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10 CLOVERFIELD LANE

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


User Rating
1 total rating

 

Pro


Teso, essenziale, capace di giocare con autoironia con la competenza e le aspettative dello spettatore.

Contro


Non ci si aspettino raffinatezze narrative o estetiche, o una delineazione approfondita dei personaggi e dei loro background.


In breve

Dopo una lite telefonica col suo ragazzo, Michelle fugge da New Orleans e attraversa in auto le paludi della Louisiana. Mentre è alla guida, la ragazza sente alla radio notizie di frequenti blackout nelle più grandi città, mentre il compagno prova più volte a chiamarla al cellulare. Proprio durante una di queste chiamate, l’auto di Michelle sbanda e urta un furgone, finendo fuori strada. Dopo un tempo imprecisato, la ragazza si risveglia in una cantina, incatenata a una parete e con un forte dolore alla gamba. Il suo carceriere, un uomo di nome Howard, sostiene di averla salvata e di essere stato costretto a portarla nel suo rifugio: fuori, secondo le parole dell’uomo, sarebbe in corso un imprecisato attacco, che avrebbe prodotto una contaminazione dell’aria su scala planetaria. Nel bunker, Michelle incontra inoltre un giovane di nome Emmett, il cui racconto sembra confermare le parole di Howard. Appena le si presenta l’occasione, la ragazza, convinta di essere vittima di un folle, cerca di scappare: ma quello che vede fuori, un attimo prima di uscire dal bunker, la convince che forse il racconto di Howard non è pura fantasia…

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Posted 28 aprile 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Da tempo, J.J. Abrams, Drew Goddard e Matt Reeves, artefici nel 2008 del successo di Cloverfield, avevano in mente un sequel per la loro creatura (forse il più significativo esperimento di found footage applicato al genere del monster movie). Un progetto, quello di un Cloverfield 2, che ha finito per arenarsi di fronte ai rispettivi progetti, e alla difficoltà di concepire una convincente prosecuzione all’apocalittica vicenda narrata nel film originale. L’idea, almeno a livello teorico, è tuttavia tornata a galla in modo inaspettato, da un soggetto originariamente intitolato The Cellar. Concepito come horror low-budget dagli sceneggiatori John Campbell e Matt Stuecken, e in seguito rivisto da Damien Chazelle (regista del discusso Whiplash) il soggetto ha finito per rivelare diverse affinità con l’atmosfera di Cloverfield: al punto di essere lanciato dallo stesso Abrams come una sorta di seguito ideale del film del 2008, o, per usare le sue stesse parole, “film consanguineo”.

Non legato direttamente al suo predecessore, girato a differenza di quest’ultimo in modo classico, 10 Cloverfield Lane è tuttavia un prodotto che rivela quella stessa attitudine al “gioco” metacinematografico, alla mescolanza dei generi, all’ammiccamento autoironico alla competenza dello spettatore, che avevano informato di sé il film del 2008. Un approccio che rivela in effetti molto della mano del produttore Abrams, demiurgo dell’industria cinematografica dell’ultimo decennio, capace di rielaborare pezzi di cinema e cultura popolare e inserirli in contenitori sempre freschi, capaci di rinnovarsi e resistere all’usura del tempo. Qui, la fantascienza apocalittica si mescola al genere dei vari Saw (e derivati) lasciando fuori campo quello che ipotizziamo essere il cuore della storia (l’invasione aliena), e giocando costantemente sull’ambiguità della situazione. In una sceneggiatura con una forte venatura ironica, capace di irridere e rovesciare continuamente le attese dello spettatore.

Trailer:

PRO

Distinto ma affine (nello spirito e nell’attitudine che lo muove) al Cloverfield del 2008, espressione di un’immutata voglia di giocare coi generi e con la loro giustapposizione, 10 Cloverfield Lane è un prodotto che rivela gusto e stile, oltre che una notevole padronanza tecnica. Vero e proprio b-movie trasportato in serie A, essenziale nell’idea di base e nello svolgimento, il film di Dan Trachtenberg (regista di spot e corti, qui al suo esordio nel lungometraggio) è un piccolo saggio di tensione cinematografica, tutto concentrato in un unico ambiente. L’aver recuperato (in un ruolo ambiguo quanto autoironico) un interprete come John Goodman, rivela molto dell’attitudine del film e dell’idea che lo muove: una gustosa cavalcata nerd nei territori del “genere” puro, capace di frustrare costantemente le aspettative dello spettatore, differendo (consapevolmente) lo scioglimento dei suoi nodi narrativi. Con una regia capace di sfruttare al meglio il potenziale claustrofobico dell’ambientazione, e di accumulare sapientemente la tensione in quello che è (per circa tre quarti della sua durata) un vero e proprio “horror da camera”.

CONTRO

Al di fuori della considerazione (ovvia) per cui chi si aspettasse un vero e proprio sequel di Cloverfield rimarrebbe deluso, va sottolineato come il “gioco” portato avanti dal film sia dichiaratamente gratuito: alla sceneggiatura non interessa minimamente approfondire i personaggi, fornir loro motivazioni credibili, delinearne un qualche background. 10 Cloverfield Lane nasce come macchina da tensione autosufficiente, spogliata di qualsiasi orpello narrativo e unicamente tesa a scuotere (con maestria) i nervi dello spettatore. Una natura gratuita che è figlia del genere fantastico più divertito (quello già più volte ammiccato da Abrams nel corso della sua carriera), e a cui non vanno chieste indebite raffinatezze estetiche o narrative.

GALLERY

 

 

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Marco Minniti

 
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