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BAYWATCH

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
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Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
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2/ 5


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Pro


Il film mostra lo sforzo di decostruire e parodiare l’immaginario della serie originale, tentando così di rendersi appetibile per il pubblico giovane del 2017.

Contro


Invecchiato male, il materiale di partenza resta un modello troppo esile per costruirvi qualcosa di consistente. Il film risulta comunque scritto, diretto ed interpretato in modo sciatto e svogliato.


In breve

Emerald Bay, sulla costa della Florida. Il sergente Mitch Buchannon è a capo della Baywatch, un gruppo di coraggiosi guardaspiaggia incaricati di salvaguardare la tranquillità e la sicurezza degli avventori. Alla squadra si è appena unito Matt Brody, giovane e viziato ex campione di nuoto, che deve scontare col servizio nel gruppo l’ultima bravata. I guardaspiaggia hanno appena scoperto che la baia è stata toccata dal commercio di una pericolosa nuova droga sintetica; le loro indagini sembrano puntare alla spregiudicata Victoria Leeds, proprietaria del vicino Huntley Club. Quando quello che sembra un incidente nautico provoca la morte di un politico locale, che aveva da poco avuto contatti con la Leeds, Buchannon e i suoi realizzano la pericolosità della donna e la necessità di fermarla…

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Posted 2 giugno 2017 by

 
Recensione completa
 
 

L’imperante (ma tutt’altro che nuova) tendenza hollywoodiana al riciclo di vecchi franchise e di vecchie icone si è spinta negli ultimi anni, spesso e volentieri, a lambire il piccolo schermo. Dalle nuove versioni di Charlie’s Angels al parodistico Starsky & Hutch, passando per il rinnovato Hazzard: le vecchie glorie televisive, nel corso degli ultimi 10-15 anni, hanno trovato spesso nuova vita sul grande schermo, in versioni opportunamente aggiornate ai gusti del pubblico moderno. In un ideale continuum tra la riproposizione filologica e la consapevole parodia, questa nuova versione di Baywatch sembra invero decisamente sbilanciata sul secondo versante: una scelta figlia forse della consapevolezza, da parte del regista Seth Gordon e degli sceneggiatori, che un immaginario come quello della serie originale era difficilmente replicabile nel 2017.

Con un pugno di star moderne (lo statuario Dwayne Johnson, il teen idol Zac Efron, la lanciatissima Alexandria Daddario) la squadra di guardaspiaggia nata sul piccolo schermo a fine anni ‘80 risorge a nuova vita nel segno dell’autoironia più scoperta, dell’humour scorretto e a volte sboccato, della battuta facile e fulminante che ammicca al pubblico adolescente di questa seconda metà del decennio (e ai suoi gusti). In un intreccio tenuto insieme da un filo conduttore (invero abbastanza esile) di matrice poliziesca, il film di Gordon resta comunque attento a non superare le soglie di guardia di volgarità nel linguaggio e violenza esplicita: una scelta che non ha comunque impedito al film di ottenere una R (i minori di 17 anni possono vederlo solo accompagnati) da parte della commissione censura americana.

Sintetizzando e rielaborando alcuni personaggi e situazioni del telefilm originale, e aggiungendone altresì di nuovi (il nerd ballerino interpretato da Jon Bass), questo Baywatch 2017 cerca così di tenere insieme pubblico vecchio e nuovo, regalando inoltre ai fans i cameo (ampiamente annunciati) dei vecchi protagonisti David Hasselhoff e Pamela Anderson, insieme alla promessa (tutta da verificare) di un loro ritorno nell’eventuale sequel.

Trailer:

PRO

Pur in una sceneggiatura macchinosa, e chiaramente oggetto di diversi rimaneggiamenti, si nota in questo nuovo Baywatch lo sforzo di decostruire l’immaginario della serie originale, parodiandolo e rendendolo più fruibile per il pubblico del 2017. Un pubblico che potrà probabilmente apprezzare l’humour sboccato, il florilegio di simboli e icone contemporanee (gli smartphone, i riferimenti alle pop idol, i tweet e i filmati di Youtube), il gusto estemporaneo e decontestualizzato delle schermaglie tra i due protagonisti, con i nomignoli dati da Johnson/The Rock ad Efron. La difficoltà nella riproposizione tout court di un’estetica così legata al suo periodo originale ha portato il regista Seth Gordon a tentare la strada della smitizzazione, in un tentativo che, a prescindere dai suoi effettivi risultati, appare più che giustificato.

CONTRO

Nonostante i tentativi di svecchiamento/parodizzazione dell’immaginario originale, questo Baywatch si infrange contro l’oggettiva pochezza del materiale (narrativo ed estetico) di partenza, nonché contro il suo precoce ma inesorabile invecchiamento. C’erano ben pochi margini per rimaneggiare un universo che era così strettamente legato al suo periodo di concepimento (la fine degli anni ‘80), alle sue icone e ai suoi modelli di fruizione; se una riproposizione tal quale di quell’immaginario avrebbe assunto, oggi, l’aura del trash involontario, il tentativo di parodiarlo non ottiene che lo scopo di metterne a nudo (e ribadirne) il carattere effimero. Uniti a questi limiti “strutturali”, che ne avrebbero probabilmente decretato (in ogni caso) il fallimento, il Baywatch 2017 soffre altresì di una sceneggiatura esile, tenuta insieme (male) da un filo conduttore poliziesco che non acquista mai la necessaria fluidità, cosparso di dialoghi e gag (i già citati litigi tra i due protagonisti) che vengono presto a noia. Gli stessi attori appaiono piuttosto spaesati in ruoli con cui evidentemente non sentono grande confidenza (a partire da un The Rock che sembra smaniare per dosi più massicce – e consistenti – di azione); mentre le poche sequenze d’azione del film risultano piatte e dirette in modo svogliato. La fredda accoglienza del pubblico d’oltreoceano (che si aggiunge ai prevedibili, poco lusinghieri giudizi della critica) finisce per mettere un serio punto interrogativo sulla realizzazione del sequel, annunciato dall’immancabile sequenza posta subito prima dei titoli di coda.

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Marco Minniti

 
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