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BATMAN V SUPERMAN: DAWN OF JUSTICE

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Buona confezione, ottimo ritmo, accattivante lettura dei due personaggi; regia barocca ben integrata col mood della trama.

Contro


Script disseminato di ellissi che appaiono spesso come trascuratezze, presentazione dei nuovi personaggi non gestita al meglio, poco riusciti i tentativi di ironia.


In breve

Dopo l’epico scontro tra Superman e il generale Zod, che ha portato alla semi-distruzione di Metropolis, l’alieno venuto da Krypton è ormai visto dai terrestri come una figura messianica. Superman è per tutti un salvatore, un semidio arrivato sulla Terra per portare ordine nel caos. Non la pensa così, tuttavia, il milionario Bruce Wayne, che ha visto la devastazione di Metropolis e ha personalmente salvato la vita a un suo dipendente, privato delle gambe durante la distruzione della città. Per Bruce/Batman, Superman è una minaccia travestita da eroe, e il pericolo da lui rappresentato va smascherato. Una disastrosa azione dell’Uomo d’Acciaio nel deserto mediorientale, che costa la vita a un gran numero di persone, sembra dare ragione alle preoccupazioni di Wayne. Molti dei sostenitori di Superman iniziano a nutrire dubbi sulla sua figura. Ma cosa c’è, veramente, dietro alla demolizione della figura dell’Uomo d’Acciaio? Chi ha interesse a soffiare sul rancore di Batman, per mettere i due eroi l’uno contro l’altro?

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Posted 24 marzo 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Oltre che un riavvio per le avventure di Superman (supereroe che, sul grande schermo, ha sempre stentato a trovare una sua dimensione) il recente L’uomo d’acciaio ha rappresentato anche il primo tassello del neonato DC Extended Universe: un universo integrato che, sul modello del Marvel Cinematic Universe dello storico marchio “rivale”, punta a mettere insieme i principali personaggi creati nell’ultimo secolo dalla casa fumettistica americana. Un progetto che vede ora, con questo Batman V Superman: Dawn of Justice il suo primo significativo sviluppo, con l’atteso incontro/scontro dei suoi due eroi principali; ma anche con la presentazione di altre figure centrali, che andranno a comporre quella Justice League a cui saranno dedicati almeno due specifici capitoli (il primo dei quali è previsto per il 2017).

Per questo primo crossover cinematografico tra la storia di Superman e quella dell’Uomo Pipistrello, è stato richiamato alla regia il Zack Snyder che già aveva portato sullo schermo L’uomo d’acciaio. Snyder, cineasta apprezzato quanto discusso, dalla carriera da sempre legata a doppio filo al mondo dei fumetti (ricordiamo il suo Watchmen, del 2009), ha dichiarato fin dall’inizio di voler prendere spunto, senza ispirarsene direttamente, all’iconica graphic novel di Frank Miller Il ritorno del Cavaliere Oscuro: rilettura cupa e pessimista dell’universo di Batman che segnò una nuova era per la storia editoriale del personaggio. Qui, come nella storia scritta da Miller, troviamo in effetti un Batman più stagionato (seppur non ancora in procinto di appendere il mantello al chiodo), disilluso sull’effettiva necessità ed efficacia di un vigilante al servizio della giustizia, vinto dal rancore nei confronti del nuovo rivale.

Una lettura che vuole rappresentare anche, dopo la chiusura della fase incarnata dai film di Christopher Nolan, l’avvio di una nuova vita cinematografica per l’eroe di Gotham (anche lui potrebbe avere, nei prossimi anni, delle pellicole specificamente dedicate) che qui ha per la prima volta il volto di Ben Affleck: un ruolo insolito, per l’attore/regista americano, che tuttavia si muove in linea con l’interpretazione dal taglio noir e realistico che del vigilante aveva dato il suo predecessore Christian Bale. Ad affiancare Affleck ed Henry Cavill, che riprende il suo ruolo dell’Uomo d’Acciaio, i ritorni di Amy Adams, Diane Lane e Laurence Fishburne, rispettivamente nei panni di Lois Lane, Martha Kent e del direttore del Daily Planet Perry White, l’istrionico Jesse Eisenberg nel ruolo del folle Lex Luthor, un inedito Jeremy Irons a interpretare il maggiordomo di casa Wayne, Alfred, e l’israeliana Gal Gadot, a segnare l’apparizione nel franchise del personaggio di Diana Prince/Wonder Woman.

