sempre nel segno (tenuto sottotraccia per tutto il film, ma spesso indirettamente evocato) di una continuity che l’immancabile sequenza post-credits si incarica di ricordarci, in tutte le sue stimolanti implicazioni.

Trailer:

PRO

Con una regia vigorosa e dinamica, una gestione delle sequenze d’azione capace di coniugare (caratteristica sempre più rara nei blockbuster contemporanei) dinamismo e leggibilità, una fisicità sempre presente a dispetto dell’uso (qui piuttosto parco) della CGI, e un’estetica disseminata di dettagli accattivanti (alcuni cromatismi catturano l’occhio in modo quasi irresistibile), Black Panther si rivela un film formalmente ineccepibile: sicuramente tra gli episodi più riusciti, a livello puramente tecnico, tra le ultime opere di casa Marvel. La sceneggiatura riesce a far convivere molto bene le esigenze di continuity (tenute sottotraccia, come già accennato, per gran perte del film) con la costruzione di una vicenda autonoma, che tuttavia presenta tutti gli elementi per essere inclusa in modo più organico (come avverrà, verosimilmente, già dal prossimo episodio della saga dedicata agli Avengers) nell’universo cinematografico Marvel. Al di là delle concessioni (mai invasive o gratuite, ma anzi limitate allo stretto indispensabile) a quell’umorismo che è ormai marchio di fabbrica per le opere Marvel, e al di là degli altri stilemi ricorrenti (l’apparizione di Stan Lee, le due sequenze post-credits) Coogler sembra sforzarsi di confezionare un’opera capace di camminare sulle sue gambe, caratterizzata da una sua personalità e da una specifica originalità, in grado di coniugare al meglio la dimensione atemporale del racconto fiabesco col mood tecnologico e contemporaneo delle altre opere Marvel. Un dualismo tutto racchiuso nell’essenza del regno di Wakanda, e ben espresso in una costruzione scenografica di cui non si può non cogliere l’intimo fascino.

CONTRO

Un film interessante e riuscito come Black Panther potrebbe spiazzare gli aficionados del Marvel Cinematic Universe proprio per la sua ricerca (consapevole) dell’originalità: i quantitativi decisamente minori di umorismo sopra le righe qui presenti (almeno laddove si paragoni il film ai recenti Thor: Ragnarok o Spider-Man: Homecoming – per tacere ovviamente dei due I Guardiani della Galassia) faranno forse storcere il naso a chi si aspettasse quella tendenza alla distorsione grottesca, quella capacità continua di smontare ironicamente i tratti più epici del racconto, che hanno fatto la fortuna di gran parte delle opere Marvel. Una voglia di unicità che, per il film di Ryan Coogler, si esprime anche in un racconto che, come si diceva, si rivela perfettamente capace di “camminare con le proprie gambe”: e che per questo potrà forse lasciare perplessi quegli spettatori che (nel segno della continuity) si aspettino invece una più stretta integrazione con gli altri pezzi dell’universo di cui, pure, la storia fa parte.

GALLERY


Marco Minniti

 
Avatar of Marco Minniti


0 Commenti



Commenta per primo!


Risposte


(required)