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A GIRL WALKS HOME ALONE AT NIGHT

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4/ 5


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Pro


Lettura originale e accattivante del vampire movie, lontana dai cliché e capace di riflettere, attraverso il genere, sulla società iraniana e sulle sue contraddizioni.

Contro


Non ci sono veri difetti. Si può sottolineare comunque che gli spettatori più legati all’iconografia del genere, e alle sue convenzioni, potrebbero restare delusi.


In breve

Bad City, una città fantasma nel cuore di un Iran sospeso tra modernità e degrado. Tra le strade cittadine si muove Arash, un giovane che deve prendersi cura di suo padre Hossein, dipendente dall’eroina e incapace di dimenticare la defunta moglie. I due sono perseguitati da Saeed, uno spacciatore a cui Hossein deve dei soldi; questi, dopo che l’uomo, per l’ennesima volta, si è dichiarato impossibilitato a pagare, si impossessa dell’automobile di Arash come “risarcimento”. Il giovane, per riavere indietro la sua macchina, ruba un paio di orecchini dalla residenza della donna per cui lavora; ma, quando si reca a casa di Saeed, trova lo spacciatore morto, disteso in un lago di sangue. La responsabile dell’omicidio sembra essere una misteriosa ragazza che aveva lasciato l’abitazione poco prima dell’ingresso di Arash; successivamente, il giovane incrocia di nuovo la sua strada con quella della ragazza, restando attratto dalla sua enigmatica figura. Ma Arash dovrà presto rendersi conto che la giovane nasconde un segreto ancora più terribile…

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Posted 25 giugno 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Se il cinema iraniano, nell’ultimo ventennio, si è cristallizzato nell’immaginario collettivo con un preciso stereotipo (tematiche politiche e/o familiari, messa in scena scarna quando non minimale) un gruppo di nuovi autori, nel corso degli ultimi anni, ha testimoniato al contrario di una cinematografia viva, ricca di idee e stimoli, più che mai in evoluzione. Non solo Asghar Farhadi e la sua capacità di raccontare il suo paese attraverso una lettura personale dei generi, quindi; ma anche (su un versante più underground) alcuni giovani registi che si sono fatti fautori di un cinema maggiormente popolare, chiaramente debitore ai modelli occidentali. In questo contesto va letta un’opera come questo A Girl Walks Home Alone at Night, lungometraggio d’esordio della regista Ana Lily Amirpour, già presentato al Sundance Film Festival del 2014, in seguito nell’edizione dello stesso anno del Festival del Film di Roma, e ora

Un film, quello della Amirpour, definito dalla stessa regista, “il primo spaghetti western vampiresco iraniano”, avvalsosi di capitali statunitensi e della produzione esecutiva di Elijah Wood. E c’è, in effetti, molto dell’indie statunitense (il primo Jim Jarmush innanzitutto) nonché del cinema popolare italiano di qualche decennio fa, nella costruzione visiva e narrativa del film della regista. Un vampire movie che rovescia molte delle convenzioni del genere (un vampiro di sesso femminile, un’ambientazione in un’imprecisata città iraniana, con tratti ibridi tra occidente e – medio – oriente), finanche quelle della sua variante moderna e metropolitana (un padre tossicodipendente, il figlio lavoratore che si prende cura di lui). In una lettura originale e personale del filone del vampirismo, che non rinuncia alla riflessione sulla moderna società iraniana (un ribellismo al femminile che diventa nichilismo autodistruttivo), raccontandone (anche) le inevitabili contaminazioni con quella occidentale (l’ossessione per il denaro e per i suoi status symbol, tra cui l’automobile).

Trailer:

PRO

Una vera e propria sorpresa, questo horror d’esordio di Ana Lily Amirpour, almeno per quegli spettatori che non abbiano già assistito all’anteprima romana di due anni fa: un’interpretazione personale tanto del genere, quanto della sua variante più moderna, calata in un contesto insolito come quello di una città iraniana, capace di dire molto sulla contemporaneità del paese e sulle sue contraddizioni. La figura di vampira interpretata dall’attrice Sheila Vand (statunitense di origine iraniana, già vista in Argo di Ben Affleck) resta a lungo impressa nella memoria dello spettatore: la sua immagine velata, ma anche la fragilità mista a ferocia della sua interpretazione, costruiscono un’icona di immediata presa e di durevole suggestione. Visivamente accattivante, fotografato in un suggestivo bianco e nero, A Girl Walks Home Alone at Night si avvale di una regia avvolgente e di una colonna sonora più che mai azzeccata (tra composizioni eighities e rimandi a tonalità tipicamente morriconiane) sfruttando al meglio il genere per raccontare quello che è, insieme, un fosco dramma familiare e una malinconica (e aperta) love story.

CONTRO

Non si ravvisano veri difetti, in un esordio che mostra consapevolezza e capacità di giocare col genere e i suoi cliché, frustrando costantemente e rovesciando, nel segno di una totale libertà espressiva e narrativa, le attese dello spettatore. Proprio nel mancato rispetto delle convenzioni del genere (tra cui il carattere di contagio del vampirismo, qui assente) si può forse trovare una sorta di controindicazione per quegli spettatori più legati alla filologia horror (e alla sua più usurata iconografia). Non ci si aspetti, quindi (se non in chiave ironica) il più vieto armamentario del vampirismo, ma neanche le degenerazioni adolescenziali dei vari Twilight, o le derive pop à la True Blood. Siamo, piuttosto, di fronte a una lettura del genere che ha qualche punto di contatto con una sensibilità europea (viene in mente il cult svedese Lasciami entrare) o col gusto decadente dell’ultimo Jarmush (il notevole Solo gli amanti sopravvivono); calata, tuttavia, nel contesto socioculturale iraniano, e filtrata da un’ottica che è assolutamente originale e personale.

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Marco Minniti

 
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