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ABSOLUTION

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Visivamente elegante, ben scritto, il film risulta un’interessante riflessione su colpa e casualità, in forma di thriller.

Contro


Mancante, nel complesso, di originalità, dagli sviluppi in fondo prevedibili nella sua ultima frazione.


In breve

Visione insolita e decentrata, nell’ambito della selezione del Nordic Film Fest 2016, questo Absolution è un dramma psicologico mascherato da thriller, che va a scandagliare con attenzione i temi della casualità e della colpa. Un’opera che, per esplicita ammissione del regista Petri Kotwica, nasce da un’esperienza da lui stesso vissuta (un colpo di sonno mentre […]

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Posted 2 maggio 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Visione insolita e decentrata, nell’ambito della selezione del Nordic Film Fest 2016, questo Absolution è un dramma psicologico mascherato da thriller, che va a scandagliare con attenzione i temi della casualità e della colpa. Un’opera che, per esplicita ammissione del regista Petri Kotwica, nasce da un’esperienza da lui stesso vissuta (un colpo di sonno mentre il regista era alla guida, con l’automobile che aveva sbandato, senza ferire nessuno), e da un interrogativo (cosa sarebbe successo se sulla carreggiata ci fossero state delle persone). In mezzo, una riflessione sull’ambiguità e la problematicità di qualsiasi valutazione morale, prima che giuridica, di eventi del genere; e la considerazione di quanto il caso, le circostanze fortuite apparentemente insignificanti, abbiano il potere di influenzare in modo decisivo la vita di un individuo. Sullo sfondo, nel macrocosmo di un’indifferente metropoli finlandese, un luogo di preghiera (la chiesa luterana) che diventa muto custode di segreti, una residenza borghese trasformata in opprimente prigione, e una casa di campagna che non ha potuto accogliere l’amore che l’aveva portata ai suoi nuovi proprietari.

Trailer:

PRO

Visivamente elegante, un po’ thriller, un po’ studio clinico sul senso di colpa e sul desiderio di vendetta (con un’attitudine che ricorda il primo Atom Egoyan), Absolution sa valorizzare anche, in modo decisivo, le sue scenografie: dall’opprimente microcosmo (ospedaliero prima, familiare poi) che circonda la protagonista, alla malinconica e minacciosa residenza di campagna di Hanna, guscio vuoto in cui non è stato possibile far crescere e maturare nuovi ricordi. Il film di Kotwica si avvale di una messa in scena sobria ma non priva di finezze registiche, che molto demanda ai suoi attori; tra questi ultimi, va ricordata una Mari Rantasila la cui prova, nel ruolo di Hanna, è stata insignita del premio Jussi (l’Oscar finlandese). La portata dei temi trattati, ma anche la buona fattura della sceneggiatura, fanno da naturali catalizzatori di interesse per una vicenda che, pur non presentando particolare originalità, riesce a intrattenere con stile e mestiere.

CONTRO

Il soggetto del film, pur affrontando temi dal naturale potere affabulatorio, non è particolarmente originale, andando a fagocitare e rimasticare materiale già noto. La concezione “nordica” del thriller (così lontano dal bianco e dal nero netti, e chiari, di tanto cinema di genere hollywoodiano) potrebbe non lasciare soddisfatti tutti gli spettatori. Gli sviluppi dell’ultima mezz’ora della storia, in fondo (pur essendo gestiti complessivamente bene, sia a livello di scrittura che di regia) peccano in prevedibilità.

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Marco Minniti

 
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