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ANGER OF THE DEAD

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


User Rating
3 total ratings

 

Pro


Zombie movie nostrano ben diretto e ben sceneggiato, realizzato con cura nonostante il basso budget.

Contro


Debito forse eccessivo verso il modello della serie The Walking Dead, qualche motivo pretestuoso nella trama, finale aperto e sospeso.


In breve

Un virus si sta diffondendo a macchia d’olio nel mondo, trasformando i morti in cannibali bramosi di carne umana. Le autorità sembrano incapaci di arginare il contagio, ma tra i superstiti si diffonde anche la voce di una misteriosa isola, che sarebbe immune dal diffondersi del virus. Alice, una donna in stato di gravidanza, ha appena perso suo marito e sua figlia, uccisi dai terrificanti zombie. La donna, fuggendo, incontra un uomo a bordo di un automobile, che cerca di condurla al riparo, lontano dai centri abitati. Le risorse, non ultima il carburante per la vettura dell’uomo, sono però scarse. Nel frattempo, alcuni uomini armati sono sulle tracce di una misteriosa ragazza, muta, che sembra restare miracolosamente immune dalle attenzioni dai morti viventi; quando Alice e il suo compagno si imbattono nella ragazza, lo scontro con gli inseguitori è inevitabile. Gli zombie, evidentemente, non sono l’unica minaccia nel “nuovo” mondo…

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Posted 26 giugno 2015 by

 
Recensione completa
 
 

L’ispirazione per questo Anger of The Dead, lungometraggio presentato nell’ultima edizione del Fantafestival, nel corso dello Z­Day (la giornata dedicata ai morti viventi), è un precedente, omonimo cortometraggio diretto dal regista Francesco Picone. Per portare alle dimensioni di un lungo il suo originale soggetto, Picone si è affidato alla produzione di Uwe Boll (nome noto e famigerato nell’ambito dell’horror low budget) e della Extreme Video di Marco Ristori e Luca Boni (già autori di Eaters e Zombie Massacre). Malgrado il nome di Boll sia spesso associato al cinema dell’orrore più raffazzonato e trash, il film di Picone mostra tutto lo sforzo nella confezione di un prodotto professionale, che guardi ai modelli d’oltreoceano: i trucchi, pur restando nel recinto di un’iconografia che, da George A. Romero in poi, è abbondantemente codificata, rivelano una certa cura nella loro realizzazione, gli effetti speciali in digitale sono praticamente assenti, la recitazione (all’interno del cast spicca il nome di una Désirée Giorgetti ormai specializzata in ruoli con un certo grado di inquietudine) generalmente di buon livello. Il modello principale di Picone, comunque, richiamato più volte in atmosfere ed eventi della trama, è la fortunatissima serie The Walking Dead: gli snodi, i personaggi, e il clima apocalittico che si respirano nel film, sono direttamente debitori all’horror televisivo tratto dal fumetto di Robert Kirkman.

PRO

Il film di Picone, pur muovendosi nell’ambito di un filone codificato e (diciamolo pure) fortemente stereotipato, si rivela un’opera ben scritta e altrettanto ben diretta. Le fasi dello sviluppo del contagio seguono, bene, i canoni più classici dello zombie movie, codificati a suo tempo dai film di Romero, e poi ripresi e ampliati da decenni di cinema e televisione: tuttavia, la sceneggiatura mostra attenzione nella delineazione dei personaggi e nelle loro interazioni, tenendo in equilibrio la gestione della tensione portata dalle creature, e quella della minaccia (tutta umana) degli inseguitori della misteriosa ragazza. Il regista riesce bene a supplire al budget basso con pochi e indovinati dettagli (le strade vuote, gli edifici in rovina e abbandonati) che suggeriscono quel clima apocalittico che, altrove, aveva potuto contare su ben altro e diverso sostegno visivo. Lo splatter e l’azione non mancano; ma, come accade nell’illustre modello televisivo, sono le psicologie (e i contrasti tra gli uomini, incapaci di far fronte comune al pericolo) a restare in primo piano.

CONTRO

Il debito con The Walking Dead è talmente evidente, e a volte invadente, da diventare a tratti un limite. Per gli spettatori della fortunata serie televisiva AMC, una parte del piacere nella scoperta degli eventi (ma anche, semplicemente, del lasciarsi andare al racconto per immagini) viene inevitabilmente meno. Restano, inoltre, un po’ pretestuosi alcuni riferimenti politici che la sceneggiatura fa nella sua prima parte (lo scoppio del contagio che si lega a una serie di manifestazioni di protesta): è un po’ discutibile che, nel 2015, si inventino motivazioni e stratagemmi narrativi per un evento scatenante (l’apparizione dei morti viventi) che già Romero aveva voluto auto­evidente. Infine, va sottolineato che la trama, nel finale del film, viene di fatto interrotta, e ne viene rimandata la prosecuzione a un sequel di cui non è (al momento) certa la realizzazione: quasi che l’evidente passione del regista per la struttura seriale del suo modello, si sia tradotta anche nell’inserimento di un cliffhanger conclusivo, che al cinema risulta però narrativamente molto più discutibile.

 

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Marco Minniti

 
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