non solo recensioni…

 
 


 
Da non perdere
 

ARRIVAL

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4.5/ 5


User Rating
1 total rating

 

Pro


Film in mirabile equilibrio tra intrattenimento e spinte autoriali, di grande portata emotiva, foriero di suggestioni universali ma perfettamente calate nelle contraddizioni di questa epoca.

Contro


Non ci sono reali difetti. Potrebbe restarne deluso solo chi ricercasse una science fiction più facile e “usa e getta”.


In breve

Contemporaneamente, in dodici diversi punti del globo, dodici astronavi aliene, soprannominate gusci, atterrano sul suolo terrestre. I visitatori, creature dette eptapodi in quanto dotate di sette arti, sembrano comunicare solo attraverso un complesso, e al momento indecifrabile, linguaggio visivo. I governi, incapaci di comprendere se i visitatori abbiano intenzioni pacifiche od ostili, si interrogano sul da farsi. Il governo statunitense, che deve gestire l’atterraggio di un guscio nel Montana, chiede la consulenza della linguista Louise Banks, per cercare di venire a capo del mistero celato dietro alla lingua degli alieni. L’accademica si troverà a lavorare fianco a fianco con il fisico teorico Ian Donnelly e con un colonnello dell’esercito di nome Weber. Mentre le popolazioni mondiali sono sospese tra il fascino e la paura per la presenza dei visitatori, Louise inizia a decifrare parte dei loro messaggi. Ma quando, interrogati sulle ragioni della loro venuta, gli extraterrestri replicano con un termine che sembra suggerire intenzioni bellicose, la paura prende il sopravvento…

0
Posted 19 gennaio 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Tra i più noti registi canadesi contemporanei, fautore di un cinema dal forte portato personale ed autoriale, Denis Villeneuve è stato da qualche anno “cooptato” dall’industria hollywoodiana, riuscendo tuttavia a mantenere (fin dal thriller Prisoners) un ottimo equilibrio tra il suo sguardo umanista e le sempiterne esigenze del botteghino. Nel suo soggiorno ad Hollywood, e nella sua obliqua esplorazione dei generi, il regista non aveva ancora toccato la science fiction, filone fondativo (non solo per il cinema statunitense) nonché declinabile nei più svariati modi. Andando a collocarsi in un solco (ri)aperto tre anni fa dal discusso Interstellar di Christopher Nolan, Arrival colora la fantascienza di suggestioni filosofiche, di riflessioni sul tempo, la vita e la morte, di una carica umanista capace di impattare tanto temi atemporali come quello degli affetti, quanto istanze strettamente legate alla contemporaneità.

Mettendo in scena la dialettica tra la visione strettamente scientifica (appannaggio del fisico interpretato da Jeremy Renner) e quella legata al linguaggio e alla sua intrinseca malleabilità (incarnata dal personaggio di Amy Adams) Villeneuve confeziona un’opera in cui lo sguardo dello spettatore si identifica progressivamente con quello, a sua volta in lenta trasformazione, dei due protagonisti. La visione, la decodifica e la comprensione di ciò che vediamo sullo schermo sono chiamate a fare i conti con la ridefinizione costante delle basi del racconto, influenzata fin dall’inizio dall’ambigua azione delle creature. In tutto ciò, la riflessione sul potere del linguaggio, e sul suo potenziale alternativamente salvifico o distruttivo, l’importanza di una comunicazione capace di influenzare in modo decisivo il modo di pensare, e finanche le basi stesse della realtà, si legano a doppio filo a un acuto sguardo sulla contemporaneità e sulle sue tare. Arrivando a un’ipotesi che, pur nel suo potenziale “rivoluzionario”, mantiene, per le sue implicazioni, un alto grado di problematicità.

Trailer:

PRO

Memore della visione dei classici degli anni ‘50 (Ultimatum alla terra su tutti) filtrata dalla reinterpretazione spielberghiana, ma più che mai calata in una contemporaneità ostica e contraddittoria, Villeneuve si cimenta con la sci-fi dirigendo quello che è forse il suo miglior film. Arrival, oltre ad essere un’opera di fantascienza che aderisce con fedeltà ai canoni del genere (e che di questo riprende le migliori suggestioni) è un saggio filmico di filosofia del linguaggio, portato allo spettatore nella sua forma più popolare e leggibile. Difficile non restare ammirati dalla capacità del regista di coniugare intrattenimento (maneggiato nella sua forma migliore) e spinte autoriali, tensione di genere e riflessioni dalla portata universale. La limpidezza della visione del regista si esplicita anche nella resa scenografica dell’interno del guscio alieno, un non luogo asettico eppure palpitante, che replica una visione dell’universo altra e complementare rispetto a quella umana. Produttrice di una malia che non diviene mai vuoto cotè new age, sempre attenta a far ricadere le sue suggestioni nella concretezza dell’esistenza umana, la regia di Villeneuve è lucida e avvolgente, capace di tradurre al meglio in immagini (e atmosfere) le suggestioni di un’ottima sceneggiatura (figlia, quest’ultima, di un racconto breve dello scrittore Ted Chiang). Film prezioso, costellato di ottime prove d’attori (Amy Adams su tutti), Arrival resta teso e potente per tutti i suoi 116 minuti di durata, schivando sapientemente, anche in un finale emotivamente molto forte, qualsiasi trappola declamatoria.

CONTRO

Il film di Villeneuve non presenta, di fatto, reali difetti. Si può fare l’ovvia considerazione per cui (malgrado la sua attenzione, diremmo anche il suo rispetto, per l’ottica dello spettatore) il film non sia adatto a chi ricercasse nel genere fantascientifico una concezione di intrattenimento più esile e “usa e getta”. Arrival punta sì a intrattenere, ma il suo potenziale cinematografico, e la sua attitudine da cinema popolare, non sono mai disgiunti da una ricerca tematica e formale che raggiunge qui vette di grande lucidità.

GALLERY


Marco Minniti

 
Avatar of Marco Minniti


0 Commenti



Commenta per primo!


Risposte


(required)