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ALIENWEEN

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


User Rating
2 total ratings

 

Pro


Pastiche horror/sci-fi visionario e citazionista, scatenato e spesso irresistibile. Sotto la patina di prodotto di genere, il film mostra anche un’inaspettata vena malinconica.

Contro


L’esilità della trama si sente, pur se esplicita e dichiarata; chi cercasse, inoltre, un approccio più classico al genere, farebbe bene a restarne lontano.


In breve

Siamo alla vigilia della notte di Halloween: Ernesto e tre suoi amici decidono di organizzare un festino in una casa isolata, a base di alcol e droga, con la gradita presenza di un pugno di prostitute. Nel frattempo, la fidanzata di Ernesto, quella di uno dei suoi amici, e il fratello gay della seconda, si mettono sulle tracce dei ragazzi, mossi dai sospetti delle ragazze. I due gruppi si ritroveranno imprevedibilmente nella stessa casa, costretti a mettere da parte tensioni e inimicizie per fronteggiare una letale invasione aliena…

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Posted 16 luglio 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Tra i nomi che si agitano nel panorama del nuovo cinema indipendente italiano, quello di Federico Sfascia è sicuramente uno dei più interessanti. Regista dalla formazione eclettica, ma legato a doppio filo a quel cinema di genere anni ‘80 che continua a proiettare la sua ombra (all’insegna della nostalgia) sulla generazione di spettatori tra i 30 e i 40 anni, Sfascia aveva già dato prova delle sue capacità nei precedenti Beauty Full Beast e I rec u. Ora, rispetto alla struttura anarcoide e ultracontaminata che aveva caratterizzato questi ultimi, il regista umbro sembra aver voluto mettere un argine alla sua naturale tendenza allo sconfinamento, al gioco ammiccante e citazionista, riconducendo la materia trattata a una struttura (nei limiti) più “classica”. Questo Alienween è infatti, in estrema sintesi, la storia di un’invasione aliena e di un gruppo di giovani che si ritrovano a fronteggiarla: le sottotrame e gli infiniti finali di I rec u (così come la sua insolita durata – almeno per le dimensioni del progetto) sembrano per ora archiviati.

Eppure, in Alienween Sfascia ha in realtà solo canalizzato la sua debordante immaginazione, la sua attitudine a rimasticare generi e atmosfere, in una direzione più precisa, e individuabile. Il film presenta infatti un plot semplice, per molti versi persino scarno; ma non lesina certo in invenzioni visive, deragliamenti pop, anarchiche contaminazioni e giustapposizioni di atmosfere. Ci sono di nuovo, in quest’opera, i manga e il cinema di Tsui Hark, la Hong Kong anni ‘80 e John Carpenter, Spielberg e lo Shinya Tsukamoto di Tetsuo. Influenze tanto variegate (e spesso tendenti naturalmente a collidere tra loro) che il regista tiene in equilibrio grazie a una scrittura attenta e sempre capace di mantenere il plot nei suoi binari: in grado di aggiungere al mix, inoltre, un’inedita ed efficace componente melodrammatica. Così, i personaggi di Sfascia emergono dalla dimensione caricaturale a cui certa interpretazione del “genere” vorrebbe ridurli, facendosi emblemi di un’umanità capace di ritrovarsi (e farsi carico delle proprie peculiarità e debolezze) contro una minaccia comune.

Trailer:

PRO

Il cinema di Federico Sfascia si conferma un pastiche visionario e pop, sfrontato, provocatorio ma mai innocuo giocattolone. Anche in Alienween si respira passione cinefila e un amore sconfinato per la Settima Arte, da spettatore prima ancora che da autore; con la capacità mostrata dal regista di rimasticare e mettere insieme, in un contenitore coloratissimo e debordante, influenze diverse e variegate. Sfascia dimostra di conoscere bene la materia e il mestiere, di aver appreso la lezione dei maestri senza copiarne pedissequamente l’attitudine; riuscendo, nel suo impeto anarchico e nella sua dissacrante tendenza alla contaminazione, a mantenere una quasi miracolosa coerenza. Ciò si traduce in una scrittura più compatta e coerente che in passato, che riesce persino a risultare credibile laddove si colora di melò: col racconto di una love story originale e incredibilmente toccante, che fa assumere al film, sotto la rutilante e divertita patina di prodotto di genere, un’inaspettata vena malinconica. Segno evidente della presenza di un narratore vero, capace di divertirsi con la macchina da presa ma anche di utilizzare e sfruttare al meglio i meccanismi (e le modalità di coinvolgimento) del racconto cinematografico.

CONTRO

Il limite principale che possiamo trovare ad Alienween sta nella sua sostanziale, mai nascosta, natura di divertissement cinefilo; che, pur laddove acquisisce spessore e consistenza nella descrizione dei personaggi, non fa mistero di un’esilità in fondo dichiarata. Quella di Federico Sfascia è probabilmente una ricerca ancora in corso (e tutta da seguire) di un equilibrio tra impeto visionario e narrazione armonica e coerente. A questo limite fisiologico, va aggiunta l’ovvia considerazione per cui quegli spettatori che cercassero un approccio più classico al genere, o non sopportassero il “gioco” citazionista e dissacrante messo in atto dal regista, farebbero bene a rivolgersi altrove.

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Marco Minniti

 
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