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BENEDETTA FOLLIA

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


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Pro


Apprezzabile risulta il discorso sul tempo che il cinema di Verdone continua a proporre. Alcune singole sequenze (tra cui quella onirica, improntata al musical) sono decisamente riuscite.

Contro


Il film resta impigliato in una comicità spesso di grana grossa, con una costruzione dei personaggi (tra cui quello della Pastorelli) non sempre calibratissima.


In breve

Dopo un incidente in moto, che gli ha permesso di conoscere quella che sarebbe diventata sua moglie, Guglielmo ha tirato da tempo i remi in barca. 25 anni dopo quell’evento, la sua vita scorre tranquilla, tra un matrimonio privo di sorprese e il lavoro presso il negozio di articoli religiosi che gli lasciò suo padre. Ma una scossa, la più dolorosa, arriva all’improvviso, nel modo e nel momento più inaspettati: proprio nel giorno del suo anniversario, sua moglie Lidia decide di mollarlo per una donna. Il suo mondo crolla, completamente. A cercare, a suo modo, di ricostruirlo, ci penserà Luna, una sfrontata, originale ragazza che si presenta nel suo negozio, chiedendo di essere assunta come nuova commessa. Col suo fare spontaneo e vulcanico, Luna conquista Guglielmo, spingendolo a tentare di ricostruire la sua vita: ma la stessa ragazza si rivelerà essere in fuga da un passato che la tallona da vicino.

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Posted 10 gennaio 2018 by

 
Recensione completa
 
 

Quasi trent’anni di carriera, e una galleria di personaggi che si sono evoluti parallelamente al gusto del pubblico e al mutare delle mode. Carlo Verdone, con questo Benedetta follia, sembra contemporaneamente guardare al passato e al futuro. Il passato è quello del motociclista di Troppo forte, richiamato nel prologo e in una significativa scena allo specchio, alter ego giovane del protagonista e (in modo fin troppo trasparente) dello stesso attore/regista; il futuro, quello di una vicenda che abbraccia in modo divertito ma quieto gli anni e le rughe sul viso, che mette da parte l’istrionismo, che lascia il palcoscenico (in gran parte) ai comprimari. Comprimari che qui si incarnano, soprattutto, in due donne dai caratteri antitetici, coi volti di Ilenia Pastorelli (vulcanica, giovane commessa) e dell’infermiera interpretata da Maria Pia Calzone.

Il nuovo film di Verdone mette in campo da un lato una comicità più controllata, confermando la “linea” che da circa un decennio a questa parte ha visto (con alti e bassi) una specie di revisione critica nel cinema del regista; dall’altro, ne conferma il carattere spontaneo e immediato, intriso di una romanità che si esprime tanto nell’insistenza sui luoghi (quelli “sacri” del quartiere di Borgo, confinante col Vaticano, e quelli profani del locale notturno di Ostia) quanto nelle movenze e nell’eloquio del personaggio della Pastorelli. La formula comica del cinema di Verdone, fatta di sketch che si nutrono di personaggi in certa misura emblematici (di categorie sociali, anagrafiche o geografiche) si adegua qui alla società interconnessa e social, a creare uno stridente (e voluto) contrasto col palcoscenico immobile, ammuffito e asfittico, del negozio gestito dal protagonista. Un setting da cui muoverà la “scossa” che sostanzia la trama.

Trailer:

PRO

Quando non vira (troppo) nei cliché, e resta ancorata a una realtà in certa misura vicina allo spettatore, la comicità di Verdone risulta ancora efficace, pur nelle trasformazioni subite nel tempo. Le parti più riuscite, qui, risultano quelle che evidenziano le disavventure del protagonista nel mondo social, e che mettono in evidenza il suo disagio di uomo legato a una concretezza vintage (eloquente il prologo ambientato negli anni ‘90, con colonna sonora hard rock) catapultato in un’arena di possibilità e incontri per lui indecifrabile. L’idea, semplice, riesce a far accettare le macchiette e gli stereotipi, funzionali al discorso proposto. Il negozio di articoli sacri, in fondo, non è che l’altra faccia della “sacra” motocicletta custodita dal protagonista: entrambi emblemi di un tempo che non sembra essere riuscito a tenere il passo con le trasformazioni del presente. In questo senso, il pur didascalico dialogo allo specchio con l’alter ego giovane, a metà film, acquista senso e pregnanza, così come ne acquista la divertente sequenza onirica, una divagazione psichedelica e musical che proietta (in modo un po’ estemporaneo, ma efficace) il cinema del regista in territori finora inesplorati.

CONTRO

Il cinema dell’attore/regista romano sembra attraversare una fase di transizione (perennemente) incompiuta, in cui da un lato si abbraccia il passare del tempo creando nuove soluzioni (l’idea del negozio di articoli sacri è in questo senso molto funzionale), dall’altra si riciclano cliché che appaiono, nel 2018, più che mai fuori tempo massimo. In questo senso, il personaggio della co-protagonista, con gli sketch che la vedono continuamente e banalmente ricercare l’effetto comico nel contrasto con l’ambiente “sacro” del negozio, risulta poco calibrato, forzatamente sopra le righe. La figura femminile interpretata da Ilenia Pastorelli, in questo senso, funziona meglio dal lato puramente strumentale (per come “muove” la storia) che in quanto personaggio a sé, specie laddove dà vita a un’esilissima sottotrama noir e una ancor più esile vicenda familiare. Il film inciampa così in una costruzione narrativa difettosa, dovuta in parte a un personaggio forse troppo cucito addosso alla sua interprete, in parte allo scarso coraggio nel mettere da parte soluzioni narrative (e comiche) ormai ampiamente stantie.

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Marco Minniti

 
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