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AUTOBAHN – FUORI CONTROLLO

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
2.5/ 5


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Pro


Ritmo sostenuto, buona interpretazione da parte di un Anthony Hopkins tornato dopo tanti anni a un ruolo da villain.

Contro


Confuso nella regia, poco credibile nella scrittura, ricco di buchi di trama. Il gangster turco col volto di Ben Kingsley rivela un carattere inutilmente e gratuitamente “pulp”.


In breve

Casey Stin, americano immigrato a Berlino, fa il corriere per una gang di spacciatori di droga. Quando conosce una sua connazionale, la bella Juliette, il giovane decide di dare un taglio alla sua vecchia vita e di trovarsi un lavoro onesto; ma la scoperta della grave malattia da cui è affetta Juliette lo spinge a cercare di nuovo l’aiuto del suo vecchio capo, il gangster Geran. Casey accetta così di portare a termine un furto ai danni di Hagen Kahl, rispettato uomo d’affari dedito in realtà al traffico di cocaina, inviso alla banda di Geran; ma le cose non vanno come previsto, e il giovane è costretto a una rocambolesca fuga per le strade della Germania, inseguito dagli scagnozzi di Kahl. Contemporaneamente, la sua condotta mette in grave pericolo la vita di Juliette, del tutto ignara del suo ritorno alle attività criminali…

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Posted 16 febbraio 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Oggetto curioso, raro esempio di action movie co-prodotto dalla Germania (ma con lo zampino di una vecchia volpe del cinema d’azione statunitense come Joel Silver), diretto da un regista inglese proveniente dal videoclip, questo Autobahn – Fuori controllo tenta la carta del thriller d’azione on the road, un po’ debitore ai vari Fast & Furious (anche nell’attenzione quasi feticistica all’oggetto-automobile), un po’ (con le dovute proporzioni) a pellicole quali Locke di Steven Knight e derivati. Un film, quello di Eran Creevy (al suo attivo anche il thriller Welcome to the Punch – Nemici di sangue) che parte dal vecchio motivo noir del criminale che cerca una via di redenzione per imbastire una roboante fuga per le vie della Germania rurale, in cui l’adrenalina si mescola a una bozza di riflessione (edificante nelle intenzioni) sul potere salvifico dell’amore.

Prodotto di genere vecchio stampo, tutto centrato sulla frenesia della messa in scena, e su un montaggio serrato (invero non sempre leggibilissimo), Autobahn (Collide in originale) si sviluppa in flashback per gran parte della sua durata, con l’assunto declamato inizialmente che resta funzionale alla pretesa “morale” del film. A tentare di rendere appetibile il prodotto per un ampio raggio (anche anagrafico) di spettatori, due protagonisti emergenti come Nicholas Hoult e Felicity Jones, accanto ai più stagionati Ben Kingsley ed Anthony Hopkins; con quest’ultimo tornato, dopo diversi anni, ad un ruolo da villain.

Trailer:

PRO

Il ritmo del film di Creevy, molto sostenuto, rende la pellicola piacevole per gli appassionati di thriller ed action movie in generale; mentre si rivela curiosa ed originale la scelta della narrazione in flashback (con l’espediente della voice over) con lo scopo di introdurre la storia, di fatto, in media res. L’immediatezza della trama, e il suo carattere palesemente derivativo, rendono facile l’ingresso nel mondo del film per lo spettatore uso alle sue atmosfere. Fa piacere, inoltre, vedere Anthony Hopkins di nuovo in un ruolo da cattivo: l’impressione è che l’attore, dopo una lunga serie di personaggi di tutt’altro tenore, si diverta molto ad indossare di nuovo i panni di un villain, autoironico nei modi quanto spietato nella sostanza.

CONTRO

Action thriller che dimentica totalmente i concetti di credibilità e misura, Autobahn è roboante e sopra le righe fin dalle sue prime sequenze, ma non si preoccupa affatto di rendere il suo mondo coerente, e quindi passabile di sospensione dell’incredulità. I due protagonisti sono del tutto abbozzati nei loro caratteri, figurine stereotipate, semplicemente funzionali all’innesco di una storia già vista tante volte prima: ma sono soprattutto i macroscopici buchi nella trama (fughe da covi di gangster portate a termine con facilità irrisoria, automobili rubate in cui vengono trovate puntualmente le portiere aperte e le chiavi inserite) a gettare un velo di ridicolo, involontario, sul tutto. Se il film in sé, nel suo mood eccessivo e fracassone, occhieggia chiaramente a un certo modello di action movie anni ‘80 (in questo, la produzione di Joel Silver è rivelatrice) quello che manca è la coerenza e l’attenzione alla narrazione che caratterizzavano gran parte di quel cinema, ma anche la perizia tecnica dei registi di allora. Il ritmo sostenuto del film non è accompagnato da un’adeguata pulizia e leggibilità nella regia, con un montaggio inutilmente serrato che spesso rende incomprensibile e inutilmente confusionaria l’azione. Il personaggio del gangster turco interpretato da Ben Kingsley, inoltre, si rivela inutilmente pulp e poco contestualizzato: una figurina grottesca le cui battute surreali, e sopra le righe, non sono accompagnate da un’adeguata e coerente atmosfera nel film.

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Marco Minniti

 
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