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ATTACCO AL POTERE 2

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


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Pro


Azione serrata, regia pregevole, bella rappresentazione di una Londra trasformata in un cupo teatro di battaglia.

Contro


Non è film per chi cerchi sottigliezze psicologiche: la sua “etica” militarista è fin troppo palese e smaccata.


In breve

Dopo lo sventato attacco terroristico alla Casa Bianca, ad opera di un agguerrito gruppo armato nordcoreano, gli Stati Uniti si sono ripresi e vivono un periodo di pace. Il capo della sicurezza del Presidente, Mike Banning, si divide ora tra i suoi compiti di vigilanza e l’attesa del suo primo figlio. Ma una nuova, gravosa missione è all’orizzonte: il Primo Ministro inglese è infatti deceduto in circostanze misteriose, e il presidente Asher dovrà presenziare ai funerali di stato. Malgrado le imponenti misure di sicurezza, l’evento pubblico si trasforma in una carneficina: un commando di organizzatissimi terroristi fa infatti irruzione nell’abbazia di Westminster, dove si svolge la cerimonia, uccidendo gran parte dei convenuti e minacciando il presidente americano. Nel frattempo, letali attentati si verificano contemporaneamente a Buckingham Palace e London Bridge, trasformando la capitale inglese in un campo di battaglia. Banning, in fuga per le strade londinesi insieme al presidente, dovrà ottenere l’aiuto degli agenti dell’MI6 per sventare una minaccia arrivata fino al cuore delle istituzioni britanniche.

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Posted 3 marzo 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Quello di Attacco al potere – Olympus Has Fallen, fortunato action movie del 2013, è stato il successo di un cinema le cui basi provengono direttamente dagli anni ‘80. Erano evidenti, nel muscolare film di Antoine Fuqua, i riferimenti alla saga di Die Hard, le schegge di un immaginario d’azione e superomistico poco incline alle sottigliezze di racconto, l’identificazione del vigilante a stelle e strisce (e della sua proclamata invincibilità) con le fattezze di un singolo guerriero (qui col volto di Gerard Butler), più decisione e intransigenza che muscoli. Un successo che era anche un gigantesco, smaccato e palesemente “ludico” esorcismo a minacce vecchie e nuove: dalla mai dimenticata ferita dell’11 settembre 2001 alle reali tensioni con la Corea del Nord, fino al sempre attuale fantasma dell’Isis.

La formula viene ora ripetuta, con qualche variazione, in questo Attacco al potere 2, che riunisce la coppia formata da Butler e dal presidente col volto di Aaron Eckhart, coadiuvata dal carismatico vice interpretato da Morgan Freeman; i tre sono al centro di una nuova minaccia, dalla portata ancor più generale che in passato, sullo sfondo di una capitale britannica trasformata in un cupo teatro di guerra. In questo sequel per la regia di Babak Najafi (cineasta svedese di origini iraniane) è ancora più marcato, nel racconto, l’accento sul carattere salvifico della presenza statunitense nello scacchiere internazionale, l’epica a stelle e strisce più istintiva e meno ragionata, l’identificazione dell’eroe solitario con le fattezze guerriere di un’intera nazione. Un “rambismo” che antepone il coraggio (e all’occorrenza la spietatezza) all’evidenza plastica dei muscoli. In mezzo, un uso prevedibilmente massiccio del digitale, che qui porta la distruzione nel cuore dei centri del potere (e delle icone culturali) del territorio londinese.

Trailer:

PRO

Come il suo predecessore, Attacco al potere 2 conta su una regia vigorosa e di forte impatto, che mescola al meglio la fisicità dell’azione alla spettacolarità “astratta” del digitale. Rispetto a Fuqua, Najafi opta per una gestione più leggibile delle sequenze d’azione, con un uso meno serrato del montaggio bilanciato da una tendenza più evidente al virtuosismo: ne è perfetta rappresentazione un pregevole piano sequenza posto nella seconda parte del film, che restituisce al meglio tutto il senso di minaccia fisica di una città trasformata in una trappola mortale. Più in generale, il film è visivamente di grande impatto, anche per merito di una fotografia pregevole, esaltata proprio dalla cupa rappresentazione delle strade deserte di una Londra trasfigurata. Il ritmo, senza cadute di sorta, e la padronanza tecnica mostrata dal regista, risultano essere i più evidenti pregi di questo sequel.

CONTRO

Al pari del prototipo, il film di Najafi non è opera per chi cerchi in un film sottigliezze psicologiche, credibilità o stratificazione di racconto. Attacco al potere 2 è action muscolare (pur senza muscoli in primo piano), celebrazione e riaffermazione di una via maschile e di pancia al genere, e di un’americanità che i recenti aventi internazionali hanno inevitabilmente (ri)portato in primo piano. Rispetto al suo predecessore, il film è anzi ancor più carente d’ironia (carenza che a tratti si fa sentire, fin troppo pesantemente), ed esibisce dialoghi ancor più semplici (e spesso, diciamolo pure, rozzi). L’evidenza smaccata, fin troppo trasparente, dell’etica destrorsa e militarista celata dietro il film, potrà legittimamente irritare gran parte del pubblico; specie se portata sullo schermo in modo tanto, consapevolmente, privo di misura. Un’evidenza che le parentesi familiari (e la debolissima traccia della paternità del protagonista, ripresa nel finale solo per riaffermare la morale del film) non riescono certo a stemperare.

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Marco Minniti

 
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