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AMERICAN SNIPER

 
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In breve

Dopo “Flags of Our Fathers” e “Lettere da Iwo Jima” il regista Clint Eastwood torna a parlare di guerra ma stavolta in una visione più personale, quella del veterano Chris Kyle con “American Sniper”. Basato sulla’autobiografia di questo cecchino leggendario descrive gli orrori della guerra come necessari per proteggere i più deboli. Tre i principi fondamentali che animano l’uomo: “Dio, Patria e Famiglia” e seguendo questo schema Eastwood traccia il profilo di un uomo solo che pur tornato a casa dalla famiglia non riesce a dimenticare la guerra. “American Sniper” è un’opera controversa che divide la critica.

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Posted 9 gennaio 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Chris Kyle è un cowboy da rodeo, che passa la sua vita tra donne e rodei fino a quando la pace e la stabilità degli Stati Uniti non vengono scossi dagli attentati alle Torri Gemelle dell’11 settembre, è all’ora che in lui si smuove qualcosa. Ecco dunque che l’anonimo trentenne texano si arruola entrando a far parte dei Navy Seal, il reparto di élite della Marina Militare statunitense. L’educazione rigorosa del padre lo spinge ad affrontare il pericolo per proteggere e difendere la patria, risvegliando in lui il “cane da pastore”. Il mondo è suddiviso in tre categorie: le pecore, i cani da pastore che difendono le pecore e i lupi. Uno schema semplice che spinge il giovane Chris ad impegnarsi duramente sui tetti sabbiosi di Falluja per proteggere i compagni da eventuali attentati e cecchini. Ben presto Chris diventa una leggenda come cecchino, tanto che  ufficialmente gli sono accreditate 160 uccisioni, sebbene lui ne rivendichi circa 255. Una leggenda, un eroe, ma al tempo stesso un uomo che non riesce a dimenticare gli orrori e ad allontanare dalla sua mente e dalla sua coscienza gli errori commessi e le atrocità della guerra. Cosa che destabilizza profondamente la sua vita matrimoniale e soprattutto il rapporto con i figli, sembra non riuscire a smettere e così per quattro volte ritorna nel Medio Oriente alla ricerca disperata di se stesso e al tempo stesso del confronto finale con il cecchino siriano Mustafa.  Partito per l’Iraq nel 2003, per ben sei anni, ossia per 1000 giorni in missione suddivisi in quattro turni cerca di proteggere i deboli e annientare il lupo. Solo dopo aver distrutto finalmente il nemico impersonato in Mustafa, Chris finalmente riesce a trovare la forza di tornare a casa…L’orrore e gli incubi continuano comunque a perseguitarlo tanto da essere costretto a rivolgersi ad uno psicologo nel tentativo di ritrovare se stesso. Un percorso arduo e difficile che lo spinge a confessare che pur essendo pronto a giustificare davanti a Dio ogni colpo sparato, non riesce a perdonarsi la morte di quelli che non è riuscito a salvare.  Aiutare gli ex compagni a superare i loro problemi e a vincere le proprie menomazioni è la migliore terapia per Chris, che si trasferisce con la famiglia in Texas, peccato però che sarà proprio lì che incontrerà il suo destino.

PRO

Il film è tratto dalla biografia di Chris Kyle, considerato il migliore cecchino americano e il regista Clint Eastwood cerca di riportare sulla pellicola la rappresentazione imparziale della sua vita, senza fronzoli e orpelli all’insegna della “veridicità”. Ma può esistere una visione a senso unico della realtà? Una domanda che il regista non si pone teso a rappresentare l’uomo che affronta il nemico senza esitazione, un uomo che crede ciecamente nella sua missione e che non cede mai. Dio, Patria e Famiglia sono i suoi principi fondamentali ed è su questi che basa la sua vita e il suo lavoro. Pilastri che sono resi evidenti in due momenti importanti del film. Il primo è sintetizzato nello sguardo stupido rivolto al fratello che sta tornando a casa dalla missione militare, non riesce a credere che suo fratello possa detestare e odiare così tanto la guerra. Una guerra che per lui è giusta poiché è per proteggere degli innocenti sia a casa che lì in Medio Oriente. Il secondo momento è quando discute con lo psicologo esprimendo la sua angoscia per i soldati perduti. Il film è un elogio alla figura di Chris, mettendo in luce spezzoni di una realtà difficile da immaginare: la guerra.

CONTRO

 La visione unilaterale, se così si può definire, del film è ovviamente legata all’intento del regista di non dare una valutazione personale, ma semplicemente rappresentare l’eroe e l’uomo, ma così facendo spinge la sua regia verso il didascalico e lo scolastico. La pellicola è così disseminata da momenti di azione e di tensione, ma nulla colpisce veramente lo spettatore, perché manca qualcosa: il dramma.  A parte giochi di macchina, Eastwood non osa, non desidera aggiungere qualcosa di suo, ma solo rappresentare la guerra dal punto di vista di Chris, sfociando così in un’opera decisamente patriottica a causa della personalità del protagonista e della sua visione mondo. Vi è un eccessivo accumulo di scene di tensione, di spazi e vuoti dal punto di vista del dialogo alla ricerca della morsa che dovrebbe attanagliare lo spettatore, ma purtroppo manca qualcosa.

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Federica Di Bartolo

 
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