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Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Film ben girato, dal respiro internazionale, con uno sguardo abbastanza originale sul filone dello zombie movie.

Contro


I fans più puristi del genere potrebbero lamentare una relativa carenza di effetti gore.


In breve

Una donna, priva di memoria, si risveglia a bordo di un’auto dopo un incidente stradale: lei, sul sedile del passeggero, è legata mani e piedi e imbavagliata, mentre la donna al volante è immobile, priva di sensi. Individuato un taglierino sul retro dell’auto, la donna riesce con qualche difficoltà a liberarsi: il ritrovamento dei suoi documenti le rivela che il suo nome è Hope Walsh, mentre alcune chiamate sul suo cellulare le fanno capire di essere un medico ricercatore che stava lavorando alla cura di un pericoloso virus. Fuori dell’auto, ferma tra i boschi, Hope vede aggirarsi una massa di individui ridotti a zombi, che aggrediscono qualsiasi essere vivente. Attraverso il suo cellulare, e provvista solo del suo istinto di sopravvivenza, la donna dovrà cercare di venire a capo della sua identità, di quella della misteriosa donna che giace accanto a lei, e dello spaventoso contagio che sembra essersi diffuso all’esterno.

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Posted 27 novembre 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Presentato nella seconda giornata del romano Fantafestival 2017, girato in due settimane in una località vicino Catania, Almost Dead è l’ultimo horror indipendente diretto da Giorgio Bruno, regista che si era già messo in luce col thriller del 2013 Nero infinito. Interamente autoprodotto dalla piccola etichetta di Bruno (la Explorer Entertainment) il film recupera il topos dell’apocalisse zombie dando un taglio netto alle derive action e digitali che hanno caratterizzato il genere negli ultimi anni: i morti viventi qui rappresentati sono caracollanti e presentano un makeup artigianale, non emettono ringhi o suoni accentuati, non corrono e non fuoriescono dal nulla dopo minuti di apparente inattività; ma, soprattutto, a fronteggiarli c’è un singolo personaggio chiuso in un’automobile, in lotta, oltre che con loro, coi suoi (sconosciuti) fantasmi.

Almost Dead, (ben) interpretato dall’attrice italiana Aylin Prandi, declina lo zombie movie nell’ottica dell’assedio, scarnificando la trama e l’ambientazione (un solo personaggio, l’abitacolo di un’auto come location) e puntando forte sull’elemento psicologico per generare suspence. La componente gore è presente nella giusta misura, così come le sequenze di cannibalismo di romeriana memoria, mentre il makeup delle creature rispetta nella sostanza l’iconografia del genere: tuttavia, lo spettatore è trasportato soprattutto nel viaggio nella memoria compiuto dalla protagonista, personaggio che ha fatto (involontariamente) tabula rasa del suo passato, recuperando una “verginità” che gli consente di giudicarlo (e di giudicarsi) dall’esterno. Così, alla classica componente politica e sociale del genere, se ne aggiunge una personale e psicologica, direttamente legata a una dimensione più strettamente etica e al tema della coscienza individuale.

Trailer:

PRO

Il film di Giorgio Bruno ha il pregio di avere una “confezione” internazionale, riuscendo a mascherare le limitazioni di budget grazie a una location suggestiva (un territorio boscoso che potrebbe essere situato ovunque), a un’efficace e cupa fotografia, e a un senso di claustrofobia che sfrutta al meglio l’ambientazione al chiuso (l’abitacolo di un’auto in panne). È difficile dire qualcosa di nuovo in un territorio già esplorato come quello dello zombie movie, ma Almost Dead riesce ad approcciare il genere da un’ottica leggermente diversa dal solito, spostando il focus della storia su un singolo personaggio, e mescolando il tema dell’apocalisse (lasciato in grandissima parte fuori campo) con quello della coscienza, dell’identità e della memoria. Così, a un buon uso dello spazio cinematografico ,e a un efficace senso del ritmo, si mescolano il fascino e l’inquietudine del viaggio della protagonista (il cui nome, Hope, sembra quasi un richiamo beffardo) all’interno della sua memoria e alla (ri)scoperta della sua biografia. Va inoltre segnalata l’efficacia, e la fulminante suggestione, della sequenza finale, di cui ovviamente evitiamo di rivelare i dettagli.

CONTRO

I fans “duri e puri” dello zombie movie potrebbero forse lamentare una carenza (relativa) di effetti splatter, mentre il canovaccio di base del film (a prescindere dalla sua declinazione) non presenta in fondo grandi elementi di novità. Il “recinto” in cui il film si muove è in definitiva abbastanza ristretto, e questa limitazione si sente: ma lo sguardo del regista sul tema, in fondo, è abbastanza fresco e originale, e ciò basta per apprezzare il risultato.

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Marco Minniti

 
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