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ATOMICA BIONDA

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


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Pro


Il film è un’immersione nell'estetica anni ‘80 che non potrà che far felici i nostalgici. Una celebrazione di un mondo che viene colto proprio alla vigilia del suo tramonto.

Contro


Al di là della confezione e del manierismo visivo, il film resta uno spy movie piuttosto anonimo, con una regia intermittente e una narrazione poco incisiva.


In breve

Berlino, 1989. Alla vigilia del crollo del Muro, l’agente dell’MI6 James Gasciogne viene assassinato da Yuri Bakhtin, una spia del KGB presente nella capitale tedesca. Questi si impadronisce della Lista, un documento registrato su microfilm che contiene i nomi di tutti gli agenti operativi sul campo in Unione Sovietica. Dieci giorni dopo, l’agente inglese Lorraine Broughton viene incaricata dai vertici dell’MI6 di recuperare la Lista e di eliminare Satchel, una spia britannica che per anni ha fatto il doppio gioco collaborando con i sovietici, e che avrebbe tradito Gasciogne provocandone la morte. Giunta a Berlino, la donna scampa subito a un tentativo di agguato da parte di agenti sovietici; successivamente, si mette in contatto con David Percival, il direttore della sede locale del servizio segreto britannico. I due iniziano a lavorare insieme, ma presto Lorraine inizia a sospettare anche di Percival…

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Posted 17 agosto 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Una certa tendenza alla rievocazione nostalgica degli anni ‘80, coi loro colori, i loro feticci e le loro inconfondibili atmosfere, ha attraversato molto del cinema e della televisione americani degli ultimi anni. Il successo di una serie come Stranger Things, riuscito pastiche che guarda indietro, frullando insieme immaginari fantastici nati o prosperati nel periodo (King e Spielberg, il pop elettronico e i giochi di ruolo) sta lì a dimostrare che gli eighties continuano a esercitare la loro malia su chi li ha vissuti e (in fondo) non è mai riuscito del tutto a lasciarseli alle spalle.

Proprio di questo humus culturale (ed estetico) si nutre Atomica bionda, spy movie estivo che, di quell’epoca, celebra quello che fu in un certo senso il canto del cigno (la caduta del Muro), riproponendone in modo filologico simbologie, miti ed elementi caratterizzanti. Non solo il cinema del periodo (soprattutto quello d’azione) viene citato nel film di David Leitch (ex stuntman esordiente dietro la macchina da presa) ma anche la musica, i colori, l’impeto pop dell’estetica, l’atmosfera che ancora per poco si sarebbe nutrita di una semplicistica divisione del mondo in blocchi.

Nella vicenda della spia col volto e il corpo di Charlize Theron, l’intreccio passa in un certo senso in secondo piano, di fronte a un citazionismo che dei suoi modelli punta a replicare l’atmosfera generale e il mood, più che singole sequenze. Così, via libera a una colonna sonora dominata dalla new wave (con, tra gli altri, David Bowie, New Order e Depeche Mode), via libera a luci al neon e colori sparati, via libera a un incedere da videoclip, e persino a un amore saffico che viene messo in scena con l’atteggiamento torbido e “clandestino” di un osservatore un po’ voyeur dell’epoca. L’azione c’è, e in quantità considerevoli, ma in fondo è nella staticità e nell’esposizione dei feticci che il film di Leitch esprime, fino in fondo, la sua vera anima.

Trailer:

PRO

I “nostalgici” (categoria in cui finisce per rientrare anche quella fetta di pubblico che gli anni ‘80 non li ha vissuti direttamente, ma verso di essi si mostra semplicemente curiosa) avranno sicuramente pane per i loro denti in Atomica bionda. Tutto l’armamentario estetico del periodo viene riproposto filologicamente nel film di David Leitch, con al centro una Charlize Theron di una certa efficacia, contraltare “moderno” e feticista a un universo i cui tratti da revival sono manifesti, esibiti quasi con fierezza. Il tutto, nella messa in scena come nelle scelte di scenografia, nei colori smaccatamente pop come nella selezione musicale, è proposto allo spettatore con una certa cura, invitando a un’immersione sensoriale che in qualche modo trascenda quella narrativa. Il periodo fotografato dal film (tratto da una graphic novel di Kurt Johnstad e Sam Hart) coglie i tratti di un mondo che stava per lasciare il passo a qualcos’altro, qualcosa dai contorni ancora sfumati e non definiti; la celebrazione che il film fa di quel mondo, che solo successivamente si sarebbe intuito essere ormai al tramonto, opera un’interessante sovrapposizione col suo tema, dando ad esso una portata “teorica” che (per quanto forse non voluta) ne costituisce un indubbio motivo di interesse.

CONTRO

Se si tolgono ad Atomica bionda tutte le sovrastrutture estetiche, se gli si tolgono le onnipresenti musiche (utilizzate ben oltre le necessità narrative), la fotografia gratuitamente ricercata, l’insistito manierismo del comparto visivo, ciò che resta è uno spy movie piuttosto anonimo, con una regia efficace solo a intermittenza, e dai twist narrativi spesso poco incisivi. Alla vicenda del personaggio principale, col suo contorno di amici/nemici, rivolgimenti e stravolgimenti di campo, non si riesce ad appassionarsi fino in fondo: ciò a causa di una struttura che richiama l’attenzione da un lato, feticisticamente, sull’“atomica” e cangiante figura della protagonista, dall’altro sull’universo smaccatamente retrò, a un passo dall’astrazione, in cui lei stessa si muove. Al di fuori di questo armamentario, quasi mai giustificato narrativamente o integrato coi meccanismi della trama, il film di Leitch ha di fatto poche ragioni d’essere; si perde presto attenzione per un intreccio portato avanti anche in modo piuttosto stanco, illuminato da personaggi che non cercano mai una reale empatia col pubblico, vista la dichiarata voglia del film di mettere in mostra la sua natura di puro cinema-revival, piuttosto che di reggersi su una vera struttura filmica.

 

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Marco Minniti

 
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