Trailer:

PRO

Se L’uomo d’acciaio aveva in gran parte deluso i fans, proprio per le sue velleità (non rispettate) di offrire uno sguardo più complesso e sfaccettato sulla personalità di un eroe monolitico, questo sequel riesce almeno in parte dove il suo predecessore aveva fallito. Qui, il Clark Kent interpretato da Henry Cavill (decisamente più convinto e in parte rispetto al film precedente) è una figura più articolata e complessa, che almeno nella prima parte la sceneggiatura si sforza di delineare nella consapevolezza del peso (e degli inevitabili compromessi) che il suo ruolo comporta. Soprattutto, la programmatica decostruzione della figura dell’Uomo d’Acciaio (colorata di suggestioni politiche legate alla contemporaneità) riporta almeno parzialmente il personaggio a una lettura più moderna, maggiormente in linea con lo sguardo articolato che il cinema, ma anche lo stesso mondo dei fumetti, hanno teso a gettare nell’ultimo ventennio sulle figure supereroistiche. Lo stile barocco e surriscaldato di Snyder, che nel precedente film stentava a trovare una sua ideale dimensione, può esprimersi qui con più compiutezza, a causa del maggior respiro della trama e della sua più marcata dimensione mitica: uno scontro tra due figure archetipe teso ad aprire una serie di suggestioni psicanalitiche che, con la rappresentazione visiva di sogni e incubi dei due personaggi, il regista può maneggiare con la sua consueta visionarietà. La cupezza del cotè visivo del film, che poteva apparire fuori luogo o frutto di indebito manierismo ne L’uomo d’acciaio, si integra qui decisamente meglio con le premesse della trama, trovando corrispondenza nella composita epica che Snyder e David S. Goyer (di nuovo co-sceneggiatore) sono riusciti a costruire. Se la prova di Henry Cavill, come già accennato, risulta decisamente superiore a quella offerta nel film precedente, Affleck delinea da par suo un Batman convincente, giustamente tormentato e non dimentico della lettura che ne aveva dato Nolan (non a caso, nella presentazione del suo background viene riportata sia l’uccisione dei genitori, sia l’incidente infantile con la caduta nel pozzo dei pipistrelli, già visto in Batman Begins). Da segnalare anche l’istrionica e convincente resa che Jesse Eisenberg ha offerto di un villain iconico come Lex Luthor, cristallizzato nell’immaginario collettivo in una figura che l’attore, senza tradirne le premesse, ha cercato di rinnovare e modernizzare. Tra i pregi del film segnaleremmo inoltre il già chiacchieratissimo ingresso sullo schermo (e nell’universo del franchise) di Wonder Woman, che (pur pensato ad uso e consumo esclusivo dei fans) rivela qui il suo indubbio impatto scenico.

CONTRO

Nelle sue due ore e mezza di durata, questo Batman V Superman: Dawn of Justice corre molto, in termini di ritmo visivo e narrativo, saturando lo schermo e i sensi dello spettatore, ma rischiando anche di lasciare per strada pezzi di racconto. Così, le ellissi narrative che la sceneggiatura dissemina nella vicenda diventano trascuratezze (ne è un esempio il “mistero” sull’identità dei due personaggi, l’uno per l’altro come per il nemico Luthor) mentre lo scontro che il film mette in scena si trasforma troppo rapidamente in alleanza (facendo uso di un espediente narrativo talmente posticcio da sfiorare il ridicolo). Forzata e poco integrata nella trama, pensata unicamente in funzione di introduzione ai film successivi, si rivela inoltre la presentazione dei nuovi personaggi del franchise (oltre a Wonder Woman, vediamo introdotti Flash, Aquaman e Cyborg) mentre la stessa entrata in scena del personaggio interpretato da Gal Gadot (pur d’impatto) non viene narrativamente preparata nel migliore dei modi. Snyder e Goyer si sforzano inoltre di introdurre nei dialoghi un humour poco in linea con le caratteristiche dei personaggi (e del loro mondo) palesemente mutuato dalle versioni cinematografiche dei prodotti Marvel, ma qui cozzante con eroi che, per il modo stesso in cui sono stati concepiti, lasciano poco spazio alla decostruzione e alla rivisitazione ironica.

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Marco Minniti

 
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