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SHORT SKIN

 
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Scheda
 

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Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4/ 5


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Pro


Sceneggiatura credibile ed equilibrata, divertimento intelligente, piacevole colonna sonora.

Contro


Modello di comicità “lieve” che può lasciare perplesso chi sia abituato a registri più espliciti.


In breve

Edoardo, 17 anni, è un adolescente come tanti: timido, un po’ goffo, confuso riguardo al mondo e al suo posto in esso. Edoardo, però, ha un problema in più rispetto ai suoi coetanei, talmente personale che fin da bambino si è sempre rifiutato di parlarne: una malformazione al prepuzio, eliminabile solo con un intervento chirurgico, che lo condiziona pesantemente nei rapporti con l’altro sesso. Eppure, la sua è un’età in cui tutti, intorno a lui, sembrano parlare praticamente solo di sesso: l’amico Arturo, ossessionato dall’idea di perdere la verginità, la sorella Olivia, che sta cercando una compagna canina per far accoppiare il cane di famiglia, i suoi genitori, che vorrebbero nascesse qualcosa tra lui e Bianca, coetanea che come ogni estate è arrivata da Milano per trascorrere le vacanze. Edoardo reagisce a queste pressioni con fastidio, continuando a chiudersi nel suo mondo e ad evitare il problema. Un giorno, però, Arturo avvicina due ragazze e riesce ad organizzare con loro un’uscita a quattro: Edoardo, dapprima intimidito, è sempre più intrigato dalla personalità di Elisabetta, che sembra ricambiare l’interesse. Il problema di Edoardo, però, rappresenta un ostacolo insormontabile; almeno finché lui stesso non deciderà di prenderne coscienza, per affrontarlo direttamente. L’estate arriverà presto alla fine, e urge prendere una decisione…

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Posted 18 aprile 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Ogni tanto capita che un film indipendente italiano riesca a superare le strette maglie della distribuzione nostrana, a farsi notare in importanti manifestazioni internazionali, e ad ottenere una circuitazione minima, ma comunque degna di nota, anche all’estero. Short Skin, primo lungometraggio di fiction di Duccio Chiarini (già regista di corti e documentari: tra i secondi si ricordi Hit The Road, Nonna, datato 2011) ha certo una genesi particolare, essendo stato realizzato nell’ambito dell’iniziativa Biennale College (pensata dalla Biennale di Venezia, con lo scopo di promuovere giovani cineasti italiani). Tuttavia, le prestigiose vetrine della Mostra del Cinema di Venezia prima, e della Berlinale poi (nell’ambito della sezione Generation) hanno dato al film di Chiarini una visibilità inedita per molte opere analoghe: visibilità che comunque, guardando il film e valutandone i risultati, non ci sentiamo di definire immeritata. Quella che Chiarini ha diretto è una commedia incentrata su un tema particolare, delicato, che potrebbe anche destare il sospetto di una provocazione studiata (fin dalla scelta della locandina); ma che al contrario viene affrontato con un tono e un approccio che fin dall’inizio mostrano misura e credibilità. Il tema è quello, più e più volte affrontato dal cinema, della “linea d’ombra” e del passaggio dall’adolescenza all’età adulta; riferito qui a un personaggio che si trova a vivere una condizione peculiare, che lo costringerà alla sua prima, vera scelta da adulto.

PRO

Il soggetto, per com’è stato concepito, era a forte rischio di scivolare nel grottesco da una parte, o in un eccesso di patetismo (condito magari dagli stereotipi della commedia adolescenziale) dall’altra: eppure, la sceneggiatura mostra al contrario una notevole misura, una delicatezza e una pregnanza nel raccontare il mondo del protagonista (e il suo spazio in esso) difficili da rintracciare altrove. Lo sguardo di Chiarini sull’esistenza di Edoardo (un efficace Matteo Creatini) rivela empatia, e un’ironia che non soverchia mai l’equilibrio della narrazione, tendendo al contrario a stimolare in modo intelligente l’interesse dello spettatore. Un’ironia mai sopra le righe, che calca solo il giusto su situazioni abbastanza tipizzate (il linguaggio esplicito della sorella della protagonista, la sempre più grottesca ossessione dell’amico, alcune sequenze virate – ma non troppo – al surreale) con lo scopo di sottolineare il senso di isolamento e di “accerchiamento” del protagonista. La descrizione della sua “linea d’ombra”, e del modo in cui viene attraversata, risulta alla fine credibile e capace di divertire in modo onesto, senza barare. In più, il regista riesce a valorizzare al meglio la resa delle strade cittadine e del mare, i colori dell’estate che si fondono inestricabilmente col mood dell’adolescenza, con un gusto per la frontalità dell’inquadratura, unita a una capacità di valorizzare la recitazione, che rivelano un talento visivo da non sottovalutare. Una segnalazione anche per la colonna sonora composta dai Woodpigeon (band di alternative rock americano), che rivela nelle sonorità un piacevolissimo gusto retro.

 

CONTRO

Non ci sentiamo di addebitare particolare difetti, a questo Short Skin, che partendo da premesse in fondo esili (e non prive di rischi) riesce a gestire al meglio il soggetto e il suo materiale, narrativo e umano. Certo, chi cercasse una commedia sullo stile di American Pie (e derivati), o chi fosse abituato a un registro più esplicito nella comicità, resterebbe inevitabilmente deluso. Il clima e l’approccio sono quelli della commedia indipendente americana, ma con un tocco agrodolce (e realistico) nel modo di narrare che rivelano un gusto tutto europeo. Lo spettatore che cercasse risate facili, magari incuriosito dalla particolarità del tema, farebbe probabilmente bene a rivolgersi altrove.

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Marco Minniti

 
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